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Hypnerotomachia Poliphili: mito e realtà del più bel libro della storia della stampa

Luigi Caiafa di Luigi Caiafa, in Letteratura, Libri, del

Siamo nel 1499 e un ambizioso e creativo tipografo, che di lì a poco passerà alla storia come uno dei più grandi editori di sempre, dà alle stampe un curioso libro dal titolo enigmatico: Hypnerotomachia Poliphili.

L’editore di cui stiamo parlando si chiamava Aldo Manuzio, brillante umanista che operò a Venezia tra il XV e il XVI secolo, considerato fra i primi editori in senso moderno in Europa. Tra le sue più celebri innovazioni in materia di carta stampata si annoverano l’introduzione del carattere corsivo e il formato in ottavo, vale a dire l’antenato dell’attuale tascabile. Un genio assoluto, grazie al quale i libri, all’epoca appannaggio di pochissimi privilegiati, riuscirono a diffondersi in tutta Europa come mai prima di allora.

Aldo Manuzio morì il 6 febbraio 1515, ma nell’arco della sua attività di tipografo/editore pubblicò circa 130 edizioni – una cifra inarrivabile per l’epoca –, fra le quali opere di contemporanei quali Erasmo, Angelo Poliziano o Pietro Bembo, e soprattutto grandi classici, da Aristotele a Tucidide, da Erodoto a Cicerone, da Sofocle a Catullo, ma anche Virgilio, Ovidio, Omero e molti altri.

Ma c’è un libro che più di ogni altro rappresenta ancora oggi lo spirito rivoluzionario di Aldo Manuzio e che, secondo la maggior parte dei bibliofili di tutto il mondo, è uno dei più bei libri mai stampati di tutti i tempi. Lo abbiamo già citato e si intitola Hypnerotomachia Poliphili.

Più volte tradotto con Il sogno di Polifilo, ma che letteralmente significa “amoroso combattimento onirico di Polifilo”, del libro ci sono pervenute intatte diverse prime edizioni, vale a dire incunaboli della fine del XV secolo, che farebbero gola a qualsiasi collezionista, e di recente ne è stata pubblicata una ristampa grazie alla rinomata casa editrice Adelphi, quest’ultima disponibile a un costo molto più ragionevole.

Ma di che cosa parla questo misterioso libro? E soprattutto chi è l’autore?

La Hypnerotomachia è un romanzo allegorico, scritto in un misto di italiano e latino, e si colloca nella tradizione del romanzo cavalleresco. Il racconto descrive il combattimento amoroso in sogno di Polifilo, un viaggio iniziatico che ha per tema centrale la ricerca della donna amata, la ninfa Polia.

La paternità del testo è incerta. Nel corso di oltre cinque secoli è stato attribuito a diversi autori, tra cui, oltre allo stesso Aldo Manuzio, anche a intellettuali di spicco come Leon Battista Alberti, Giovanni Pico della Mirandola e Lorenzo de Medici. Tuttavia, un acrostico contenuto nel testo, formato dalle iniziali dei 38 capitoli, sembrerebbe indicare come potenziale autore di questo straordinario capolavoro della stampa un certo Francesco Colonna, secondo alcuni il frate domenicano dei Santi Giovanni e Paolo, secondo altri il principe romano omonimo, signore di Palestrina.

Il libro è una vera e propria opera d’arte e rappresenta davvero l’emblema del “capolavoro”, poiché non include esclusivamente testo scritto, ma è arricchito da centosettanta xilografie, ispirate in gran parte all’idea di giardino rinascimentale e attribuite da alcuni addirittura al celebre pittore e incisore Andrea Mantegna. Le illustrazioni, che rappresentano le ambientazioni e le scene del romanzo, sono forse la parte migliore del libro ed ebbero una grande risonanza soprattutto tra gli incisori inglesi del tardo XIX secolo, grazie a uno stile grafico accurato e in perfetta armonia con il carattere tipografico usato per il testo.

Sono trascorsi oltre cinquecento anni da quando Aldo Manuzio pubblicò questo capolavoro senza tempo e forse ne passeranno altrettanti prima di vedere, e magari sfogliare, un altro libro di simile bellezza.

 

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa nasce in Puglia nel 1985. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Archeologia e Storia dell’arte antica presso la Sapienza, Università di Roma, inizia un percorso di formazione in ambito editoriale. Da gennaio 2016 collabora con la casa editrice Historica e la rivista online Cultora.

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