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Frida Kahlo al Mudec di Milano: Donna, Terra, Politica e Dolore

di Redazione Milano, in Arte, del

Vogliamo accompagnarvi in un giro virtuale alla mostra “Frida Kahlo- Oltre il Mito”. La mostra è al Mudec di Milano fino al 3 giugno. Diego Sileo, curatore e unico membro europeo della ricerca sul nuovo archivio di Frida Kahlo e Diego Rivera del Museo Frida Kahlo di Città del Messico, ha lavorato sei anni a questo progetto. Ci siamo fatti guidare da Leonardo Catalano, storico dell’arte di Narciso d’Autore. La mostra è stata concepita senza seguire un ordine cronologico, ma in quattro aree tematiche: Donna, Terra, Politica e Dolore. Saliamo al primo piano del Museo cercando di entrare in sintonia con l’intento del curatore, quello di mettere in luce la straordinaria capacità pittorica della Kahlo, la cui biografia ha alimentato un mito che sovrasta la genialità artistica e il valore politico e sociale delle sue opere. La vita sofferta, la relazione turbolenta con Diego Rivera non possono essere le uniche chiavi di lettura di un’artista che ha contribuito all’emancipazione femminile, alla diffusione della cultura messicana, alla vita politica del suo paese e che ha dipinto una sofferenza vitale. Ad accoglierci “Le apparenze ingannano” un disegno su carta a matita. Casa Azul era l’abitazione di Frida e Diego, alla morte di lui alcune stanze e casse della casa vennero sigillate. Nel 2007 questo tesoro di fotografie, opere, lettere documenti, libri e anche l’orecchino a forma di mano che Picasso regalò a Frida, vennero ritrovati e catalogati. Dietro a una libreria, insieme ad altri trenta disegni, c’era anche questo, un policromo. Frida si ritrae con i vestiti Tehuacàn, l’acconciatura è quella tipica delle indigene. Gli abiti e la pettinatura che usava l’artista erano un chiaro atteggiamento politico per esprimere il suo pensiero, oltre che un’affermazione di appartenenza al popolo messicano. La pittrice mette sulla carta una radiografia esistenziale di sé stessa e che racchiude i temi della mostra.

Il corpo è nudo, sotto i vestiti si vedono delle farfalle colorate in verde sulla gamba sinistra, quella che a Frida faceva più male. La mariposa, la farfalla è legata a Itzpapaloti, la Dea Madre delle civiltà mesoamericane. Emerge subito l’attaccamento di Frida al Messico, alla sua terra e la riflessione sulla caducità della vita. La colonna vertebrale interfaccia con un’altra opera dell’artista “La columna rota” del 1944 che ammireremo più avanti, nella sezione “Dolore”. Procediamo e entriamo nella prima grande sala: “Donna”. Sono esposti “Autoritratto con collana” del 1933, “Autoritratto con scimmia” del 1938, “Autoritratto con treccia” del 1941. Frida colpisce per capacità tecnica, l’uso del colore, la cura dei particolari. Mi fermo a guardare “Bambina con collana” del 1929, un olio su tela di cui non si è saputo niente per sessant’anni ed esposto per la prima volta al Mudec. Nel 1929 Diego Rivera sposò Frida e la incoraggiò, fin da subito, a dipingere donne indigene. Non conosciamo l’identità della modella, si pensa che possa essere stata la figlia di una delle assistenti di studio della pittrice che chiese questo quadro a Diego, perché ne era legata affettivamente. La donna appese il quadro nella sua camera da letto e a novant’anni lo mise all’asta, restituendo un’opera di cui era rimasta traccia solo in una fotografia in bianco e nero di Lola Alvarez Bravo. Alcuni studiosi pensano che il dipinto possa essere un esercizio, uno studio del più famoso “Autoritratto con collana” che la Kahlo dipinse nel 1933. A indicarlo sarebbe la posizione frontale assunta della modella, la collana e gli orecchini. Passiamo lungo un corridoio fotografico che ritrae Frida nella sua quotidianità. Le immagini pubbliche non sono mai lasciate al caso, i vestiti, i gioielli, i capelli, la sigaretta fumata all’aria aperta, gesto mal visto se a farlo era una signora.

Era il suo modo di essere donna e messicana. Procediamo verso la sezione Terra che nell’arte della pittrice è il mito, la concretezza, l’evoluzione e la decomposizione. I quadri esposti vengono dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacques and Natasha Gelman Collection, che Sileo è riuscito a riunire a Milano. Alcuni dei quadri esposti sono “L’abbraccio d’amore dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xolótl” 1949 e “Radici”1943. Mi fermo a osservare “Autoritratto con scimmie” 1943. L’olio su tela ritrae Frida fiera, simile al fiore chiamato “uccello del paradiso” dipinto alle sue spalle e che non comparirà mai in nessun altro quadro della pittrice. I tratti del volto sono volutamente androgini, accentuati i baffi, le sopracciglia ad ali di colibrì. La Kahlo usa l’ironia per farsi spazio in un mondo ancora chiuso alle donne. Nel quadro appare forte come quel fiore, la sua presenza fiera nella carne dolente, ma viva. In quel periodo Frida non riusciva nemmeno a recarsi a scuola per insegnare. Gli allievi andavano a farle visita. Li vediamo rappresentati dalle quattro scimmiette, simbolo di curiosità, ma anche di presenza soffocante. Procediamo e arriviamo alla sezione “Politica”. Il coinvolgente “Autoritratto ala frontiera tra Messico e Stati Uniti” del 1932. Frida tiene in mano la bandiera messicana, alle sue spalle l’America industrializzata e ricca, ai sui piedi i monili e la terra scura del suo Paese. La nostalgia che sente per la sua Terra non le impedisce di perdere in coerenza artistica e politica. Dipinge ai suoi piedi delle piante, tutte piante tossiche. Troviamo qui disegni della Statua della Libertà e “Il pulcino” del 1945.

Alcuni ritengono che il piccolo volatile rappresenti la bomba atomica, chiamata dai servizi segreti “Little Boy” e sganciata su Hiroshima il 6 agosto 1945. Procediamo e guardiamo il filmato di Frida e Diego in giardino, sottolineato dalle note di Brunori Sas “Diego ed io”. Ultima sezione “Dolore”. La forza dell’immagine sovrasta ogni cosa”Ospedale Henry Ford” del 1932, “Il suicidio di Dorothy Hale” del 1939, “La colonna spezzata” del 1944, “Il cervo ferito” del 1946. Mi soffermo su “Autoritratto” del 1948. Il viso di Frida è in primo piano, stretto nel copricapo Tehuacàn. Al collo porta un monile che ritrae una colomba, già simbolo della Pace nella pittura di Picasso. Il messaggio che colpisce del dipinto sono le lacrime che scendendo come perle e sottolineano il valore della sofferenza, una connotazione positiva che la pittrice è riuscita ancora una volta a portare sulla tela. A chiudere le fotografie del bagno di Frida fatte da Graciela Iturbide che racconta in questi scatti la donna e l’artista nel suo quotidiano: i busti, le stampelle, le protesi. Al Mudec hanno allestito una mostra coinvolgente e dall’alto valore artistico, portando opere mai esposte in pubblico e ritrovate nel 2007 a Casa Azul. Nei primi quattro giorni la mostra ha contato 11.000 visitatori.

Elisa Longo

Redazione Milano


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