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I discografici amano Taylor Swift e odiano il rap

Redazione di Redazione, in Musica, del

Nel segreto dell’urna si è liberi di esprimere la propria preferenza politica, che può essere anche diversa da quello che dichiariamo ad amici e parenti. Così hanno fatto anche cinquanta discografici americani che contano, chiamati a rispondere in forma anonima a un sondaggio lanciato dalla rivista Billbaord sul mercato musicale attuale. Fra le domande poste dal settimanale ce ne sono alcune anche “politically uncorrect”, come quella, rivelata dal Guardian, che chiede di schierarsi dalla parte di Kesha o del suo ex produttore Dr. Luke in una complicata causa di presunte molestie sessuali.

A parte questo quesito di dubbio gusto e molte altre domande che verranno rivelate fra qualche settimana, sono state già rese note alcune interessanti risposte. Al quesito “quali sono i tre artisti che mettereste sotto contratto?” i top managers hanno risposto, in modo abbastanza prevedibile, Taylor Swift al primo posto, Lady Gaga al secondo e Adele al terzo, ovvero tre fra le artiste più remunerative della storia della musica. Curioso invece il risultato alla domanda “qual è il genere musicale che vi piace di meno?”. A sorpresa il rap si è aggiudicato la prima posizione, l’EDM (musica dance-elettronica) la seconda e il pop al terzo.
E qui, pensando ai generi che da anni vengono pompati proprio dall’industria americana e di riflesso nel resto del mondo, si rimane davvero perplessi, e noi “poveri” ascoltatori ci chiediamo: ma allora perché ci continuate a propinare il rap in tutte le salse? Passiamo oltre. Alla domanda “su quale artista assente da un po’ nelle classifiche vorreste lavorare per poterlo rilanciare” gli interpellati hanno risposto Mariah Carey (ancora?) e John Mayer; mentre  la divertente “pensi di conoscere meglio la tecnologia rispetto a un 14enne” ha avuto il 62% di risposte affermative e il 38% negative. Sempre in tema di musica digitale il questionario comprendeva la domanda: “Lasceresti il tuo posto di discografico per lavorare, con pari stipendio, in Apple o Spotify?”. Il 54% ha risposto “Sì”. Billboard ha poi chiesto maliziosamente ai discografici quanto pensano che durerà Tidal, il servizio streaming lanciato a marzo Jay-Z e sostenuto da altri artisti di spicco, da Madonna in giù. Anche qui gli interpellati non si sono tirati indietro e hanno risposto 1 anno o meno per il 70%, da uno a due anni il 17% e il 12% che Tidal durerà a lungo. Alla domanda “chi dovrebbe guidare una casa discografica, ma che al momento non lo fa?” la risposta è stata questa volta Lady Gaga al primo posto e, a seguire a pari merito, ancora l’amata Taylor Swift e Scooter Braun, manager di Justin Bieber.

In sostanza i discografici pensano che gli artisti sarebbero più capaci di amministrare la baracca rispetto a loro stessi. E infatti alla domanda “L’industria musicale è giusta con gli artisti?” hanno sinceramente risposto no per il 58%. Ma l’appena citato Tidal voleva essere proprio questo: un servizio streaming gestito direttamente dagli artisti che bypassasse le “figure intermedie” come case discografiche e distributori digitali. In questo modo si crea però un cortocircuito perché Tidal pare abbia già perso milioni di dollari per i mancati finanziamenti promessi all’inizio dell’avventura, neanche sei mesi fa, e quindi le previsioni degli antagonisti-discografici non sembrano essere lontane dalla realtà.

Redazione

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