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Coronavirus. E dopo?

Redazione di Redazione, in Blog, del

Ci siamo ritrovati questa situazione fra le mani, quasi senza accorgercene. Le notizie del Coronavirus dalla Cina sembrano ormai distantissime, sia nel tempo che nello spazio. Come la distanza che percepiamo tra noi e i nostri cari, che magari vivono in altre regioni, o solo in un comune più in là. Pochi chilometri che ci sembrano abissi, case che improvvisamente ci sembrano microscopiche. In un momento storico nel quale tutto ci sembrava vicino, a portata di mano, o di click, ora ci troviamo a parlare di lontananza. E a riscoprirne appieno il significato più profondo: mancanza, lacuna, ignoto, impotenza.

Credo che questo arresto forzato ci dia il permesso ufficiale a fermarci per riflettere e riscoprirci umani, con i nostri sentimenti, debolezze, paure, fragilità. Un tempo nuovo per un’attività nuova, che troppo spesso passava in secondo piano rispetto agli affanni quotidiani.

In questi giorni sto pensando molto, ho sempre mal di testa. Un po’ come i primi giorni di un viaggio all’estero, dove la smania di recuperare ogni singolo vocabolo della lingua straniera mi porta a leggere ogni cosa, ad ascoltare ogni voce, a concentrarmi su ogni minimo segno grafico.

Spero che anche per molti altri sia un tempo di riflessione, affinché, finita questa surreale situazione, si possa ripartire con delle consapevolezze diverse. E magari cambiare le nostre priorità, come persone, cittadini italiani ed europei, esseri umani che abitano il Pianeta.

In ordine sparso, elenco alcuni dei pensieri che ho metabolizzato in questi giorni.

Penso a quanto siano importanti, e finora sottovalutate, le figure professionali legate alla scienza, come i RICERCATORI. Senza di loro non avremmo nemmeno potuto capire cosa stesse accadendo, né avere la speranza di risolvere la situazione. Spesso tra i mille problemi di un Paese si rischia di far confusione nell’ordine da dare alle priorità, e espressioni come “cervelli in fuga” diventano un jingle senza contenuto: spero non ci dimenticheremo dell’importanza della ricerca. Dovremo rabbrividire quando sentiremo ancora parlare di tagli alla scienza o alla sanità pubblica.

Abbiamo oggi toccato con mano quanto il nostro SISTEMA SANITARIO sia efficiente, ma purtroppo anche indebolito da troppi anni di politiche irresponsabili. Dobbiamo ringraziare tutti quelli – come medici, infermieri, operatori e volontari – che con il loro lavoro e sacrificio stanno facendo l’impossibile per farlo funzionare alla perfezione nonostante le tante crepe, mettendo da parte accuse e polemiche. Possiamo contare su uno dei sistemi migliori al mondo, che garantisce CURE GRATUITE a tutti. Guardatevi attorno: dovremo ripartire da qui per riscoprirci umani.

Sto riscoprendo la differenza tra TECNICI e POLITICI: mi rincuora che la parola sia passata ai tecnici e che le persone intelligenti che ci governano, al di là del loro colore politico, l’abbiano capito.

Sto riscoprendo il significato profondo di LOCALE. In un momento nel quale solo il globale pareva essere l’unica strada, la vita ci ha sbattuto in faccia la prova del contrario: spero ci ricorderemo di quanto siano importanti l’agricoltura nazionale, le produzioni a chilometro zero, le filiere produttive corte. Spero ci ricorderemo dei negozietti sotto casa, dei panifici, delle piccole botteghe alimentari, di quei servizi che erano tanto spontanei come la consegna a domicilio (ora inquadrata nel ben più businessorienteddelivery”).

Sto riflettendo sul DIGITALE. È un po’ come se fossero finite le “prove generali” individuali, e questa fosse tutto d’un tratto “la prima”. Tutti contemporaneamente stiamo capendo cosa significhi vivere in un’era digitale, scoprendone i vantaggi. Il digitale sta permettendo a milioni di persone di lavorare da remoto, di far la spesa, di raccogliere fondi, di accedere ai servizi pubblici, di guardare la smart tv, di leggere i giornali senza andare in edicola, di accedere ai servizi comunali da casa, di recepire direttive. Sarà un punto di non ritorno.

Stiamo sperimentando il ruolo degli INFLUENCER che, abbandonando tematiche futili, si stanno convertendo in importanti e funzionali veicolatori di contenuti chiamando a raccolta i loro seguaci e convincendoli a supportare in prima linea progetti di primaria importanza. Basti vedere il successo delle raccolte fondi a favore degli ospedali, sponsorizzate dalle varie celebrità tramite i social.

Riponiamo al centro l’UMANITÀ. Umanità nel comprendere le difficoltà di chi scappa dalle situazioni tragiche vissute nei propri Paesi; di chi non ha una casa nella quale potersi rifugiare; di chi è anziano e quindi più fragile e indifeso. Essere umani significa soffrire nel vedere l’altrui sofferenza e star bene nel sentirsi parte della comunità dei buoni. Significa essere solidali e riscoprire il concetto del mutuo soccorso.

Pensiamo a quanto sia importante mandare al potere delle persone che ci assicurino un BUON GOVERNO. Non votare non dovrà più essere un’opzione: perché è in momenti come questo che capiamo che non è vero che “sono tutti uguali”. Dobbiamo batterci affinché vengano candidate solo persone competenti, lungimiranti e capaci. E noi dobbiamo scegliere solo i migliori. Non tanto per le cose di ordinaria amministrazione, per le quali sono capaci in tanti, ma soprattutto per quelle di straordinaria amministrazione, nelle quali servono i migliori. Documentiamoci, andiamo a votare, scegliamo senza accontentarci.

Ripensiamo all’EUROPA. Affinché materie così importanti e senza confini possano essere gestite in modo comunitario. Nell’interesse di tutti. Ma per aver una voce forte in Europa dobbiamo recuperare credibilità e fiducia, dobbiamo vincere il pregiudizio e i luoghi comuni, dobbiamo tornare ad avere dei rappresentanti seri, credibili, affidabili. Dobbiamo recuperare l’orgoglio italiano e mostrare a tutti di cosa siamo capaci. Pensiamo a coltivarci, e poi a tenerci, i migliori talenti. Sono quelli che ci salveranno, non gli slogan.

Spero col cuore che queste difficoltà ci facciano ripensare alle priorità. Che il buonsenso e l’esperienza ci guidino verso scelte più responsabili. Che ci facciano riflettere sui motivi per i quali vale la pena combattere, volersi bene o litigare. Che ci insegnino a non rimandare perché le cose possono cambiare repentinamente.

E ricordiamoci che forse nell’ordinaria amministrazione non saremo i migliori del mondo, ma nelle circostanze eccezionali l’Italia è un Paese davvero straordinario.

di Marco Magalini

Redazione

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