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Di proprietà intellettuale, di Bologna e di insulti assortiti

Beatrice Tiberi di Beatrice Tiberi, in Blog, del

“Matilda con la A” è un romanzo di Cecilia Mazzeo, autrice bolognese, pubblicato qualche anno fa da Cicogna Editore. Nel caso lo voleste leggere lo trovate qui.

All’interno di questo romanzo autobiografico che tratta un tema importante come la sofferenza delle donne causata da una patologia “rimossa”, l’endometriosi, si trova un brano dedicato a Bologna. Un brano pieno di poesia che, non a caso, è piaciuto molto in Rete al punto da diventare virale. Il brano lo trovate qui e, nel caso vi piacesse e lo voleste condividere, sarebbe bene citaste l’autrice Cecilia Mazzeo. Perché è proprio di questo che voglio parlarvi oggi. Di come difendere la proprietà intellettuale di parole e sensazioni riversate in un romanzo sia diventato una colpa e venga punito con un vero e proprio linciaggio in Rete.

copertina e commento sarcastico

copertina e commento sarcastico

Succede che il gruppo facebook “Sei di Bologna se……………………” (i puntini sono moltissimi e sono essenziali per distinguere questo gruppo, che ha più di 7000 membri da altri con lo stesso nome. Il link è questo, doveste essere curiosi) ha riproposto il brano del romanzo di Cecilia Mazzeo, apprezzandolo e rilanciandolo in un rincorrersi di condivisioni. Sono cose che fanno piacere a un’autrice, certo. A patto però che la maternità di quelle parole le venga riconosciuta pubblicamente. Invece no. Lei prova, a partire dallo scorso aprile, a far notare che correttezza vorrebbe, condividendo un testo, di citarne la fonte. Una volta, due, tre. Cecilia Mazzeo ne parla anche con una giornalista della redazione bolognese di Repubblica ed esce un bell’articolo: questo. Serve a poco. Alla fine, e come darle torto, Cecilia si arrabbia. E scopre, sulla sua pelle, che sei di Bologna se… tiri fuori una verve da cyberbullo. L’immagine che vedete qui sopra è sì la copertina del romanzo, ma postata sul gruppo e sarcasticamente commentata: “Il libro esiste… poi se ne ha vendute delle copie sarebbe tutto da scoprire”. Le copie le ha vendute, di certo non grazie a loro.

La cose interessante, da un punto di vista antropologico, è analizzare le reazioni di persone che, quasi sicuramente, non avrebbero mai assunto simili atteggiamenti se avessero avuto di fronte l’autrice di quelle parole che tanto bene descrivono Bologna e la bolognesità. Per non parlare delle lezioni di marketing ed editoria applicata.

Cominciamo dal marketing:

Soccia però ciccia che due (palle, n.d.r.) … io non ho letto nulla … non è che qialche tuo amico pybblica così ti puoi lamentare e fare pubblicità?”

Hai scritto una bagatella che da questi gruppi prende una gran pubblicità

se scriviamo e x farlo leggere

Lasciatemi dire che l’ultima è la perla migliore e che quel plurale (scriviamo?!) dovrebbe terrorizzare non solo me. Ma è il (non)ragionamento alla base che colpisce. L’autrice si starebbe facendo pubblicità. Peccato che nessuno abbia mai citato il suo nome o il titolo del suo libro. Quindi pubblicità a cosa?

Poi c’è la lezione di editoria applicata:

Quel pezzo piace tanto perchè (sic) è una sequela di banalità che potrebbe scrivere un pensionato

Sei zeppa di bolognesità a incazzarti per questa roba. Ormai nessuno campa di editoria e diritti d’autore

Hai messo in fila due frasi

Quindi sono due frasi zeppe di banalità. Chiunque le saprebbe scrivere. Perfetto. Però le ha scritte Cecilia Mazzeo che sta chiedendo soltanto che le venga riconosciuto di averle scritte. Ma, arriva la saggezza popolare, ormai nessuno campa di editoria e diritti d’autore. Che in parte è una realtà. Ma è una realtà grazie anche a questo tipo di atteggiamento.

Dulcis in fundo, il disprezzo. Un caso da volpe e l’uva da manuale:

Evidentemente non deve essere gran che come libro visto che nessuno lo conosce…è manco lei

Il libro esiste… se poi ne ha vendute delle copie sarebbe tutto da scoprire

Mi viene da pensare che alcuni dei commentatori avrebbero difficoltà anche a sapere che è stato dato alle stampe “Il gattopardo” di Tomasi di Lampedusa.

Cosa si evince da tutto ciò? Un risultato che non poteva essere che questo. In quel gruppo sono in migliaia. Qualcuno si è mosso in difesa dell’autrice. Molti erano impegnati in faccende più interessanti. Gli estensori delle frasi riportate sono pochi, quattro o cinque, cui aggiungerei il grido “Ignoratelaaaaaaaaaaaa“, la supplica “Chiedo cortesemente all’amministratore di estrometterla dal gruppo … troppo pesante (oltre che polemica!)!!!!!!!!!!!” e la confessione inconsapevole “Brava, ora che sappiamo pure che sei così vippps da farti intervistare anche da Repubblica ci stai a tutti più simpatica”. Un piccolo branco per un piccolo linciaggio che ha soddisfatto la pulsione aggressiva di piccole persone che si sentono in diritto di ferire solo perché al riparo di una tastiera.

Mancanza di educazione, mancanza di rispetto. In molti non apprezzarono quando Umberto Eco (in parte frainteso) azzardò l’ipotesi che la Rete desse una visibilità immeritata a gente che non ha molto da dire. Ma è in casi come questi che i fatti parlano persino meglio delle parole di un professionista come Eco.

Se fossi di Bologna e facessi parte di quel gruppo, ne uscirei.

Se fossi di Bologna condividerei la descrizione che ne ha fatto Cecilia Mazzeo indicando chiaramente autrice e titolo del romanzo.

Se fossi di Bologna, anche, mi vergognerei un po’ al pensiero di poter essere accomunato alle banalità meschine che quei quattro o cinque hanno saputo mettere insieme.

Non sono di Bologna. E ho deciso di ordinare una copia di “Matilda con la A”, perché a questo punto mi è venuta voglia di leggerlo, il libro.

Beatrice Tiberi

Beatrice Tiberi

Beatrice Tiberi

Ho scritto di vip, di spettacolo, di cronaca. Adesso intervisto scrittori e scrivo di libri

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