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Art in Pills: arte e guerra

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Arte, Blog, del

I soldati gassati di John Singer Sargent

 

Nel corso dei secoli gli artisti si sono occupati di tutti i temi possibile che potevano essere indagati con l’arte: vita, morte, fede, mitologia, sogno, mente umana. Non solo, tra le tematiche affrontate c’è anche la guerra. Sono davvero tanti i dipinti a questo argomento e ho scelto un quadro  Soldati gassati (Gassed) di John  Singer Sargent, un olio su tela di più di 6 metri per 2 metri e 30 di altezza, realizzato tra il 1918 e la primavera del 1919. Il dipinto venne commissionato a S. dal British War Memorials Committee (Comitato di guerra  britannico per il Memoriale di guerra) e dal Ministero dell’Informazione, per documentare la Prima guerra mondiale che coinvolsero diversi artisti nel progetto.  Oggi si trova all’Imperial War Museum.

Per l’ambientazione Sargent prese spunto dai luoghi dove lui si recò nel luglio del 1918 per vedere da vicino l’operato delle forZe anglo-americane coinvolte nel conflitto. In particolare S. si recò in Francia prima ad Arras poi ad Ypres.

Il momento scelto da Sargent è la rappresentazione di un gruppo di giovani militari in processione, dopo essere stati colpiti dal gas mostarda (iprite), molto usato durante la Grande guerra. Il gas era molto pericoloso e purtroppo gli effetti da esposizione ad esso o erano letali  in modo immediato o spesso cominciavano dopo qualche ora.

L’opera attira l’attenzione per la sua modalità di composizione. Il centro del tutto sono 11 soldati in fila indiana. Come si nota osservandoli si tengono l’uno con l’altro per poter camminare in direzione del luogo di ricovero. Tutti hanno gli occhi bendati a causa dell’esposizione al gas. Partendo dalla nostra sinistra, il quarto militare sembra abbandonare la fila forse perché chiamato da uno dei moribondi a terra. Spostando sempre lo sguardo da sinistra a destra notiamo un militare in salopette che ci dà le spalle e che sta guidando i militari impossibilitati a camminare da soli e in modo libero.

Osservando questi giovani, ci accorgiamo che sono tutti abbastanza impacciati nel loro incedere. Tutti guardano davanti a loro ma non sanno cosa hanno davanti e l’ottavo soldato da sinistra ha il capo chino, mentre alza la gamba destra piegandola come se avesse calpestato qualcosa. Anche se ammaccati, questi soldati sono vivi e si muovono in corteo, come il gruppetto di altri sopravvissuti bendati che si scorge avanzare nella parte destra de dipinto, verso la vita. Tutti stanno attraversando un campo, o meglio, un mare di corpi umani sdraiati a terra.

I corpi dei soldati a terra sono ammassati, uno vicino e anche uno sopra l’altro, alcuni sono morti, altri sono feriti, altri si siedono come per tentare di alzarsi e andarsene, altri, sfiniti dormono usando come cuscino il proprio zaino o il copro del vicino. Questo insieme di carne viva, ferita e in decomposizione fa pensare alla morte e alla distruzione causate dalla guerra e al fatto che molti giovani soldati innocenti non fecero mai più ritorno dalle loro famiglie, in quanto persero la vita sul campo di battaglia.

Lo sfondo paesaggistico è del tutto inesistente, si intravede solo un cielo grigio, velato da nubi o, forse dalla polvere e dai residui di gas che aleggiano nell’aria, che impediscono al sole di portare serenità, ed è come se questo tempo bigio volesse simboleggiare la sensazione di desolazione, abbandono e disorientamento scatenato nei militari dalla guerra. Vicino al gruppo di soldati, dietro verso l’orizzonte si intravede un tondo luminoso  – il sole- ma è così pallido, sbiadito e debole da fondersi con il cielo senza riuscire ad imporsi nella sua brillantezza. Attorno ci sono degli aerei che volano in ricognizione. Dietro i soldati in processione, lontani dall’orrore della guerra e dal dramma, si intravedono altri militari, con casacche rosse e blu, intenti a giocare a pallone in completa spensieratezza.. Tutta la scena è illuminata da una luce giallastra, fredda che da un senso di umidità.

Le dimensioni enormi della tela permisero a Sargent di dipingere le figure a grandezza naturale, creando un effetto di forte realismo per l’osservatore che si trovava, e si trova ancora oggi, davanti a figure dipinte a dimensioni reali. Gli studi e le testimonianze raccolte evidenziano che l’artista prese spunto da opere antiche come il trittico La battaglia di San Romano, dipinto da   Paolo Uccello . Altro possibile modello di riferimento pittorico per Sargent, fu  Pieter Bruegel il Vecchio con il suo dipinto La parabola dei ciechi, perché come nel dipinto antico, anche in quello dell’artista americano sono dei ciechi a guidare altri ciechi.

John Singer Sargent nacque a Firenze il 12 gennaio del 1856, perché nel 1854 i suoi genitori americani avevano lasciato Filadelfia per trasferirsi in Europa.  Fin da piccolo Sargent mostrò uno spiccato talento pittorico, tanto che nel 1873 seguì i corsi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. L’anno successivo si trasferì a Parigi dove studiò con James Carroll Beckwith e di Carolus Duran, che gli fece conoscere la pittura degli impressionisti, e l’Académie des beaux-arts. Sargent non diventò mai un impressionista, ma fu molto attratto da questo movimento, cercando di ricrearne la sensibilità nelle sue opere successive. Nel 1876 S. si recò negli Sati Uniti per la prima volta e nel 1878 venne accettato al Salon dove cominciò a farsi conoscere dalla critica. Durante l’estate si recò in Campania, a Napoli, poi a Capri, e rimase affascinato dalla pittura di Antonio Mancini e Francesco Paolo Michetti, dei quali subì l’influenza. Visitò la Spagna, i Paesi Bassi e in ogni viaggio riuscì a trovare pittori contemporanei e del passato che lo ispirarono. Dopo la delusione del Salon del 1884 si trasferì a Londra e per lui cominciò un periodo di successo (in America fece una serie di dipinti murali a Boston e New York) e di riconoscimenti soprattutto per la sua ritrattistica che scavava nella psiche umana. S. era molto amato dalla borghesia americana. Tornò in Italia nel 1913,e  soggiornò sul lago di Garda, dove dipinse  una serie di acquarelli molto interessanti. Morì a Londra il 15 aprile 1925 all’età di 69 anni.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV, V) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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