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Calcio e musica nella vita del compositore russo Sostakovic.

Simone Morichini di Simone Morichini, in Blog, del

Calcio e musica nella vita di Sostakovic

Il rapporto tra calcio e intellettuali è sempre stato molto complesso. Spesso guardato con snobismo per via del grande entusiasmo popolare, il soccer non è mai stato particolarmente attrattivo per alcune élite. Con alcune eccezioni, però. E se nel nostro Paese abbiamo l’esempio di Pier Paolo Pasolini, nell’ex Urss troviamo la straordinaria storia del grande musicista Dmitrij Dmitrievic Sostakovic, uno dei più noti compositori russi di tutti i tempi. A far luce sul suo rapporto con il calcio è il libro edito da Il Melangolo Sostakovic. Note sul calcio (2018) dove emerge il grande amore per lo sport più bello del mondo definito dal grande musicista come “il balletto delle masse”, in un paese come l’URSS dove, a differenza della visione britannica della disciplina, il calcio era visto come “una forma d’arte capace di attraversare trasversalmente la letteratura, la pittura, la musica e la danza”.

Calcio e musica nella vita di Sostakovic

Leggendo le pagine di questo agile volume, si coglie benissimo il duplice significato che Sostakovic attribuiva al soccer: da una parte, il grande compositore russo, tifosissimo della Dinamo di Leningrado, trovava conforto nell’assistere ai match e a discuterne con la sua cerchia di amici tanto che la sua biografa Laurel Fay sostenne che “il calcio offrì a Sostakovic una via di fuga sia dalla musica che dalle preoccupazioni della vita quotidiana”. La sua passione era così forte che Sostakovic entrava nella depressione più totale quando il campionato, a causa del lungo inverno, veniva momentaneamente sospeso. Dall’altro, era una grande fonte d’ispirazione per i suoi lavori soprattutto alla luce della grande convinzione di Sostakovic per gli ideali socialisti. C’è da annotare che nell’ex Urss il calcio non era particolarmente ben visto in quanto sport proveniente dalla borghese Inghilterra e non rivestiva agli occhi delle autorità sovietiche un carattere educativo. Tuttavia, pur con grande diffidenza, il regime comunista dovette prendere atto della grande popolarità del soccer e, pur tra mille sforzi, cercò di valorizzarlo come strumento di propaganda. E a tale proposito, s’inserisce il componimento L’età dell’oro di Sostakovic (1929) la cui trama prende spunto da una serie di incontri disputati in Europa dalla Dinamo Mosca. In questo componimento, il campo di calcio diventa un’arena ideologica dove i sovietici vengono presentati positivamente alla luce dei valori socialisti vestendo colori brillanti come il rosso, il blu e il giallo mentre gli occidentali sono i loro naturali antagonisti indossando completi sportivi neri. Anche negli anni del terrore staliniano, le sue passioni lo aiutarono a superare momenti molto difficili: “Si può supporre che, anche nel feroce anno 1937, Sostakovic riuscisse a trovare consolazione a mantenere l’equilibrio grazie alla musica (composizione della Quinta Sinfonia) e al calcio: due ambiti che temporalmente si intersecavano tra loro”. Stesso discorso si può fare per quanto riguarda gli anni della Seconda guerra mondiale, quando, dopo essere stato scartato dall’esercito, il compositore decise a modo suo di contribuire al morale della popolazione sovietica scrivendo poemi sinfonici. Il calcio fu una vera e propria ossessione per Sostakovic fino alla fine dei suoi giorni. Anche negli anni del declino di Sostakovic, la passione per il calcio non si fermò a parte il particolare “stop” dovuto al matrimonio con una funzionaria del Komsomol che, di fatto, lo portò a ridurre anche la sua proverbiale corrispondenza calcistico-letteraria. Nel 1966 Sostakovic manifestò il desiderio di andare a seguire i Mondiali di calcio inglesi ma, a causa di un infarto, dovette seguirli dal suo letto d’ospedale. Fino alla fine, fedele alla sua passione.

Simone Morichini

Simone Morichini

Sono nato a Roma il 20 dicembre 1976 e mi sono laureato in Scienze politiche presso l’Università "La Sapienza" dove ho successivamente conseguito il Dottorato di ricerca in “Storia delle elite e classi dirigenti”. Giornalista pubblicista iscritto all’Ordine del Lazio e Molise, lavoro in campo editoriale occupandomi di marketing, distribuzione e promozione libraria. Ho successivamente condensato la mia intera esperienza professionale in una pubblicazione ad hoc dal titolo “Per una manciata di libri. Aspetti commerciali nell’editoria”, uscito nel 2011. Ho collaborato con varie riviste tra cui "Elite e Storia", "Olimpiaazzurra", "Iniziativa" e la pagina culturale del webmagazine "DailyGreen". Mi piace viaggiare e adoro la letteratura scandinava (Arto Paasilinna e Jan Brokken in particolare). Appassionato di lingue straniere (inglese e tedesco su tutte), sono uno sportivo onnivoro e amo la disciplina invernale del Biathlon.

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