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Dannazione

Avatar di eleonora della gatta, in Blog, del

È un meccanismo in cui cado spesso dopo essermi lasciata coinvolgere da una lettura densa e ritmata, da personaggi vivi e pulsanti: una sorta di remora, quasi repulsione, a inforcare un nuovo libro non solo per il timore di venire delusa sonoramente, ma anche per la difficoltà che ho di lasciar andare il protagonista che tanto mi ha stregata.

Ed è proprio quello che mi è accaduto leggendo Dannazione ed è per questo che ve ne voglio parlare: mi sono infatuata fin dalle prime pagine di Madison Spencer e della combriccola dei suoi amici sgangherati e condannati all’inferno per i loro piccoli, grandi peccati.

Come avvertimento posso dirvi che Palahniuk non è uno scrittore da mezze misure: o lo ami follemente o ti repelle. Io lo amo follemente per una lunga serie di motivi a partire dal suo stile, è veloce, cadenzato come un rap mozzafiato, è satanico e irriverente, ricco di ironia e citazioni e critiche, volutamente poco celate, della nostra società attraverso metafore che tagliano come una sega circolare. Chuck pesta spesso i piedi a determinate visioni scioviniste della vita da parte di alcune categorie di persone, è uno scrittore diretto e non inamidato, non dedito al facile qualunquismo, la sua penna è sincera e lapidaria.

Struttura la narrazione in modo che non ci sia mai tempo di annoiarsi, volti pagina freneticamente perché vuoi un altro pezzo di storia e un altro ancora. I personaggi sono tutti pieni, anche quelli che compaiono per pochi secondi, che fungono da mere comparse atte a lubrificare la storia.

La sua Madison è una tredicenne geniale, dalla lingua sciolta, dal vocabolario forbito, una ragazzina che ti spiazza con un cinismo denso di dolcezza, con una brutalità mescolata alla saggezza degna di un derviscio.

Dannazione è un libro brillante e attualissimo, seppur ambientato all’inferno e ricco di trovate alquanto fantasiose come il Deserto di forfora, il Grande Oceano di Sperma Sprecato, la Grande Pianura di Vetri Rotti, il Mare d’insetti e via dicendo. Un inferno che somiglia così tanto alla Terra anzi, forse è un posto più accogliente pieno di persone deliziose con cui Madison legherà nel corso della sua perpetua dannazione.

È l’aldiquà a diventare caricatura orrida del mondo dei morti, non sono i defunti quelli su cui pende la pena dell’eterno oblio, ma sono i vivi a essere condannati alla vita mentre si sbattono freneticamente per cose prive di significato, mentre vagano senza meta tra le frivolezze del consumismo e la bruttezza dell’ipocrisia.

Un libro completo che fa sorridere e riflettere, che intrattiene e insegna: assolutamente consigliato per evadere dalle solite letture “per bene”.

 

Autore: Chuck Palahniuk

Editore: Piccola biblioteca Mondadori

Trama: Madison ha tredici anni ed è una ragazzina come tante. Beh insomma, più o meno… Figlia di una star del cinema parecchio narcisista e di un miliardario, viene, tra le altre cose, dimenticata per le vacanze di Natale nel suo collegio di lusso in Svizzera dai genitori, in giro per il mondo a caccia di orfani da adottare davanti ai media. Durante una notte degli Oscar, Madison riesce nella non facile impresa di morire per un’overdose di marijuana, e all’improvviso si trova in una situazione assolutamente diversa da quella della maggioranza delle sue coetanee. Per dirla tutta, Madison non solo scopre di essere morta, ma per giunta di essere finita all’inferno, con la non esaltante prospettiva di dover trascorrere un bel po’ di tempo (a occhio e croce l’eternità) tra le fiamme e quei tormenti che lo hanno reso tristemente famoso. Insomma, è innegabile che sia difficile pensare positivo, ma Madison è una ragazza pratica e cerca da subito di rendere meno terribili le sue prospettive: prima di tutto deve farsi degli amici, poi deve scoprire come funzionano le cose all’inferno. Infine (e questo è un obiettivo mica da ridere), deve cercare di farselo piacere. In poco tempo diventa amica di un gruppetto di coetanei: una cheerleader, un secchione, un punk rocker e un giocatore di football, e con loro attraverserà il Deserto di forfora e valicherà Colline di unghie tagliate, per arrivare alla città fortificata dove vive Satana…

Incipit: Mi sente, Satana? Sono io, Madison. Sono appena arrivata qui, all’inferno, però non è colpa mia, se non forse perché sono morta per un’overdose di marijuana. Forse all’inferno ci sono finita perché sono grassa, ma proprio grassa come una scrofa. Se si può andare all’inferno per il peccato di scarsa autostima, allora sono qui per quello. Vorrei tanto poterle dire una balla, e che sono pelle e ossa e con i capelli biondi e due tette così. Però mi creda: se sono grassa, ho le mie buone ragioni.
Innanzitutto mi presento.

 

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eleonora della gatta

Nata nel 1980 quando c’erano ancora le lire, il Telegattone, Bim Bum Bam e le targhe con il nome della città. Scrittrice inde-fessa, editor, copywriter, blogger, coltiva speranze nell’orto della felicità e ha un debole per le melanzane… È molto "social", tanto che la trovate su Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram e pure Youtube. Pare si aggiri per il web anche con lo pseudonimo Aristogatta. Il suo blog è: https://eleonoradellagatta.wordpress.com/

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