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Elogio del silenzio

Francesco Giubilei di Francesco Giubilei, in Media, del

silenzio

La nostra epoca ha rimosso il silenzio, dimenticando che si tratta di una virtù, una delle più rare e apprezzate. Nella società dei social network, dove tutti hanno diritto alla parola, nessuno resta più in silenzio e tutti si sentono in dovere di dire qualcosa, anche se, alla prova dei fatti, si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di enormi stupidaggini. In fin dei conti è normale sia così, non si può sapere tutto, non si può avere il pensiero giusto in ogni occasione. Non si può essere un giorno esperti della crisi mediorientale e quello successivo di economia, la settimana dopo di letteratura e il mese seguente di arte. La società contemporanea dei tuttologi ha ottenuto l’effetto opposto: tutti parlano e nessuno sa niente.

Qualche giorno fa, il grande Pino Scaccia, per anni inviato all’estero del Tg1, faceva notare come nell’ultimo periodo tutti fossero diventati esperti di islam, Siria, Iraq, crisi mediorientale. Come dargli torto, internet è diventato lo strumento perfetto per dare a tutti la parola. I discorsi che fino a venti, trent’anni fa, si facevano nei bar – l’Italia d’altronde, parafrasando Benni, è un grande Bar Sport – ora si fanno sul web, con un aggravante: restano scritti, a futura memoria.

Produciamo così quotidianamente una miriade di informazioni inutili, dannose, bufale, frasi fatte, pensieri campati per aria senza documentazione o prove.

Perciò occorre (ri)scoprire il silenzio.

Se “un bel tacer non fu mai scritto”, Charles Caleb Colton, con grande acume, annotava: “quando non hai niente da dire, non dire niente”. Il silenzio, nell’epoca contemporanea, è visto come un’ammissione di ignoranza e non come un sinonimo di saggezza e intelligenza. Il messaggio ormai passato, grazie a internet e soprattutto ai social network, è che tutti abbiano il diritto di esprimersi. Non è così. Non è sufficiente leggere un articolo online o ascoltare un servizio in televisione per poter parlare di un argomento, prima di scrivere occorrerebbe informarsi correttamente, leggere, studiare e riservarsi di tacere se ci si rende conto di non essere sufficientemente preparati.

Perché il rischio, evidentemente non calcolato, è quello di imbattersi in qualcuno che davvero conosce l’argomento di discussione rischiando di fare colossali figuracce ma anche questo, ormai, non interessa più perché quello che si dice è la verità e non ci si può sbagliare.

Non resta che rimanere in silenzio e intervenire solo quando si è interpellati o nelle situazioni giuste, l’inutile chiacchiericcio sta distruggendo la nostra società, anche perché, come diceva Robert Baden Powell, fondatore degli scout, “sono gli uomini silenziosi che fanno le cose”.

@francescogiub

Francesco Giubilei

Francesco Giubilei

Francesco Giubilei (Cesena, 1 gennaio 1992) è direttore editoriale di Historica Edizioni e di Giubilei Regnani Editore e fondatore della rivista Cultora. Laureato in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Roma Tre e in Cultura e storia delle imprese editoriali all'Università degli Studi di Milano, ha partecipato alla Summer School della London School of Journalism. È autore di “Giovinezza partitura per mandolino e canto” (Cesena, 2006), “Bastola la signora del fuoco” (Arpanet, 2008), “Chi è Charlie?” (Historica, 2011), “I Giovani e la Letteratura” (Historica, 2012), “La rinascita della cultura” (Giubilei Regnani, 2013). Con il racconto “La terza porta” ha ottenuto il primo premio al concorso letterario internazionale “Titano 2007″. Dopo aver curato per più di un anno e mezzo la pagina “Romagna cult” sul quotidiano “La voce di Romagna” ed essersi occupato della pagina dedicata al futuro, ha lavorato come responsabile marketing del giornale e continua a collaborarvi. Cura il blog Leggere è rock su Linkiesta e collabora con varie riviste e siti internet. Suoi racconti sono stati pubblicati in varie antologie.

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