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Art in pills e storiuncole il Laocoonte di Brescia

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Arte, Blog, del

 

 

Brescia: il drammatico naturalismo del Laocoonte di Luigi Ferrari

Sono stata in visita alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e ammetto che alcune delle opere esposte hanno avuto un fascino particolare sulla mia mente e animo. Una di queste, senza ombra di dubbio, è l’imponente statua del Laocoonte di Luigi Ferrari, posta nell’ultima sala della pinacoteca.

Quello che mi ha colpito della statua in marmo di Ferrari, riproducente il sacerdote veggente della mitologia greca, sono la forza del gesto di Laocoonte che tenta di liberarsi dalle serpi, la sua espressione corrucciata nel tentativo di compiere l’impresa nella speranza desiderata di trovare la salvezza per sé e per i figli (uno avvinghiato a lui, l’altro esanime a terra, già stritolato dalle due serpi marine).

Ferrari, figlio dello scultore Bartolomeo e allievo di Canova, modellò il marmo con sapienza tanto da renderlo realistico, simile alla carne vera. Quello che però mi ha colpito in modo maggiore è che nell’opera di Ferrari, rispetto al Laocoonte presente a Roma, c’è maggiore espressività dal punto di vita emotivo.

Osservando Laocoonte il suo corpo è un po’sbilanciato, il volto è trasformato dalla sofferenza e dal dolore, i muscoli sono in tensione massima e poi c’è quella mano proiettata verso l’alto, che si allunga  in una disperata richiesta di aiuto, purtroppo vana. Un’ espressività drammatica di un uomo ancora vivo, che contrasta con i corpi senza vita dei due figli che lui, padre, aveva cercato di salvare, inutilmente, dalla furia assassina dei due serpenti marini inviati da Pallade Atena a punire il sacerdote ostile ai greci.

Luigi Ferrari espose la versione in gesso della scultura del Laocoonte a Brera, nel 1837. Paolo Tosio ne fu conquistato e ne commissionò una copia in marmo, che l’artista finì in modo definitivo attorno al 1853. Tosio e la moglie, morti nel 1842 e nel 1846, non la videro mai compiuta.

Il Laocoonte di Ferrari resta un capolavoro scultoreo dove mitologia, naturalismo della lavorazione del marmo ed emotività si mescolano alla perfezione donando alla statua una profonda e rinnovata umanità. (foto personale scattata in loco a Brescia)

Info: https://www.bresciamusei.com/pinacoteca.asp

 

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzoe IlRecensore). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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