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Bukowski: in uscita a fine gennaio una raccolta di inediti

di Redazione Milano, in Letteratura, del

A fine gennaio uscirà per Guanda, nella collana Narratori della Fenice, “La campana non suona per te”: una raccolta di ben quarantaquattro racconti che Charles Bukowski ha pubblicato su varie riviste underground americane tra il 1948 ed il 1985.  Questi racconti, inediti in Italia e mai raccolti in volume nemmeno negli Stati Uniti, ripercorrono un quarantennio di storia americana attraverso la penna lucida e controversa di Bukowski. Ma ciò che sorprende di più, è come questa raccolta metta a nudo la grande metodicità e artigianalità di un autore considerato al di fuori da ogni rigore, mostrando così l’ossatura di tutta la sua vastissima opera.

Nato in Germania nel 1920, presto si trasferì con la famiglia in California. Qui, nel 1944, pubblicò il suo primo racconto sulla leggendaria rivista Story. Dopo un decennio di crisi (“un’ubriacatura durata dieci anni”), Bukowski sposa per corrispondenza Barbara Frye, direttrice della rivista Harlequin che aveva pubblicato otto sue poesie. Nonostante le sue condizioni di vita si facessero sempre più dure e la relazione con la Frye durò solo due anni, Bukowski in quegli anni intensificò i propri rapporti con riviste underground come Epos e Outsideri Breakthru. Ma è nel 1964 che inizia la sua collaborazione più importante con il settimanale Open City: questi scritti caustici saranno poi raccolti nel celebre “Taccuino di un vecchio sporcaccione” edito sempre da Guanda già nel 1979. Il grande successo di questa pubblicazione, gli consentirà di considerarsi –nonostante i tormenti- uno scrittore a tempo pieno e di licenziarsi dal suo lavoro in un ufficio postale. Anche quando cinque anni più tardi la rivista chiuse, i suoi racconti continuarono ad essere pubblicati su altre riviste off: Los Angeles Free Press e NOLA Express di New Orleans. Arrivò poi a pubblicare una rivista lui stesso, chiamata Lough literary and man the humping guns su cui pubblicò propri scritti, anche sotto pseudonimo. La rivista ebbe però vita breve e fu presto chiusa per contenuti osceni, nonostante il grande successo di vendite.

Nella sua vita Bukowski scrisse oltre sessanta libri. Una produzione enorme, frammentata e discontinua che lo ha consacrato tra i principali esponenti di quella corrente definita “dirty realism” fatta di personaggi volgari o imprigionati nel conformismo sociale. Un genere che risente dell’influenza di autori generazionali come J. D. Salinger e che conta grandi nomi come Raymond Carver, Richard Ford e Tobias Wolff.  E chi ama quel linguaggio essenziale, minimalista, in cui i significati sono solo suggeriti e la società è condannata implicitamente nel suo estremo bisogno di conformismo, può ritrovare tutto questo in “La campana non suona per te”. Ed è il titolo stesso, che contraddice il celebre sermone seicentesco di John Donne secondo il quale nessun uomo è un’isola indipendente dal resto dell’umanità, a riportarci nella profonda solitudine di Bukowski. Se per Hemingway era una questione sospesa, per lui è una certezza: la campana non suona per nessuno di noi.

Redazione Milano


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