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Crimson Peak, il nuovo film horror gotico di Guillermo Del Toro

Avatar di Manilyn Monfredo, in Cinema, Film in uscita, del

Il 22 ottobre è uscito in sala Crimson Peak, film horror del noto regista e produttore Guillermo Del Toro. La sua regia è uno delle principali garanzie che da sole indicano la qualità del lungometraggio, e infatti la visione non ha deluso.

La storia è ambientata a fine Ottocento, inizialmente vicino a New York, poi si sposta nel nord dell’Inghilterra, ad Allerdale Hall.
La protagonista è Edith Cushing (Mia Wasikowska, Alice in Alice in Wonderland), figlia di un industriale self made man tipico del mito americano, che ha iniziato come carpentiere e ora ha un patrimonio che fa gola a molti cercatori di finanziamenti. La giovane Edith è un’aspirante scrittrice e, durante un colloquio tra un baronetto e suo padre, s’innamora del primo e inizia tra i due un corteggiamento romantico. Il baronetto Thomas Sharpe (Tom Hiddleston, Loki in Thor) cercherà di chiedere in mano la ragazza, mentre la sorella Lucille Sharpe (Jessica Chastain) non è convinta pienamente del matrimonio, ma non si opporrà.
Dopo l’assassinio del padre, Edith sposerà Thomas e andrà a vivere ad Allerdale Hall, ma il passato tornerà a tormentarla. Quattordici anni prima il fantasma della madre morta per il colera l’aveva avvisata di stare in guardia da Crimson Peak, e pare che in tutto questo c’entri l’argilla rossa della magione degli Sharpe che, quando cade la neve, filtra e tinge tutto di sangue.
E fantasmi insanguinati ricominciano a tormentare la giovane Cushing.

peak

Il film inizia con Edith che, vestita di bianco in mezzo alla neve, si guarda in giro spaventata e ricoperta di sangue. Ciò premette che il film riguarderà almeno un omicidio, non si sa da chi, o da cosa. Infatti la storia prosegue con la la protagonista che, dopo il funerale della madre, riceve la visita del suo spirito che la mette in guardia da Crimson Peak. Lo spirito si presenta come un essere oscuro, sia nella figura nera e fumosa che dalla voce d’oltretomba.
Guillermo del Toro ha scelto questa visione dei fantasmi: paurosi, come provenienti da un incubo, incarnazioni demoniache a forma di scheletro o di ombre. Il che farebbe pensare allo spettatore che sono loro le entità malvagie da sconfiggere, ma ciò non è detto.
Siamo nell’epoca dei primi grandi gialli, viene citato lo stesso Arthur Conan Doyle e un pubblico attento potrebbe capire che il delitto ha a che fare con i vivi. Un tema affrontato già in The bewareOrphanage (2007), dove Del Toro era produttore esecutivo: la protagonista ha a che fare con i fantasmi, che qui diventano messaggeri di verità e la cui funzione non è quella del cattivo nella situazione.
Per quanto riguarda la fotografia, i colori spiccano vivaci contro ombre scure, nere. Anche Tim Burton ha spesso scelto queste rappresentazioni, rossi vivi, verdi vivaci, con la differenza che nelle opere di Burton l’oscurità ha una connotazione romantica o ultraterrena, mentre qui evidenzia prima la purezza e la solarità di Edith con i bianchi e i gialli, mentre il rosso sangue è il fattore cardine che funge sia da rivelatore (la morte della signora Sharpe) che da premonitore (l’argilla rossa sulla neve che poi verrà sostituita dal sangue stesso). Un ottimo effetto che dona alla storia un filo conduttore visivo e allieta gli occhi di chi guarda. In fondo uno dei suoi film, Il labirinto del Fauno (2006), ha vinto un Oscar proprio per la fotografia.

In conclusione, una degna opera del famoso regista, i personaggi sono coinvolgenti, le loro vite personali anche. Un consiglio: se andate a vedere il film al cinema, non andatevene via subito dopo l’ultima scena, aspettate la fine della prima metà dei titoli di coda e verrà data spiegazione all’immagine del libro che si apre a un minuto dall’inizio del film, intitolato esso stesso Crimson Peak.

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Manilyn Monfredo

Laureata in Relazioni Pubbliche all'Università di Udine, attualmente è stud.ssa del master in Valorizzazione Turistica dei Beni Ambientali e Culturali. Ha collaborato col Messaggero Veneto e attualmente scrive, oltre che per Cultora, su un suo blog personale culturale. Ama la musica (ha infatti frequentato il corso musicale al liceo Stellini di Udine), i libri e il teatro. Motto: prima vivi, poi scrivi.

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