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Arte in Pills: L’Angelus di Millet

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Arte, Blog, del

L’Angelus di Millet, un omaggio alla vita agreste e un recupero dei ricordi d’infanzia


L’Angelus (L’Angélus), Jean-François Millet. Olio su tela, 1858-1859, Museo d’Orsay, Parigi.
(Fonte web)

Uno dei dipinti che mi hanno sempre affascinato è L’Angelus (L’Angélus) di Jean-François Millet. Il dipinto è un olio su tela, realizzato tra 1858-1859, oggi conservato nel Museo d’Orsay di Parigi. Il quadro è una delle tele più famose di Millet, il quale mette in esso una coppia di contadini ritratti nel momento preciso in cui interrompono il loro duro lavoro quotidiano nella campagna al suono delle campane che annunciano l’Angelus, per pregare con la massima devozione.

Ispirazione

L’Angelus (Angelus Domini –Angelo di Dio-) suona per tre volte al dìo (alba, mezzogiorno e sera) ed è una preghiera latina recitata tre volte al giorno. Per la rappresentazione del tema pittorico l’artista prese spunto dai ricordi della propria infanzia, quando viveva in Normandia e lavora nei campi con la nonna.

Contadini


Dettaglio L’Angelus (L’Angélus), Jean-François Millet. Olio su tela, 1858-1859, Museo d’Orsay, Parigi.
(Fonte web)

Il quadro vede quindi le due figure umane, marito e moglie, fermi, immobili, tutti e due con il capo chino mentre, al tramonto, stanno recitando la preghiera devozionale. Sono due contadini e lo si capisce dai vestiti semplici, mancanti di qualsiasi tipo di decorazione.  I loro volti sono abbozzati con pennellate di colore che ne definisce in modo approssimativo e abbozzato i lineamenti, come a sottolineare l’umiltà e le origini sociali rurali della coppia. L’uomo, dipinto in penombra, si erge come una figura imponente, che dimostra anche un profonda fragilità umana. Essa non è data solo dalle vesti dal taglio semplice, ma anche da come l’uomo in modo impacciato e goffo, tiene tra le mani il suo cappello. La rigorosa rigidità del contadino la ritroviamo nel forcone posizionato accanto a lui, alla sua destra (la sinistra per noi osservatori). Lo strumento di lavoro è piantato lì nel terreno e la sua verticalità contrasta con la terra grumosa e dura lavorata dal contadino stesso. La donna è dipinta da Millet di profilo, a capo chino, con le mani giunte e completamente assorta nella preghiera. Anche per lei gli abiti sono umili, semplici e la sua figura in penombra si staglia sul cielo rischiarato dalla luce del sole al tramonto. Davanti alla donna il cesto abbandonato con i frutti della terra e, dietro di lei, c’è la carriola carica di sacchi. I contadini e il loro mondo sono un tema molto caro Millet, che cominciò a trattare tale soggetto rurale quando si trasferì da Parigi a Barbizon.

Il paesaggio

La tela è stata costruita con un punto di vista che dal basso va verso l’alto e questo dettaglio non solo rende le figure umane monumentali, ma ci dona anche una visione della vastità del terreno dove si intravedono, sul fondo, delle macchie scure che fanno pensare a dei mucchi si erba sfalciata. Il tipo di mbientazione fa collocare il soggetto nelle stagioni della primavera o dell’estate. La fascia alta dello spazio pittorico è caratterizzata da un cielo luminoso, brillante, dove l’azzurro si colora di rosa grazie al sole che tramonta. Osservandolo bene quel cielo, proprio dietro la schiena della donna, si intravede stagliarsi il campanile della chiesa dalla quale arriva il suono dell’Angelus. L’edificio rappresentato da Millet è quello di Chailly, vicino a Barbizon, anche se il tema pittorico deriva dai ricordi personali dell’artista.

Senso del dipinto

Millet dipinse L’Angelus, non tanto per il significato religioso (lui stesso non era molto praticante), ma per rendere protagonista del dipinto, la vita e l’umile mondo dei contadini, le diverse fasi del tempo e del lavoro che scandivano la vita del mondo rurale. Nel dipinto L’Angelus è rappresentato il momento di riposo dei contadini che hanno faticato per tutto il giorno.

Tra Francia, U.S.A e ritorno a Parigi

L’Angelus fu commissionato a Millet dal magnate e pittore americano Thomas G. Appleton che, nel 1857, aveva visto al Salon, il dipinto di Millet Le spigolatrici, restandone affasciato.  Appleton non ritirò mai il quadro, che venne comunque esposto in diverse occasioni ottenendo un grande successo e attirando l’interesse di diversi collezionisti. Tra gli interessati ci fu un consorzio americano di casa d’arte che lo comprò per 580.000 franchi e che lo espose in diverse città americane. Nel 1909 L’Angelus tornò in Francia, grazie a un industriale francese che acquistò la tela e la donò al Louvre. Nel 1986 il dipinto venne trasferito nell’attuale sede.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV, V) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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