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Consigli per un aspirante scrittore: le “Illusioni perdute” di Honoré de Balzac

Luigi Caiafa di Luigi Caiafa, in Letteratura, Libri, del

“Gli artisti usano le bugie per dire la verità, mentre i politici per coprire la verità”. Mi capita spesso di riflettere su questa frase. La citazione è presa in prestito dal film V per Vendetta, basato sul graphic novel di Alan Moore e David Lloyd. Ma non è di questo che voglio parlare. Focalizzate l’attenzione sulla prima parte della citazione: “Gli artisti usano le bugie per dire la verità”. Nove volte su dieci mi capita di essere d’accordo con questa affermazione. I consigli di uno scrittore, un bravo scrittore, affascinano sempre, trasmettono fiducia e sono spesso di gran lunga superiori a quelli di qualsiasi altro individuo. Uno scrittore sa sempre, o quasi, di cosa parla/scrive.

Pochi giorni fa ho avuto l’occasione di conoscere Balzac. Sì, quel Balzac: Honoré de Balzac, grande romanziere francese ottocentesco e grande interprete del suo tempo; quello di Eugénie Grandet, Papà Goriot, La commedia umana… Inutile citare in questa sede tutte le sue opere, la sconfinata produzione letteraria di uno degli scrittori più prolifici di sempre. Ad ogni modo, il libro in questione, incrociato dai miei occhi per puro caso durante una passeggiata in libreria, è Illusioni perdute – spero che qualcuno di voi lo abbia letto, in caso contrario vi consiglio di rimediare – un romanzo pubblicato in tre parti tra il 1837 e il 1843.

La storia descritta è piuttosto banale per l’epoca in cui viviamo, nella quale non mancano di certo scrittori che scrivono di scrittori. Gli scaffali della narrativa contemporanea sono pieni zeppi di romanzi incentrati sul medesimo topos letterario. Ma torniamo a Balzac e a Illusioni perdute. Il romanzo narra la sorte infelice di un aspirante scrittore, tale Lucien Rubempré, un giovanotto di provincia alla ricerca di gloria, successo, amore: chi può biasimarlo? Le “illusioni perdute” sono, dunque, quelle di Lucien mentre affronta il cinico e spietato mondo letterario a lui contemporaneo. Il romanzo scorre piacevolmente, d’altronde siamo di fronte a Balzac, un maestro della narrativa, il padre del realismo. Ma arriviamo finalmente al nocciolo della questione. Quali sono i suggerimenti che gli aspiranti scrittori possono trarre dal racconto di Balzac? Il momento decisivo avviene quando Lucien, poco dopo il suo arrivo a Parigi, ha la prima occasione di intrattenersi con un professionista del settore editoriale, Étienne Lousteau, giornalista e critico letterario. Questi sono i disincantati consigli che Étienne dà a Lucien, che Balzac dedica a tutti gli aspiranti scrittori, parole che svelano un retroscena aspro e avvilente, una realtà disarmante di un’epoca passata ma non così lontana.

«“Mio caro”, disse gravemente Lousteau guardando la punta degli stivali che Lucien si era portato da Angouléme e stava finendo di consumare “vi consiglio di scurire i vostri stivali con l’inchiostro, per risparmiare la cera, di fare delle vostre penne degli stuzzicadenti, per fingere di aver cenato quando, uscendo da Flicoteaux, venite a passeggiare nel bel viale di questi giardini, e a cercare un impiego qualsiasi. Diventate praticante di un ufficiale giudiziario, se avete cuore, commesso, se avete reni di piombo, o soldato se vi piace la musica militare. Avete la stoffa di tre poeti; ma prima di sfondare avrete avuto sei volte il tempo di morire di fame, se per vivere contate sui prodotti della vostra poesia. Stando ai vostri discorsi ingenui, è vostra intenzione battere moneta col calamaio. Non giudico la vostra poesia, di gran lunga superiore a tutte le poesie che ingombrano i magazzini degli editori. Ma questi eleganti usignoli, venduti un po’ più cari degli altri grazie alla loro carta velina, finiscono quasi tutti per abbattersi sulle rive della Senna, dove potete andare a studiare i loro canti, se un giorno avrete voglia di fare un istruttivo pellegrinaggio sul lungofiume di Parigi, dopo la bancarella del padre Jérome, sul ponte di Notre-Dame, fino al Pont Royal. Incontrerete là tutti i Saggi poetici, le Ispirazioni, le Elevazioni, gli Inni, i Canti, le Ballate, le Odi, insomma tutte le covate schiuse negli ultimi sette anni; muse ricoperte di polvere, schizzate di fango dalle carrozze, violate da tutti i passanti che vogliono vedere l’illustrazione del frontespizio. Voi non conoscete nessuno, non avete accesso a nessun giornale. […] Mio povero ragazzo, anch’io sono arrivato come voi, con il cuore pieno di illusioni, spinto dall’amore per l’Arte, mosso dall’invincibile slancio verso la gloria: ho trovato la realtà del mestiere, le difficoltà dell’editoria e la concretezza della miseria. La mia esaltazione, ora repressa, la mia primitiva effervescenza mi nascondevano il meccanismo del mondo; mi è toccato scoprirlo, scontrarmi contro tutti gli ingranaggi, urtarne i perni, sporcarmi col grasso dell’olio, ascoltare il ticchettio delle catene e dei volani. Come me, imparerete che dietro tutti quei bei sogni si agitano uomini, passioni, necessità. Vi troverete necessariamente coinvolto in lotte orribili in cui bisognerà battersi sistematicamente per non essere abbandonato dai propri compagni. Queste ignobili battaglie disincantano l’anima, depravano il cuore e spossano senza dare nulla in cambio, poiché i vostri sforzi servono spesso a far incoronare un uomo che destate, un talento secondario presentato, vostro malgrado, come un genio. […] Così, più un uomo è mediocre, più velocemente arriva. […] Oggi mi occupo quasi gratis di teatri del boulevard per il giornale che appartiene a Finot, quel ragazzone che cena ancora due o tre volte al mese al caffè Voltaire. Finot è il caporedattore. Io vivo vendendo i biglietti che i direttori di quei teatri mi danno per ricompensare la mia indulgenza al giornale, o i libri che gli editori mi mandano perché ne parli. […] Ignobile, ma io vivo di questo mestiere, e come me cento altri! E non crediate che il mondo politico sia migliore di quello letterario: tutto è, in entrambi, corruzione, e ogni individuo corruttore o corrotto”».

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa nasce in Puglia nel 1985. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Archeologia e Storia dell’arte antica presso la Sapienza, Università di Roma, inizia un percorso di formazione in ambito editoriale. Da gennaio 2016 collabora con la casa editrice Historica e la rivista online Cultora.

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