Google Libri, a 15 anni dal lancio un programma destinato al fallimento

Valentina Pudano di Valentina Pudano, in Editoria, del

Gli appassionati della lettura conoscono bene Google Libri, strumento che scandaglia magicamente i testi di milioni di volumi digitalizzati. Lanciato quasi 15 anni fa, il progetto di Google appariva incredibilmente ambizioso: una società di tecnologia decide di dare un ordine alla giungla informativa del web, renderla disponibile – ma soprattutto consultabile – attraverso la scansione di milioni di libri e grazie alla collaborazione con librerie e biblioteche in tutto il mondo.

La storia di Google Libri non è però stata semplice. Innanzitutto, le alte aspirazioni degli ideatori del progetto si sono ben presto dovute scontrare con la realtà delle battaglie legali. Molti autori hanno contestato a Google il diritto di indicizzare le loro opere, appellandosi al copyright, così come molti editori si sono ribellati ad un’operazione che comportava grossi rischi per il settore. La guerra a Google Libri è durata addirittura dieci anni, concludendosi soltanto l’anno scorso, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto un ricorso dell’Associazione degli Autori americana e stabilito una volta per tutte che Google aveva il diritto di scansionare i libri e fornire brevi estratti di quelli coperti da copyright nei risultati di ricerca, esattamente come fa con le pagine web.

La vittoria legale non è forse stata abbastanza per Google Libri, che a detta di molti ha perso gran parte del suo carattere ambizioso delle origini. In effetti, il rimo di aggiunta di nuovi volumi alla piattaforma è sempre più lento, come dimostra una recente indagine. Dopo il picco del 2010-2011, infatti, sono oggi molti meno i “Googler” che lavorano alla scansione di libri. Una ragione risiede nel fatto che l’archivio di Google Libri è già vastissimo e molte energie e risorse vanno perdute nell’eliminazione di doppioni, così come, negli ultimi anni, si sono moltiplicati i concorrenti di Google Libri: molte istituzioni infatti creano in autonomia un archivio digitale delle loro opere, senza necessariamente condividerlo con Google. Oltre a ciò, leggendo la Storia di Google Libri disponibile all’interno dello stesso portale, essa si affievolisce pian piano a partire dal 2007, ma anche il suo Blog non viene ormai più aggiornato da Google ed è fermo al 2012. Segnali di una dedizione sempre meno convinta al progetto, che tuttavia agli esordi era stato presentato come rivoluzionario.

Anche la lunga querelle legale con autori ed editori ha contribuito a rendere Google sempre meno motivato ad investire sul progetto: creare un archivio digitale del sapere umano poteva essere affascinante nel 2002, ma resta ancora attuale e soprattutto utile? Può ancora esserci in questa operazione qualcosa di sorprendente? D’altra parte, una fetta troppo consistente dei titoli su Google rimane nei fatti inaccessibile, dato che è possibile visualizzarne solo degli stralci. Poi, la lotta sul tema del copyright ha creato delle profonde divisioni: l’industria del libro considera ormai Google un terribile nemico e in effetti la multinazionale non ha fatto molto per attirare le simpatie di autori ed editori, seguendo il principio del “prima fai e poi chiedi il permesso”, per nulla diplomatico. Anche per questo motivo Google Libri si rivolge sempre più alle biblioteche, aggirando così l’autorizzazione editoriale. In Italia, ad esempio, la Biblioteca Nazionale di Firenze e di Roma hanno accolto con favore la digitalizzazione offerta da Google, ottenendo a costo zero un servizio altrimenti di difficile realizzazione.

Google Libri sembra intrappolato in un limbo: le battaglie legali, l’astio da parte dell’editoria, i forti limiti all’accessibilità delle opere, nonché uno squilibrio eccessivo tra titoli scientifici, in assoluta maggioranza, e umanistici. Da un colosso come Google forse ci si sarebbe aspettati di più.

Valentina Pudano

Valentina Pudano

Laureata in Studi sull'Europa orientale e la Russia, Valentina coltiva da sempre la passione per la lettura, la scrittura e le lingue straniere, in particolare il russo e l'inglese. Ha scritto per vari siti d'informazione (Cronache Internazionali, Russian Art&Culture, onuitalia.it) e da febbraio 2017 è parte della redazione di Cultora. Profilo Linkedin: www.linkedin.com/in/vpudano/

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