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I baci sono definitivi, o di come assaporare la magia del quotidiano

Redazione di Redazione, in Letteratura, Recensioni, del

In “Umano troppo umano”, Friedrich Nietzsche scrive che non è tanto nel momento dell’incontro quanto in quello della separazione e dell’allontanamento che si riconosce l’affinità tra le anime.
Il miglior luogo per osservare tutte quelle sequenze di addii, partenze e arrivi, via vai di anime non poteva che essere quel microcosmo fatto di binari e stazioni, romanzo “sempre nuovo” offerto nelle banchine in attesa, in cui uno parte e l’altra resta.

Sono esercizi di osservazione – o meglio di ricognizione – quelli di Pietrangelo Buttafuoco scrittore, poeta e giornalista -o meglio Cronista-, del Fatto quotidiano e del Foglio, che dopo il suo La notte tu mi fai impazzire. Gesta erotiche di Agostino Tassi pittore Skira 2016, torna con la sua nuova opera I Baci sono definitivi edito da La nave di Teseo per la collana Oceani nel Maggio 2017, anno all’insegna di una “campagna lettorale” come da lui definita, che continua con il suo Strabuttanissima Sicilia e L’insoluto. Piccolo dizionario biografico per ricordare l’Italia di oggi con Sergio Nazzaro (città nuova).

Le banchine della stazione si trasformano in un porto di un grande mare, e come nella storica foto della partenza della nave “Amerigo Vespucci” (Livorno 1963) posta in copertina, i marinai partono e i loro amori restano, entrambi ritratti in quel sigillare il loro allontanamento con un bacio, definitivo tanto quanto un tatuaggio. Ogni giorno entrando nel vagone della metro osserva attimi di vita quotidiana e ne fa un incantesimo, “rubando” le storie dei pendolari e facendone frammenti di un viaggio tra amori, baci e incontri straordinari che catapulta il lettore all’interno di arabeschi sogni, accompagnati dalle illustrazioni di Banafshe Ahmadzadeh.

Esercizi di osservazione che diventano racconto di “vite immaginali” scandite attraverso il ritmo delle stagioni e ambientate tra le metro e i tram di Roma, la sua Sicilia – buttanissima ma tanto amata da portarla nel nome-, la Russia e il Medio Oriente. Forte è la presenza di Henry Corbin, metà uomo e metà angelo, filosofo francese e cesellatore dell’immaginale “archetipo di ascolto e visione dell’islam che dice il mondo”, come lo definì nel Feroce Saracino. Il mundus imaginalis è “regione intermedia tra corpo e spirito”, dimensione terza tra res cogitans e res extensa in cui “le ombre del mondo sensibile si trasformano in simboli evocativi”.

È l’ immaginazione produttiva ad essere il luogo della metafisica pura e occorre incamminarsi con l’Anghelos per trovare il mundus imaginalis.

Era sempre lui a dire:“Face de Dieu, face de l’homme”.

I Baci se da un lato rappresenta un’ opera assolutamente originale, quasi un unicum, dall’altro è un libro i cui frammenti erano nell’aria e che prima o poi dovevano farsi testo. Il lettore più attento ne può aver colto preannunci e indizi tra le righe di alcuni “riempitivi” del Foglio o in alcune pagine di sue opere precedenti come il Feroce Saracino. Pagine che offrono un modo diverso di rapportarsi con la realtà, donando nuovi occhiali -o meglio occhi-, attraverso i quali poter cogliere la magia e la meraviglia che si nasconde dietro il quotidiano:

La verità non scompare quando è l’occhio del cuore a guardare, poiché è lì, dentro al petto che conteniamo il mondo.

Alla domanda “cos’è il Sufismo?” Marting Lings risponde proprio “il risveglio del cuore”, inteso non solo come organo fisico ma come centro dell’anima e porta dello spirito, ed intelletto come facoltà che permette di percepire il trascendente. E sapore (dhawq) è il termine più adatto per indicare il carattere diretto di questa conoscenza.

Il Viaggio, in macchina come su una nave o un aereo è sempre approfondimento interiore, e in questo caso diventa anche anche ritorno del sé finito in direzione del Principio.

É nella normalità che si scatena la meraviglia, e se la metro ed i tram sono i luoghi perfetti per riconoscere l’affinità tra le anime sono le ore del mattino quelle in cui le persone hanno ancora “i rimasugli dei sogni lasciati sul cuscino”. Nel sogno possiamo infatti attingere alla “pienezza del mondo” e farne un abito per il domani e la mattina presto nella metro è il momento in cui si riesce a cogliere meglio lo sfoggio che i pendolari fanno di queste ricchezze “strappate al cuscino”.

Aggrappati al corrimano, in quell’equilibrio precario, possiamo, se attenti, ritrovarci e riconoscerci nelle storie degli altri, e per farlo occorre provare a staccarci da noi stessi e lasciarci riempire e travolgere da ciò che abbiamo intorno, avendo la consapevolezza che è proprio nella vita di tutti i giorni e nelle cose apparentemente più banali che vi è la natura speciale dentro di noi, proprio perchè portiamo dentro il nostro bagaglio esistenziale carico di “memorie, ricordi e profumi”.

Dopo questo libro al lettore attento potrà capitare di incontrare e ritrovare dei, fate, poeti, acrobati e sirene dietro le persone comuni, e ritrovare la saggezza sufi anche nelle parole della persona più comune, Dervisci che danzando scacciano demoni o Saffo dietro una ragazza piegata dal peso del dizionario di greco

Potrà incontrare Cyrano de Bergerac, proprio lui-vecchia conoscenza dell’autore- che smarrito tra i cirri di una “nuvola dimenticata dal cielo” si ritrova sulla metro di Roma con lo sguardo perso nel vuoto. Venuto dalla luna, ancora impolverato di “riflessi argentati” potrà rivelargli: “Profuma di segreto la luna. Lo spazio è il solo luogo della sua intimità.”

Lui a cui piace dispiacere, il guascone che nei Fogli consanguinei l’autore definì “seduttore, altruista, sconveniente antibuonista ed eroe sconfitto”. E chi meglio di lui poteva trovare spazio tra le onde di questo oceano, lui che del bacio diede una celebre definizione da entrare quasi nel linguaggio comune e il cui fascino resiste nonostante il tentativo di farne una frase svuotata di senso: “apostrofo rosa posto tra le parole t’amo, modo di riempirsi il cuore e di scambiarsi sulle labbra il sapore dell’anima”.

Ma se Giafar può godersi tutti i giorni il suo metrò, viene in mente la piccola Zazie- il cui nome trova spazio anche nelle pagine del libro-, ragazzina inquieta e ribelle, che scapperebbe volentieri dalle pagine del romanzo di Queneau, non potendo vedere la metropolitana di Parigi a causa dello sciopero, per addentrarsi in quell’abisso “dall’odore di polvere ferrugginoso e disidratato” a lei vietato.

È ancora un Poeta, Giorgio Caproni, ad aver descritto al meglio quel mondo dello scompartimento e quel legame che si crea tra viaggiatori, nel Congedo del viaggiatore cerimonioso : “ Era così bello parlare insieme.., confondere i volti ( fumare, scambiandoci sigarette), e tutto quel raccontare di noi ( quell’inventare facile, nel dire agli altri), fino a poter confessare quanto, anche messi alle strette, mai avremmo osato un istante per sbaglio confidare”.

Ed è una donna seduta in metro a sfoderare un tatuaggio molto impegnativo: un drago che partendo dall’avambraccio arriva fino alle dita. Sono le 16.29 sulla linea B, altezza Colosseo/Piramide.

Il disegno racconta la personalità della signora, musicista, che porta con se nella custodia uno strumento a corda. Una sua amica osservando il segno sulla pelle (che credeva perenne), con circospezione dice la sua, ma l’altra cogliendo lo stupore gli rivela che non è vero ma tinto di hennè e quindi se ne andrà via. La seconda argomenta : “io non voglio nulla di definitivo sul mio corpo”.

Un uomo seduto vicino a loro interviene: “…a eccezione dei baci”.
Le due lo guardano non capendo cosa voglia dire e lui ( si proprio lui ) risponde: “I baci sono definitivi”.

Un testo tutto da leggere e rileggere, il cui messaggio essenziale è uno e ribadito più volte: è più importante amare che essere amati ed ascoltare che essere ascoltati, tenendo però a mente ciò che dice la Luna ( che va sempre guardata e quindi ascoltata):” non è possibile amare l’amore senza un errore”.

Luca Catanzano
Redazione

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