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Gli affreschi ritrovati del duomo di Pisa

di Sabrina Amato, in Arte, del

Il 18 maggio si sono conclusi i lavori di restauro che hanno visto coinvolti la cupola del duomo di Pisa e le vetrate del suo battistero. L’opera dei restauratori dona nuovo splendore e fascino al complesso monumentale in occasione del nono centenario dalla sua consacrazione. L’Opera della Primaziale Pisana ha infatti deciso di rimettere mano alle pitture murali ed intervenire su un’estensione di circa 1.260 m² di superficie pittorica: dipinti ad olio su muro, affreschi su intonaco e soffitto ligneo intagliato, dipinto e dorato.

I lavori della cupola – durati due anni con un costo totale di circa 2.000.000 di euro – sono stati affidati alle mani di tre ditte di restauro, sotto la supervisione della Sovrintendenza e della Direzione Lavori, composta dagli esperti Gianluigi Colalucci e Carlo Giantomassi. L’opera di restauro ha richiesto uno sforzo tecnico importante, con un ponteggio sospeso che partiva dai 14 m di altezza, per arrivare fino al punto più in alto della cappella di circa 50 m – costato 640.000 euro – dove è stato allestito una specie di “ufficio sospeso” dotato di computer e software per gestire rilievi grafici e documentazione fotografica, strumenti all’avanguardia come tecniche fotogrammetriche e laser scanner, oltre a manufatti in 3D per avere una conoscenza approfondita dello stato di fatto degli affreschi. Così da intervenire con la maggior precisione e accuratezza possibile sul grande dipinto della cupola del Duomo –  datato 1627-1630 – dei fratelli Orazio e Girolamo Riminaldi; che è tornato a splendere anche grazie all’installazione di un nuovo impianto d’illuminazione modellabile, che valorizza ancora di più la cappella.

«È stato recuperato un capolavoro pressoché sconosciuto. Nella cupola è rappresentata l’Assunta, a cui è dedicata la Cattedrale», ha spiegato Giantomassi, durante la presentazione ufficiale dei restauri. «È stato un restauro abbastanza complesso: ha tolto quella specie di velo che offuscava i dipinti, restituendo così le tonalità molto forti e intense volute dall’artista – aggiunge l’esperto – Riminaldi si era formato a Roma come caravaggesco. Quando venne chiamato a dipingere a Pisa abbandonò il carattere caravaggesco e si ispirò alle grandi cupole romane barocche. Non a caso la figura della Madonna deriva da quella realizzata dal Domenichino, nella chiesa di Santa Maria in Trastevere a Roma. Una citazione diretta e precisa».

Oltre all’opera dei Riminaldi, sono state recuperate e ricollocate dopo decenni, le figure dei quattro evangelisti – di 40 m² ciascuna – posti sui pennacchi al di sotto della cupola; dipinte da Michelangelo Cinganelli tra il 1596 e il 1597 e fatte strappare da quella sede nel 1954 dall’allora sovrintendente Piero Sanpaolesi, per studiare la struttura muraria dei pennacchi sottostante ai dipinti. Una volta rimossi dalla loro sede originaria, sugli Evangelisti del Cinganelli non è mai stato affrontato un restauro e da quel momento hanno subìto spostamenti in vari depositi, fino al loro recupero, restauro e ricollocamento in sede da parte delle maestranze dell’Opera Primaziale.

Infine, è terminato anche il restauro di 10 delle 14 – in tutto sono 16, ma due sono cieche – vetrate istoriate ottocentesche del Battistero. Altre quattro sono state realizzate ex novo dall’artista grossetano Francesco Mori – pittore, incisore, calligrafo – vincitore del concorso internazionale che ha visto la partecipazione di 57 pittori provenienti da tutto il mondo.  Le nuove vetrate rappresentano San Ranieri, Patrono di Pisa, il Beato Paolo VI, San Giovanni Paolo II e il Beato Giuseppe Toniolo. In questo caso il recupero è costato 176.000 euro, mentre circa 100.000 euro sono stati spesi per le opere ideate da Mori e realizzate dalla ditta Mellini di Firenze. L’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, a proposito delle vetrate, pone l’attenzione sul “lasciare dei segni del nostro tempo”: «Attraverso queste nuove vetrate si ridà omogeneità al Battistero, sempre con un’attenzione alla nostra epoca. Ad esempio, viene rappresentato Papa Paolo VI perché rappresenta lo spartiacque tra l’antica liturgia e la nuova liturgia, mentre Papa Giovanni Paolo II viene colto nel momento dello scampato attentato».

Inoltre, a coronare l’evento, il 4 maggio è stata emessa dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato una moneta in argento, dal valore nominale di 5 euro, per commemorare questo 900° anniversario della cattedrale medievale di Santa Maria Assunta di Pisa.

La moneta è stata disegnata dall’artista-incisore Annalisa Masini e coniata presso le Officine della Zecca dello Stato. Ha una tiratura di 4.000 pezzi per la versione “proof”. Sul dritto si può ammirare la veduta di piazza dei Miracoli, con il Battistero, la Torre Pendente e il Duomo di Pisa. Alla base della Torre Pendente, il nome dell’autore “A. MASINI”; nel giro, la scritta “REPUBBLICA ITALIANA”. Sul rovescio, invece, si vede un particolare del duomo di Pisa, affiancato ad una formella bronzea della Porta di San Ranieri del Duomo, realizzata da Bonanno Pisano. In alto, le date “1118-2018”, rispettivamente anno della consacrazione del duomo di Pisa e anno di emissione della moneta; nel campo di destra, in esergo, il valore “5 EURO”; nel giro, la scritta “CONSACRAZIONE DEL DUOMO DI PISA”.

Sabrina Amato


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