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Art in Pills: Il cibo si fa arte

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Blog, del

 

Ceci n’est pas une pomme

(Questa non è una mela)

di René Magritte

Ogni tanto qui in Art in pills mi occupo del cibo che si fa arte e oggi vorrei raccontarvi un qualcosa su René Magritte che riuscì a dimostrare che non sempre il soggetto ritratto corrisponde davvero alla realtà. Magritte amava giocare con le immagini e sconvolgere l’osservatore e, non a caso, dopo averlo fatto con un pipa che secondo lui non era una pipa l’artista ci riprovò nel 1964 con un dipinto dal titolo Ceci n’est pas une pomme (Questa non è una mela), appartenente oggi ad una collezione privata.

L’opera (un olio su tela) è semplice ed essenziale, nel senso che su un fondo monocromo simile ad un color nocciola che sfuma al quasi bianco, al centro si trova il soggetto primario della rappresentazione, una mela. Il frutto è realizzato da Magritte con maestria fotografica, che definisce la mela in ogni suo singolo dettaglio. Si vede la mela tonda, di un colore che dal verde sfuma al rosso vivo, munita di piccolo e foglie. Osservando il corpo tondo, lievemente illuminato da una luce che arriva da sinistra (la nostra) si notano anche tutte le peculiarità della lucida buccia, come le macchie scure nella zona giallo-verde centrale del frutto o la minuziosità nella definizione della foglie e di ogni venatura.

Quella che vediamo è quindi una mela, ma a mettere in crisi l’osservatore è la scritta nera posta sopra la mela: Ceci n’est pas une pomme ossia Questa non è una mela. Un errore? No. Come detto in precedenza questa è verità, e proprio in tale negazione del frutto ritorna il senso del titolo dell’opera del 1928/29 Il tradimento delle immagini. Infatti, quella che il belga Magritte dipinge non è una mela vera, ma una sua rappresentazione. Sulla tela non c’è un frutto vero e concreto, ma una riproduzione possibile di esso. L’altro elemento che rimarca che quella raffigurata da Magritte non sia una mela, è il fatto che l’immagine dipinta non la possiamo mordere e mangiare. Quello che il surrealista Magritte ci ha voluto comunicare è la sottile, ma importante, differenza tra un oggetto fisico e concreto e la sua rappresentazione. La mela da lui dipinta, io spettatore la posso guardare, rimirare e apprezzare per lo stile pittorico, ma non posso di certo assaggiarla.

Magritte compie, e lo fa dimostrando l’attualità del suo riflettere, un’acuta riflessione sulla comunicazione usata dagli uomini e sui codici/convenzioni/segni che la costituiscono. La mela raffigurata da Magritte appartiene al mondo dei segni e dei codici della rappresentazione creati, da sempre, dal genere umano per dare un nome alla cose, ma non è una mela vera, è una possibile rappresentazione di essa creata per identificare il frutto.

Quindi ecco un consiglio prima di vedere Ceci n’est pas une pomme, fate tappa dal fruttivendolo prendetevi una bella mela e sgranocchiatela mentre guardate l’opera del pittore surrealista.

 

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV, V) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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