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Il giallo sulla morte di Jane Austen

di Sabrina Amato, in Letteratura, del

Si parla di libri, si parla di avvelenamenti, ma non si sta parlando del Nome della rosa; bensì delle cause della morte di Jane Austen. La chiave del giallo si celerebbe negli occhiali della scrittrice, venuta a mancare il 18 luglio del 1817 a soli 41 anni. Tutto parte da alcuni occhiali ritrovati in una scrivania appartenuta alla scrittrice.

Alla morte dell’autrice la sua scrivania portatile venne ereditata dalla sorella Cassandra e tramandata dalla famiglia nel corso degli anni. Nel 1999 Joan Austen-Leigh, una bisnipote, donò generosamente questa scrivania alle cure della British Library. Dentro un cassetto vi trovarono tre paia di occhiali; uno con montatura metallica e gli altri due di tartaruga.

«Sapevamo che aveva problemi di vista, perché in più di un’occasione nei suoi scritti fece riferimento ai suoi occhi deboli», ha spiegato Sandra Tuppen, una responsabile della British Library. Da qui l’idea di studiare i suoi occhiali.

Diceva infatti la scrittrice inglese in una lettera alla sorella:

«[…] La debolezza mi ha preso uno dei miei occhi per qualche giorno, il che rende la scrittura non molto piacevole né molto redditizia, probabilmente dovrò evitarla il tempo per finire questa lettera… il disturbo nell’occhio è una seccatura, poiché non sono in grado di leggere o lavorare da venerdì, ma uno dei vantaggi derivato da esso sarà di diventare un’esperta in musica appena finisce questo gelo».

Da quest’analisi si è scoperto che le lenti erano convesse, e questo suggerirebbe che la Austen fosse stata presbite.

Inoltre l’analisi ha mostrato che uno dei due occhiali con montatura a guscio di tartaruga ha una gradazione abbastanza alta. E a dire qualcosa di più è anche il diverso grado di diottria dei vetri: «Potrebbe dipendere dal fatto che gradualmente avesse avuto bisogno di lenti sempre più forti per leggere a causa di un problema di salute che diventava sempre più serio?» si chiede la Tuppen.

Sui tre paia di occhiali, infatti, sono state rinvenute tracce di arsenico. L’optometrista inglese Simon Barnard – cui la curatrice degli archivi della Library si è rivolta – dopo l’analisi, ha spiegato come la Austen, fosse quasi cieca verso la fine della sua vita, il che significa che soffriva di cataratta; probabilmente dovuta, appunto, ad un avvelenamento da arsenico.

«Se Austen sviluppò cataratte – afferma Sandra Tuppen – una probabile causa è un avvelenamento accidentale da un metallo pesante, come l’arsenico».

Questa però non è l’unica prova che porta a tale conclusione; la Austen si lamentava spesso di un processo di decolorazione della sua pelle, e anche questo sarebbe un sintomo di accumulazione di arsenico nell’organismo.

Dulcis in fundo, il 3 maggio 1948, una ciocca di capelli di Jane Austen fu messa all’asta da Sotheby’s. Fu comprata da una coppia di americani. L’anno seguente, il cottage in cui Jane Austen aveva trascorso gli ultimi otto anni della sua vita fu aperto come museo. Mrs. Alberta Burke offrì la ciocca di capelli come dono da mettere in mostra assieme ad altri reperti raccolti dalla Jane Austen Society. Prima di consegnarla, però, il marito fece esaminare i capelli, in un tentativo di scoprire le cause della morte. Essi contenevano livelli di arsenico di gran lunga superiori a quelli osservati nello stato naturale di un corpo.

Incredibilmente, in quell’epoca, l’avvelenamento accidentale da arsenico era “piuttosto comune”. Infatti, nel massimo splendore dell’epoca vittoriana, l’arsenico era presente un po’ ovunque in Gran Bretagna, persino nei farmaci, e spesso confuso con lo zucchero o il gesso.

Sabrina Amato


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