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Bressanone, città tedesca d’Italia

Marco Testa di Marco Testa, in Blog, del

A Bressanone (città di circa ventimila anime che da queste parti, in pieno Alto-Adige – o Südtirol – è forse più nota col nome tedesco Brixen) inizia la lunga serie di hotel “Goldener Adler” (Aquila d’oro) che popola i multiformi itinerari dell’universo tedesco. E questo per l’importanza che il fiero volatile ha assunto nell’araldica germanica sin dal Medioevo. Dico germanica perché, chi vi è stato lo sa benissimo, d’italiano qui c’è poco e nulla, per note ragioni storiche: l’architettura è tedesca, tedesca è la cura delle strade (spesso e volentieri pedonali), tedesco è l’accento di tanti Altoatesini-sudtirolesi i quali, chi in polemica, chi per nulla, non vogliono rinunciare a questa specificità: perché l’Alto-Adige è un enclave tedesca nell’Europa latina. È ancora Italia senza esserlo più.

Ma ciò non toglie che pur sempre in territorio italiano ci troviamo e che perciò quest’area va a caratterizzare una volta di più l’Italia come paese ricchissimo di identità: perché gl’italiani possono ricordare i volti che s’incontrano a Tunisi come a Salisburgo, ad Almería come a Nova Gorica, specchio della storia antichissima e feconda di un paese-cintura tra il Mediterraneo e l’Europa centrale.

Il piccolo centro storico di Bressanone è semplicemente delizioso e ne guadagna non poco col fatto di essere interdetto al traffico: per quanto siano numerosi ormai anche nel resto d’Italia i centri storici pedonali, la strada da fare è ancora parecchia rispetto alle città dell’Europa centrale (Bressanone, posta più a nord di Ginevra e a soli 40 km dal confine austriaco, è indubbiamente da considerarsi in Europa centrale): l’idea che pedonalizzare costituisca un danno per i commercianti è vecchia frustra litania, peraltro abbondantemente smentita dai fatti. In Germania, paese che vanta numerosi centri storici di pregio ma nessuno che possa rivaleggiare con Siena, Venezia, Mantova o Torino, per non citare che esempi molto noti, tutto questo lo si è capito da molto tempo: così ad esempio il centro storico di Monaco è interamente chiuso al traffico e allo stesso momento i suoi negozi e le sue botteghe traboccano di persone che passeggiano per quelle belle strade. Così nella Venaria Reale ancora di recente riqualificata; così in tanti altri luoghi che vogliano annoverarsi tra i più civili. Si tratta di una questione di senso civico che si traduce in qualità della vita, di educazione al bello, di modalità altre di fare economia.

Ma torniamo a Bressanone, in questa fetta di Impero austro-ungarico che fu consegnato all’Italia come bottino di guerra nel 1918, facendo di migliaia di sudtirolesi, di colpo, dei cittadini italiani, ma con un retroterra culturale totalmente germanico. Paradossalmente le differenze identitarie tra il Trentino e l’Alto-Adige sono molto più marcate di quelle esistenti, poniamo, tra il Piemonte e l’Alta Savoia: qui si assiste tutto sommato a una certa continuità, quella tra due porzioni di Europa latina, nonché di due regioni che sono appartenute a un unico Stato (quello sabaudo); ma tra il Trentino e il Sudtirolo corre un confine molto più marcato, quello tra Europa latina ed Europa germanica.

La piazza centrale, spaziosa, ospita il duomo (Bressanone è stata sede vescovile ancora sino al 1973 e tra i suoi vescovi può vantare nientemeno che Niccolò Cusano, eletto nel 1450), di origine medievale ma più tardi rimaneggiato in stile barocco, davanti al quale una grossa aiuola colorava il quadro circostante. Purtroppo il panorama fiorito è stato sradicato in occasione dell’arrivo di papa Benedetto XVI pochi anni or sono (e non sappiamo se il pontefice abbia gradito). La facciata del duomo venne restaurata pochi decenni fa. Questa scritta la sormonta:

Sancti pontifices! Vestris gregis estote memores (santi pontefici! Siate memori del vostro gregge, cioè dei vostri fedeli).

Nel loggiato vicino all’ingresso sono affissi gli stemmi di alcuni pontefici che vennero a dire messa in questa piazza, mentre al lato dell’ingresso principale un corridoio conduce al chiostro dell’annesso convento, dove diverse lastre tombali murarie ricordano, immagino, alcuni vescovi della città. Annoto con piacere che il chiostro è straordinariamente affrescato. Lo visitiamo e riprendiamo il nostro percorso.

Passeggiando per le strade, veramente deliziose, incontriamo una targa, ovviamente bilingue, che ricorda il passaggio di W.A. Mozart a Bressanone:

“In questa casa dimorarono negli anni 1769-1773 Leopold Mozart e il suo famoso figlio Wolfgang Amadeus Mozart, che si esibì in concerti al cospetto del principe vescovo Leopold Von Spaur nel palazzo vescovile.

La città di Bressanone – 26.10.1991”.

I cittadini di Bressanone sono molto orgogliosi di aver ospitato a più riprese lo straordinario musicista. Non uno straniero, ma per molti un conterraneo salisburghese, città assai più vicina di quanto non sia Milano.

Non posso esimermi da sottolineare ancora una volta la germanicità di queste persone nemmeno quando entriamo in un’osteria dove il cibo è autenticamente tedesco e l’italianità è soltanto vagamente orecchiata. Dai tavoli si odono discussioni in tedesco, in tedesco ma anche in italiano è scritto il menu, tedeschi sono i volti di cui siamo circondati, tedesca è la cucina. Ordino un gulash con insalata di crauti. Il vino è più un rosato che un rosso e francamente non mi sembra il massimo. E meno male che il compositore e didatta Diether de la Motte decantava i vini teutonici (del Palatinato per la verità, quindi in tutt’altra zona) a cui volle addirittura dedicare il suo Manuale di armonia! Il tiramisù, infine, è rovinato dalle ciliegie. Un peccato, ma decisamente perdonabile a fronte di tutto il resto: andate a visitare questo incredibile luogo di frontiera.

 

Marco Testa

Marco Testa

Cresciuto nell'isola di Sant'Antioco, archivista e storico, ha compiuto parallelamente studi musicali. Autore di saggi e articoli, lavora presso l'Archivio di Stato di Torino come ricercatore, archivista e collaboratore della didattica e presso l'Istituto dei Beni Musicali del Piemonte. Dal 2016 cura le conferenze del festival di musica "EstOvest", collabora con l'Accademia Stefano Tempia in qualità di docente e con la cattedra di Bibliografia Musicale del Conservatorio 'G.Verdi' di Torino. Adora (quasi) tutto ciò che è Musica, il mare, gli antichi borghi, i luoghi e la storia della sua Sardegna, il buon cibo e molto altro. Vive a Torino dal 2008.

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