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Gadda: la letteratura del riscatto, quando il dolore diventa arte

di Redazione Milano, in Letteratura, del

carlo-emilio-gadda

Carlo Emilio Gadda non ebbe certamente quella che si dice un’infanzia felice. Nonostante provenisse dall’agiata borghesia milanese, alcuni investimenti sbagliati del padre e la sua prematura scomparsa, misero la famiglia in una situazione economicamente difficile quando lui e i suoi fratelli erano ancora piccoli. La madre non riuscì a rinunciare a quel benessere, ormai soltanto apparente, cui era da sempre abituata e continuò a sperperare risorse nella villa in Brianza della famiglia, cosa che il figlio non le perdonerà mai del tutto. Risalgono quindi all’infanzia i primi traumi di un bambino, definito da Gadda stesso estremamente e morbosamente sensibile, che i compagni bersagliano di battute e scherzi crudeli perché continua a comportarsi come un rampollo di buona famiglia mentre non può più nascondere i segni dell’indigenza: scarpe consumate e vestiti troppo leggeri.

Da questa precoce umiliazione e dal senso di vergogna che provò nasce quell’odio verso la borghesia che caratterizzerà il protagonista, suo alter ego, di quel capolavoro che è La Cognizione del Dolore. Di certo è in quest’opera, quasi uno “strumento” terapeutico, che Gadda ha più consapevolmente riversato traumi e questioni irrisolte del suo passato, compreso il senso di colpa per il rancore che provava verso la madre. Con una felice intuizione poetica viene coniato qui un termine che avrà una lunga fortuna in campo letterario e medico: “male oscuro”. Un male che “si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere di una vita, più greve ogni giorno, immedicato”.

Questo dolore, insieme al senso di colpa derivato dallo scollamento tra ciò che vorrebbe e ciò che deve fare, lo accompagnerà nell’arco di tutta una vita, a volte sotto forma di senso di fatica e di oppressione, a volte come rabbia bruciante. Nonostante senta il richiamo della scrittura, Gadda, infatti, si laurea in ingegneria al Politecnico di Milano: è l’obolo da pagare alle aspettative familiari e ai valori dell’uomo borghese-positivista che deve essere serio, orientato e pragmatico, non certo introverso e riflessivo. Che sia un atto di coraggio o un’esigenza psicologica inderogabile decide comunque, alla fine, di dedicarsi alla scrittura. È il 1926 quando esordisce sulla rivista Solaria con la raccolta di prose liriche Studi Imperfetti. Ha 33 anni, fino al 1931 non abbandonerà del tutto, per motivi economici, l’ingegneria, ma è troppo ‘contro’, troppo critico, troppo arrabbiato e solitario perché il suo lavoro possa essere apprezzato al punto da permettergli di vivere delle sue opere. Quando Quer pasticciaccio brutto de via merulana esce a puntate su Letteratura nel 1946 è ignorato dal pubblico e dalla critica (con l’eccezione non di poco conto di Saba e Montale). La situazione è precaria, alla fine della seconda guerra mondiale, Gadda è più povero che mai, ma è anche più che mai deciso a vivere di scrittura. Negli anni ’50 ottiene, grazie ad amici, un posto nella redazione del Giornale Radio Rai e inizia a farsi conoscere e apprezzare dal pubblico.

Ma è nel 1957 che avviene la svolta: Quer Pasticciaccio viene ripubblicato e questa volta tutto il potenziale e il significato del suo sperimentalismo linguistico e il valore metaforico di quel garbuglio che è la realtà, vengono capiti e apprezzati. Nel 1963 La Cognizione del dolore vince il prestigioso Premio Internazionale della Letteratura. Potrebbe essere il giusto epilogo di una vita difficile e di un’arte ancora più sofferta ma Gadda scopre di tollerare assai poco la notorietà e la conseguente curiosità dei lettori e dei media: si chiude sempre di più in se stesso e si aggravano le sue nevrosi. Muore il 21 Maggio 1973, solo.

La sua parabola artistica e umana conferma ciò che lui aveva capito bene: in una realtà caotica e incomprensibile il più intricato nodo o “gnommero” da sciogliere è comunque sempre dentro di sé. Forse Gadda non ha risolto il suo garbuglio interiore ma ha certamente dimostrato cosa può diventare il dolore quando il genio lo trasforma in arte.

Redazione Milano


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