Gramsciana: è nata la rivista internazionale dedicata a Gramsci

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gramsciana

Antonio Gramsci, il pensatore italiano più studiato e tradotto nel mondo, dopo il XVI secolo, autore ormai universalmente noto, non era finora stato considerato come “tema” di una specifica pubblicazione periodica. Una lacuna quasi incredibile, a cui da poco l’editore Mucchi di Modena, accogliendo una proposta del professor Angelo d’Orsi (studioso che da decenni si dedica alla biografia e alle idee di Gramsci), ha deciso di por fine, con “Gramsciana. Rivista internazionale di studi su Antonio Gramsci”, il cui n. 1 ha visto la luce da qualche tempo (datato 2015), mentre si sta già lavorando ai numeri 2 de 3 previsti nell’anno in corso.

La rivista, con un comitato scientifico che raduna i maggiori studiosi gramsciani nel mondo, accetta contributi oltre che in italiano, in altre quattro lingue: francese inglese spagnolo e portoghese. Dire che il suo ambito tematico è Antonio Gramsci non significa che “Gramsciana” pubblicherà soltanto studi su vita e pensiero e azione politica del suo “intestatario”, ma altresì su questioni di varia natura che possono toccare in misura significativa problematiche inerenti Gramsci, o comunque affrontate facendo ricorso a categorie che proprio Gramsci ci ha lasciato in eredità feconda. Concetti come rivoluzione passiva, egemonia, intellettuali organici, cesarismo progressivo e regressivo, guerra di movimento e guerra di posizione, e così via, sono oggi un patrimonio prezioso per molte scienze sociali, dalla filosofia politica alla storiografia. Del resto i campi di interesse di Gramsci furono numerosissimi e di diverso tenore: fu lettore onnivoro e studioso dagli orizzonti amplissimi, capace di tenere insieme tre piani di analisi, quello locale (la natia Sardegna o la città dell’industria e del lavoro, Torino, ove si formò e fece la sua scelta di campo), quello nazionale, e quello sovranazionale, convinto che la rivoluzione, quella cui rimase fedele tutta la vita, avrebbe avuto successo solo se avesse potuto consolidarsi oltre i confini di una nazione.

La fortuna di Gramsci, oggi finalmente universale, si può spiegare in molti modi: certo, per la sua capacità di pensare un modello di rivoluzione adatta all’Occidente, ossia al mondo del capitalismo dopo il tentativo sconfitto di esportare il modello bolscevico, una rivoluzione da intendersi più come processo, da svolgersi sul piano culturale, che come atto, ossia come costruzione di una egemonia dei subalterni, più che come assalto frontale; in secondo luogo va sottolineata la lucidità della sua analisi della modernità, dalla quale possiamo trarre spunti fecondi.

Di Gramsci affascina anche se non soprattutto la scrittura, da un lato, e l’umanità, dall’altro. Le sue lettere rappresentano un capolavoro che tiene insieme le due qualità. Infine, la vita stessa di quest’uomo rappresenta un modello di coerenza intellettuale e di rigore morale davanti al quale non si può che inchinarsi.
“Gramsciana” mira a monitorare la presenza di Gramsci nel mondo degli studi, ma anche nella vita pubblica, tra letteratura, teatro, cinema, arti figurative. A dimostrazione della ricchezza multiforme di un pensiero che, a prescindere dall’epoca in cui maturò e dalle circostanze biografiche e politiche del suo autore, ha tanto da darci.

Francesca Chiarotto
Redazione

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