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Case editrici indipendenti, i diritti dei migranti e la parità di genere

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La parola del giorno è “no(d)i”, scritto con la “d” tra parentesi, come sottolinea Giorgio Vasta, scrittore scelto come direttore creativo della manifestazione Book Pride e moderatore dell’incontro. Una sola consonante per dare l’idea di un collegamento, di un percorso nel quale un argomento sfuma nell’altro seguendo la stessa direzione, i cosiddetti “nodi” che si sveleranno in altre conferenze nei prossimi giorni. Ma l’assenza di questa “d” mette luce la parola più importante, il “noi”, il pronome che crea un senso di appartenenza.

È con questa spiegazione che si è aperta la prima di queste numerose conferenze, tutte accomunate da questo titolo particolare. Sottotitolo: “diritti visibili”. Perché in questione sono quei temi di cui tanto si sente parlare in tv, sui giornali, alle conferenze, ma per cui spesso, come sottolinea Elena Stancanelli, una delle relatrici, vengono usate parole improprie. Gli argomenti sono i diritti dei migranti, la parità di genere e l’editoria indipendente. Dare spazio a queste problematiche, discuterne, creare un vocabolario più appropriato e collaborare per risolverle: questo è l’ambizioso obiettivo di cui si è discusso a Book Pride venerdì 23 marzo.

Durante la sua introduzione, Nicola Lagioia, scrittore e direttore del Salone del Libro di Torino, ha proposto alcuni spunti su cui riflettere. Ad esempio ha fatto notare che in Italia non è mai stata candidata una donna alla presidenza della Repubblica o del Consiglio, a differenza di altri Paesi europei, o che non conosciamo nomi di rettrici donne. Più incoraggiante secondo lui è l’ambito editoriale, dove molte case editrici sono ormai guidate da direttrici capaci. Ha continuato il suo discorso parlando dell’editoria indipendente e di un’accusa che viene rivolta all’Italia, cioè quella dell’esterofilia. Infatti il nostro Paese rimane molto ricettivo nei confronti del panorama editoriale mondiale, e ciò può costituire un vantaggio, in quanto spesso autori ancora poco noti all’estero sono stati invece apprezzati fin dall’esordio dagli italiani. Il problema più grave della nostra editoria è il mercato editoriale ristretto e la mancanza di appoggio da parte delle istituzioni pubbliche. Citando solo un esempio, all’estero la figura del bibliotecario scolastico è presente in tutte le scuole, nelle quali coopera con i professori per promuovere la lettura nelle classi. Per ora Bolzano è l’unica città italiana ad aver attuato questa soluzione, mentre a livello nazionale non è stata presa in considerazione. Ma questo è solo uno degli innumerevoli casi in cui un intervento potrebbe aiutare il panorama culturale italiano a risollevarsi.

Lagioia afferma infine di ritenere le case editrici indipendenti più abili a rinnovare, ma il loro difetto è quello di non capire il proprio potenziale, in quanto soffrono di una “sindrome di Zeus”, cioè una sorta di inferiorità rispetto alle altre case, delle quali si sentono figlie.

Un gruppo di relatori è stato invitato a esprimere la propria opinione su questi argomenti e a presentare alcuni dei progetti in atto. Come ricorda Giorgio Vasta all’inizio della discussione, il loro è un “work in progress”, perché nonostante siano stati programmati numerosi impegni, quando questi si esauriranno il lavoro andrà avanti.

La prima a enunciare il suo obiettivo è stata proprio Elena Stancanelli, scrittrice e ideatrice dei progetti “Piccoli maestri” e “La frontiera”. Quest’ultimo tocca proprio il nodo dei diritti dei migranti ed è nato da un desiderio particolare. Elena e il suo collaboratore Alessandro Leogrande (ormai scomparso) hanno voluto creare un nuovo vocabolario con cui trattare l’argomento della migrazione, perché trovavano che le parole in uso non fossero appropriate e che lasciassero trapelare troppi pregiudizi e luoghi comuni. Ma non solo questo è il loro obiettivo, perché hanno deciso di intervistare esperti in discipline che con il fenomeno della migrazione sembrano avere poco a che fare (ad esempio uno dei primi è stato un botanico) e di chiedere loro un parere sull’argomento. Dal loro punto di vista è importante coinvolgere anche figure che apparentemente non hanno competenze in questo ambito, perché bisogna allontanarsi molto dal centro della questione per ritrovare un punto di senso.

Molte sono le collaborazioni: hanno partecipato e intervistato i loro ospiti al programma “Fahreneit” di Rai3, mentre il 4 aprile uscirà un loro articolo su Robinson, periodico di Repubblica, il 16 aprile ci sarà un appuntamento con la casa editrice Laterza e sono stati invitati persino al Salone del Libro di Torino. È proprio dopo questo ultimo impegno che verrà messo in atto un altro progetto, cioè quello di iniziare a intervistare esperti di migrazione. Il sogno più a lunga durata è quello di creare un portale dove si raccolgano esperienze e grazie al quale si compili un lessico appropriato e di riferimento per ogni tipo di confronto.

Per quanto riguarda uno degli altri argomenti di questa conferenza, la parità di genere trattata dal punto di vista del mercato editoriale, si ha un grave problema nella mancanza di dati. Infatti non si hanno notizie sui salari delle scrittrici e quelli degli scrittori e quindi non si può capire se ci sia effettivamente un divario tra i due, così come risulta difficile tenere un conto del numero di donne coinvolte nel panorama editoriale. “Se non abbiamo una linea di partenza non possiamo raggiungere nessun traguardo”, afferma Barbara Leda Kenny, direttrice del web magazine Ingenere, che tratta di economia e società dalla prospettiva di genere. Durante l’anno del movimento #metoo risulta ancora più importante affrontare questi argomenti, per questo, in collaborazione con altre autrici e figure di rilievo nel panorama culturale, la relatrice ha organizzato un progetto di raccolta dei dati mancanti nel mercato editoriale. Durante il primo anno di attività ambiscono a ottenere i dati sul premio Strega, ad esempio quante donne sono state candidate o hanno vinto, ma anche sui festival letterari, come il numero delle donne invitate al Salone del Libro di Torino e quante di loro in veste di presentatrici oppure come ospiti. Intendono però anche lavorare sul Robinson e calcolare quante sono le aperture femminili del periodico, quante donne e quanti uomini vengono recensiti e se gli uomini recensiscono le autrici. Infine, il loro lavoro sui dati permetterà di scoprire quali ruoli professionali svolgano le donne. L’ultimo (per ora) punto di questo progetto sulla parità di genere è quello di stilare un indice di un’antologia ideale e paritaria, dove le autrici ricevano lo spazio che meritano e nelle quali siano, a differenza di quanto accade nelle antologie reali, giustamente rappresentate.

L’ultimo intervento, quello di Isabella Ferretti, coeditrice di “66thand2nd”, si è riallacciato a quanto è stato detto in precedenza. La sua casa editrice propone al pubblico italiano generi letterari famosi negli Stati Uniti, ma che nel nostro Paese vengono sottovalutati. E questo purtroppo riguarda anche le donne, che secondo la relatrice sono soggette a un pregiudizio che le svaluta. Ma la sua casa editrice non si preoccupa di rompere solo questo tabù, infatti affronta anche quello della letteratura straniera. A proposito di lessico appropriato, la Ferretti è contraria a utilizzare la parola “migranti” o anche il termine improprio di “letteratura post-coloniale” per indicare la letteratura africana o asiatica. Credere ancora oggi che un libro scritto da autore africano sia un memoriale del suo viaggio di emigrazione significa soffocare tutti gli altri stimoli che queste letterature possono creare, ed è perciò un errore. Dal suo punto di vista una casa editrice indipendente deve stilare un progetto editoriale che la caratterizzi e grazie al quale si possa specializzare, solo così può sopravvivere all’editoria mainstream, come è stata definita da Nicola Lagioia. E su questo entrambi i relatori si trovano d’accordo, mentre la Ferretti non approva la descrizione di Lagioia sul “complesso di Zeus”; dal suo punto di vista, infatti, le case editrici indipendenti hanno ridimensionato il loro senso di inferiorità, dal momento che si muovono verso obiettivi sempre più concreti.

Concrete ed ambiziose sono anche le proposte che sono state presentate in questo pomeriggio. Il primo di questi nodi culturali ha portato gli ascoltatori a riflettere su tre argomenti delicati e importanti, ma come è stato detto da Vasta, il lavoro non termina qui. Ci sarà sempre un nuovo progetto da realizzare e una nuova campagna a cui aderire per migliorare il confronto e la trattazione su questi temi, e come spiegato all’inizio della conferenza, seguire questi nodi può farci raggiungere traguardi ancora irrealizzabili. Non solo, ma dal punto di partenza più lontano, come ci ha insegnato Elena Stancanelli, si può arrivare a toccare problematiche diverse, ma non meno importanti.

Federica Ponti

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Redazione Milano


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