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Il Lambrusco, metafora dell’Italia contemporanea nel libro di Langone

di Federica Colantoni, in Interviste, Letteratura, del

Camillo Langone, giornalista e scrittore, collabora con diverse testate. Tiene la rubrica “Preghiera” sul Foglio, e scrive di letteratura, enogastronomia, religione, architettura e arte sul Giornale.
Pensieri del Lambrusco è il suo ultimo libro, uscito il 3 giugno per Marsilio, con il quale riflette sulla situazione dell’Italia contemporanea, la perdita di alcuni valori e l’acquisizione di altri che, tradizionalmente, non furono nostri. Langone provoca e pone davanti al lettore un muro di riflessioni, a lui il compito di scavalcarlo nel modo che reputa migliore.

Camillo Langone, Pensieri del Lambrusco, Marsilio Editore, pp. 180, Euro 16,00

Camillo Langone, Pensieri del Lambrusco, Marsilio Editore, pp. 180, Euro 16,00

Pensieri del Lambrusco. Contro l’invasione. Quale invasione?

Non lo vedi che siamo invasi? L’invasione africana e asiatica nelle nostre strade, l’invasione di Bruxelles e dell’anglofonia nelle nostre menti.

Il Lambrusco, quello che lei definisce come “unico vero vino autoctono italiano”, circondato da tanti vini “altri”, diventa la metafora dell’Italia contemporanea?

Certo, il Lambrusco simboleggia l’autoctonia.

Ma se il vino sembra mantenere la propria identità, l’Italia sta perdendo la sua? Se sì, in che misura?

A parte che in Italia, ossia Enotria (scusa se è poco), i consumi di vino anno dopo anno continuano a scendere, da molto tempo siamo invasi da cabernet e chardonnay e altri vitigni ugualmente senza luogo. Quindi non direi che il vino sembra mantenere la propria identità. Non sono uno statistico e pertanto non saprei dare percentuali ma certamente l’Italia sta perdendo la sua identità che è innanzitutto la sua lingua, sempre più umiliata a dialetto. Osserva le insegne delle ultime dieci attività commerciali aperte nella tua città e dimmi quante sono integralmente in italiano.

Ambientalismo, buddismo, conformismo, divorzismo, esibizionismo, femminismo, ecc… l’indice del libro è un elenco in ordine alfabetico di tematiche attuali, più o meno politiche, che affronta quotidianamente anche nelle sue rubriche. Qual è il tema più impellente, secondo lei, nel nostro Paese oggi?

Direi l’animalismo, legato strettamente al veganesimo. Perché è in gioco lo statuto dell’uomo, la nostra posizione nel mondo.

In alcune recensioni viene lodato per l’audacia nell’esprimere pensieri impopolari e, in un certo senso, controcorrente. In realtà, almeno parte di questi stessi pensieri sono nella mente di molti italiani che, forse per povertà culturale o di coraggio, non riescono/vogliono esprimersi. Con questo libro, sente di aver appagato le aspettative di questi silenziosi?

Controcorrente “in un certo senso”? Io rischio ogni giorno ostracismo e querele, ogni giorno ricevo insulti e a volte anche minacce: controcorrente in tutti i sensi, dunque. E non credo proprio di avere appagato le aspettative dei culturalmente poveri: i culturalmente poveri non leggono, e se leggono leggono gli autori in classifica, non me. I culturalmente poveri non sono il mio pubblico di riferimento: io, anche indipendentemente dalla mia volontà, sono un autore elitista, uno scrittore per culturalmente ricchi.

Quale il suo obiettivo quando scrive?

Compiere il mio dovere, non peccare di omissione. Ci sono cose che in Italia posso scrivere soltanto io, quindi mi tocca scriverle.

A detta del suo collega Antonio Gurrado, Pensieri del Lambrusco non può essere citato, perché ogni sua parte è essenziale. Lei, che ne è l’autore, citi una frase che meglio rappresenta se stesso e il suo modo di vivere l’Italia.

Citerei una frase dell’introduzione: “Vidi il cuore dell’Italia vuoto per apostasia, le vene dell’Italia vuote per crollo demografico”.

Federica Colantoni

Federica Colantoni nasce a Milano nel 1989. Laureata in Sociologia all’Università Cattolica nel 2013, pochi mesi dopo inizia il percorso di formazione in ambito editoriale frequentando due corsi di editing. Da dicembre 2014 collabora con la rivista online Cultora della quale diventa caporedattrice. Parallelamente pubblica un articolo per il quotidiano online 2duerighe e due recensioni per la rivista bimestrale di cultura e costume La stanza di Virginia.

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