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Crociata contro Amazon? No, grazie

Redazione di Redazione, in Letteratura, Libri, del

Ho una profonda e sincera invidia di chi può vantare un libraio di fiducia. Uno che ti consiglia, ti tiene da parte il libro cui tenevi, ti ordina l’introvabile. Compro libri da quando ho iniziato a leggere: sei anni. Li compravano i miei, allora, certo. Si entrava in libreria come in un negozio di giocattoli e mi cullavo l’acquisto come la più bella delle bambole. Ma le borgate romane non erano, e non sono ancora, luoghi da librai di fiducia. Ho buona memoria. Ricordo una libreria, che non esiste più, nella galleria commerciale di Frascati, luogo natale di mio padre, dove ebbi in dono uno dopo l’altro sedici volumi della saga di Tarzan delle Scimmie di Burroghs. Ricordo la libreria in via dei Castani, a Centocelle, dove mi vennero donati, preziosi come piccoli tesori, i libri di Salgari editi da Vallardi. Ricordo, più grande d’età, il pellegrinaggio verso una grande libreria nei pressi di piazza della Repubblica a Roma dove scoprii, come pepite nascoste nel setaccio, Dune di Herbert o i romanzi di Norman Mailer o le storie orride e bellissime di King.

Come vedete non appare mai un libraio. Non per mia scelta. Non ce n’erano, del tipo di cui oggi si cerca di evitare l’estinzione. Ancora oggi nel mio quartiere, Tor Tre Teste, Roma, capitale italiana, non esiste una libreria. C’è una cartoleria che, tra un blocco di fatture di buffetti e la fotocopiatrice, espone i cosiddetti best-seller: 50 sfumature, la serie Hunger games, qualche fantasy di quelli di cassetta, Harry Potter che va sempre. Punto. Premessa lunga, ma necessaria. Perché è in corso una crociata contro Amazon. Il gigante delle vendite online un po’ di tutto, ma qui si parla di libri. E c’è chi brevetta una app per scoprire dove trovare lo stesso libro che Amazon ti promette in tre giorni, nel giro di tre ore. La app è francese e io non so come stiano messi in Francia, ma faccio il mio caso. Voglio un romanzo della collana Sabot/Age di e/o. Su Amazon c’è. Però uso la app francese, che qualcuno avrà adattato all’Italia, e scopro che ce l’ha anche la libreria indipendente XYZ alla Garbatella (faccio il nome di un quartiere a caso). Avete idea di quanto dista Tor Tre Teste dalla Garbatella? Con i mezzi pubblici circa mezza giornata di incazzature.

Con l’auto un’oretta, sempre di incazzature con il bonus dovecaspitatrovoparcheggio. Io non discuto il valore del lavoro del libraio della benemerita XYZ, sia chiaro. E non voglio che sia costretto a chiudere. Ma ho il tempo contato e l’idea che quel libro me lo portano a casa, senza ritardi, esitazioni, indugi, parcheggi, attese e ricerche, beh – come direbbero quelli della pubblicità – non ha prezzo. Il problema, mi si risponde, è che tu ti metti dalla parte dei più forti (Amazon) fregandotene dei deboli (i librai). Ma arriverà il giorno in cui – minaccia neanche tanto velata – sarà il tuo posto di lavoro a essere a rischio. Bene. Il mio posto di lavoro è a rischio da quando ho cominciato a guadagnarmi da vivere. Di più. In quanto lettrice e, in secondo luogo, autrice pubblicata da piccole case editrici, io faccio parte a pieno diretto del settore deboli. Debolissimi. I miei libri in libreria – parlo di grandi librerie – non si trovano quasi mai. Se li chiedi, e li hanno, vanno a recuperarli in magazzino, stazzonati come dopo una centrifuga (e sono usciti da una settimana, sia chiaro).

Se non li hanno e li devono ordinare, i commessi (questo sono, non li chiamate librai che mi inalbero, e parlo sempre di librerie di catena) si scocciano, digitano e poi rispondono che il libro non esiste. Vissuto sulla mia pelle, di lettrice, con libri di autori che avevo voglia di conoscere. E allora torni a casa, agguanti il tablet, apri la pagina di Amazon e il sito ti riconosce, ti saluta (ciao Laura Costantini), ti invita a leggere un’anteprima del libro che desideri, ti chiede dove vuoi la consegna e in quanti giorni. Ti indica, anche, quali altri libri dello stesso genere o dello stesso autore potrebbero interessarti. Ti fa lo sconto. Nota dolente, lo sconto. Che non piace agli editori e neanche a molti autori. Però io, e parlo da autrice, preferisco vendere una copia in più e guadagnarci di meno che viceversa. Avete una vaga idea di quante copie non avete, non abbiamo, non hanno venduto gli autori meno noti o misconosciuti a causa delle risposte dei commessi delle librerie? Una guerra tra poveri? Può darsi. Ma io alla crociata contro Amazon non voglio partecipare, spiacente. Non dico che i librai, quelli veri, debbano estinguersi. Ma visto che sono rimasti in pochissimi, ben prima che esistesse Amazon, facciamoci una domanda e diamoci una risposta. Se poi mi si viene a ricordare che il colosso Amazon sta uccidendo la concorrenza, io da autrice/lettrice di editoria indipendente rispondo che a noi ci sta uccidendo il trust da associazione a delinquere della distribuzione cartacea. E ricordo a tutti che, in termini di percentuali, chi gestisce il trasporto (nota bene: il trasporto!) dei libri, guadagna su ogni singola copia più di chi ha scritto il testo e di chi lo ha pubblicato messi insieme. Se una crociata è da fare, eccovela servita su un piatto d’argento. Il nemico non è Amazon, il nemico è il monopolio della distribuzione che, in nome del mercato, sta appiattendo autori, editori e quei pochi lettori superstiti su un target miserrimo che guarda alla quantità a discapito di qualsiasi altra considerazione.

Laura Costantini

Redazione

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