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Art in Pills: il Realismo scultoreo nella Napoli dell’800

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Blog, del

 

Il Pescatorello

di Vincenzo Gemito

Oggi non so se sia per il caldo o per la voglia di avere i piedi in ammollo, vi parlo di una scultura che mi ha sempre dato una sensazione di freschezza e che mi ha sempre fatto pensare al mare. Mi sto riferendo al Pescatorello di Vincenzo Gemito, realizzato attorno al 1876-77.

La scultura è un bronzo conservato oggi  al   Museo nazionale del Bargello di Firenze. Quello che si vede è un ragazzino a gambe piegate in precario equilibrio su una roccia, facilmente associabile ad uno scoglio. Il giovane porta legato davanti al ventre asciutto e da bambino il retino dove mettere i pesci, gli stessi che sta stringendo con impegno e attenzione al petto, affinché non scappino. Il braccio destro del pescatorello stringe, all’altezza del gomito, anche un lungo bastone sottile, forse la canna utilizzata per pescare, mentre la mano destra è intenta a togliere l’amo dalla bocca dei pesci, prima di riporli nella rete.

Il volto del protagonista è caratterizzato da tratti semplici, lineari e popolani. Il protagonista non guarda verso lo spettatore, ma i suoi occhi osservano i pesci tenuti premuti al petto, dei quali si vedono spuntare le code frementi dalle mani del ragazzino.

Gemito realizzò una scultura di un realismo puro e intenso. Il suo pescatorello è, con molta probabilità, uno dei tanti ragazzini, o scugnizzi, che l’artista vedeva a Napoli. Adolescenti pronti a tuffarsi in mare per pescare pesci. Gemito non fa altro che dare forma eterna ad uno di questi giovani, per tramandare ai posteri usi e costumi della sua città ottocentesca.

Quello che mi ha sempre colpito di questa statua è la sensazione di equilibrio precario, nel senso che il ragazzino è accucciato sullo scoglio, ma la sua posa è un po’ instabile, come se da un momento all’altro potesse scivolare, nel doppio tentativo di rimanere in piedi e di non farsi scappare il pesce. I piedi, con le dita in tensione, comunicano un sensazione di forza, che evidenzia la capacità del ragazzo di mantenere il busto perfettamente eretto e di non cadere.

Il pescatorello di Gemito, in realtà, mi ha sempre affascinato perché comunica, dal mio punto di vista, una sensazione di freschezza, di energia e di vitalità. Le stesse caratteristiche della giovinezza del pimpante ragazzino protagonista che lo scultore scelse per farne una scultura.

Vincenzo Gemito fu uno scultore, disegnatore (ricordo molto intenso il suo ritratto intitolato La zingara) e orafo italiano che nacque e visse nella Napoli tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi 29 anni del 1900. La figura di Gemito, nato il 16 luglio del 1852, mi ha sempre incuriosito perché lui si formò da solo, imparando molto dall’attenta osservazione delle sculture nel Museo archeologico di Napoli e dalla vita animata presente nel centro storico della città. Poi, nel momento di maggiore successo, quando si trovava ad esporre ai Salons di Parigi, G. fu colpito da un tremenda crisi intellettuale che, unita a drammi e gioie private (la morte dell’amata Matilde colpita da tisi, il matrimonio con Anna Cutolo, la nascita della figlia, ricoveri per malattie mentali), lo portarono a ritirarsi dalla vita pubblica per una ventina di anni. Solo dopo la morte della madre e dalla moglie e la guarigione dalle allucinazioni che lo attanagliavano, nel 1909 Gemito tornò a mostrarsi in pubblico con le sue sculture, disegni. Morì nel 1929.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzoe IlRecensore). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III tra poco il IV) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Ha fatto la speaker radiofonica.

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