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Gioacchino Lanza Tomasi: “Feltrinelli ignora il Gattopardo, romanzo imperituro”

Redazione di Redazione, in Letteratura, del

Suscita una certa amarezza leggere l’intervista che Gioacchino Lanza Tomasi ha rilasciato ieri al «Messaggero». Figlio adottivo del Principe scrittore e tra i suoi più autorevoli esegeti, il musicologo ha voluto richiamare l’attenzione sul silenzioso approssimarsi di un importante anniversario. L’11 novembre, infatti, ricorre il sessantesimo dall’uscita del Gattopardo. Sembra però che l’editore Feltrinelli che, su suggerimento di Bassani, lo diede finalmente alle stampe dopo vari rifiuti, non stia programmando per l’occasione alcun evento celebrativo. Eppure, questo capolavoro, dà un indubbio lustro al catalogo che lo ospita. Considerato, unanimemente, un Classico tra i più importanti del Novecento, è uno dei libri più letti, tradotti e studiati al mondo.

Romanzo scomodo, refrattario alle categorizzazioni di genere, il capolavoro del Principe si è fatto notare sin dal suo apparire, sollecitando le ipotesi interpretative più estreme (alcuni critici lo dissero romanzo “di destra”; “altri di sinistra”), ma anche ammaliando un pubblico eterogeneo e assai vasto. I lettori si sono lasciati irretire da subito da un libro che non racchiude nel suo scrigno alcunché di rassicurante. Una raffinata, sontuosa fabula funeraria, all’interno della quale il destino dei personaggi ha sempre connotazioni tragiche e si consuma veloce e amaro. Ambientata nell’epoca risorgimentale, sulla soglia infida di un tempo di radicali trasformazioni, l ‘opera racconta un convulso passaggio di consegne. L’affermarsi doloroso di un nuovo ordine politico, economico e sociale.
Attraverso le vicende di don Fabrizio Salina e della sua famiglia, Tomasi di Lampedusa non si limita però soltanto a narrare lo scacco subito dall’aristocrazia fondiaria siciliana. O a dirci che viene spazzata via, d’un colpo, dalle trame accorte di una borghese rampante, le cui fila vengono a infoltirsi grazie ad uomini nuovi che hanno le fattezze dell’ineffabile Peppe Mmerda. Pronuncia piuttosto una condanna senza appello contro il vacuo ottimismo che imperava a metà degli anni Cinquanta del ’900, il periodo in cui il libro venne scritto, e che a intervalli più o meno ciclici torna a sbandierare le «progressive e magnifiche» sorti dell’umanità. Sommo conoscitore dei meccanismi storici e dell’animo umano, Tomasi si scagliava invece contro quella «società di consumo» che distrugge con noncuranza i valori ‘preziosi’ del passato; che consegna il potere a una classe avida e ignorante, legata solo al culto del profitto.
L’attualità del Gattopardo risiede ancora oggi in questo suo messaggio controcorrente. Nel suo essere un testo emblematico, che sollecita il lettore a una più complessa riflessione sulla violenza della storia e sulla cecità degli uomini.
Non può sorprendermi, dunque , più di tanto, che in questo tempo senza Padri e Maestri, persino a ridosso di una tale ricorrenza, si neghi il giusto tributo a questo capolavoro. Un popolo che raggiunge un tasso di analfabetismo (di ritorno; funzionale) del 47% ha sicuramente qualche problema nel leggere , decifrare e comprendere un’opera così complessa. Così come ha qualche piccolo problema nell’orientarsi nel mondo in cui è chiamato a vivere.
Ma lascio adesso spazio all’intervento del Professore Gioacchino Lanza Tomasi.

L’11 novembre 1968 è indicato come il giorno d’uscita della prima edizione, 1600 copie.
Feltrinelli non pensava di includere il libro fra le strenne natalizie (costituiscono ancora adesso almeno un terzo delle vendite librarie in Italia). La casa editrice inviò però ai critici letterari le copie per le recensioni. Quella di Carlo Bo apparve su La Stampa il 26 novembre 1968. E molti considerano questa data come la data della prima edizione. Invero è la data del primo riconoscimento pubblico. Seguiranno a ruota le altre recensione della generazione di Lampedusa. Paolo Milano l’Espresso, Eugenio Montale, Corriere della Sera 12 dicembre 1968, Giancarlo Vigorelli, Geno Pampaloni.
Le recensioni favorevoli di questi letterati, in gran pare della stessa generazione di Lampedusa, non portano ad una immediata diffusione del romanzo. Erano i tempi della composizione con la linotype. In dicembre il libro era esaurito e i piombi della composizione erano stati riciclati. Il libro tornerà in libreria a fine gennaio. In questo interregno i dissensi più veementi venivano da parte cattolica e dalla letteratura impegnata. Ma lungo i mesi che conducono al premio Strega 1959 le recensioni critiche favorevoli si susseguivano senza posa e soprattutto il libro apparve ad una Italia ancora distrutta e costernata dal risultato della II guerra mondiale come la rivelazione del nostro destino. Le promesse del fascismo avevano condotto ad un disastro e tanti italiani vedevano nella epopea eroica del Risorgimento la trama politica di un grande inganno.
Sul finire del 1969 apparvero poi i due articoli di Louis Aragon sul Nouvel Observateur e l’intellighenzia si arrese. Togliatti intervenne su Mario Alicata, e questi scrisse la prefazione all’edizione sovietica del Gattopardo. Fu un travolgente successo e se ne vendettero 1.500.000 copie.
Forse perché il grande inganno è sempre all’ordine del giorno, il Gattopardo in Italia diviene un romanzo antipatico. All’estero molti fra i maggiori scrittori lo considerano un passo indispensabile per la trasformazione del romanzo storico in romanzo psicologico. Il Gattopardo spiega come la storia dei fatti sia per l’uomo secondaria rispetto alla storia dei traumi. E la sua influenza sulla narrativa contemporanea recupera la tenuta orfica della letteratura greca: è inossidabile alle mode, attento alle angosce perenni.

Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Tomasi di Lampedusa è un musicologo di fama. Alla morte dello scrittore ne ha ereditato il patrimonio culturale, contribuendo alla diffusione e alla comprensione della sua opera.
Maria Antonietta Ferraloro, docente e saggista, viene considerata tra i più originali studiosi di Tomasi di Lampedusa. È ideatrice e promotrice dell’evento In Viaggio con Tomasi, assieme a Fulvia Toscano . Il progetto ha coinvolto centinaia di studenti delle scuole non solo siciliane. Nel 2017 è stat dato alle stampe il libro che racconta l’esperienza di questo progetto e, soprattutto, traccia la mappa dei luoghi gattopardiani: Itinerari siciliani. Topografie dell’anima sulle tracce di Tomasi di Lampedusa, Historica, 2017.

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