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Art in Pills tra arte e cibo con Annibale Carracci

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Arte, Blog, del

 

Annibale Carracci e la quotidianità

de Il Mangiafagioli

 

Oggi vi voglio accennare ancora al tema del cibo nell’arte e come opera ho scelto il Mangiafagioli, un dipinto di Annibale Carracci esperto di questa pittura di genere. Il quadro venne realizzato tra il 1584 e il 1585, ed oggi si trova nella galleria di  Palazzo_Colonna a Roma.

La tela ha una impostazione semplice che mette in primo piano il soggetto umano, l’uomo affamato, intento a portare alla bocca un cucchiaio in legno colmo di fagioli, e credo siano quelli dall’occhio (se notate ogni singolo fagiolo ha un puntino nero). Il mangiafagioli del Carracci è un uomo di umili origini e a dimostrarlo ci sono le vesti semplici nella forma e anche nel materiale, spoglie da qualsiasi fronzolo decorativo. Altro dettaglio che ci induce a dedurre che l’uomo non sia così ricco è il cappello di paglia sfilacciato e un po’ sciupato, come la piuma scura che si intravede nella parte più alta del copricapo. In realtà, ad suggerirci  lo stato sociale dell’uomo sono proprio i fagioli che lui sta mangiando, un cibo povero (nel senso di poco costoso), ma nutriente, ideale per quelle persone, i poveri popolani, che avevano sì bisogno di energia ma che non potevano permettersi di compare della carne.

L’uomo ha un fisionomia comune e quotidiana, così come è quotidiano il gesto dello sfamarsi, anzi se guardiamo bene i suoi occhi, il protagonista della tela guarda verso l’esterno, fuori dal dipinto. Il mangiatore di fagioli ci guarda e lo fa con degli occhi un po’ sgranati, stupiti ed esterrefatti, come se noi lo avessimo colto sul fatto e, non a caso, il cucchiaio che sta portando alla bocca rimane lì sospeso a mezz’aria.

Il mangiatore siede ad una tavola ricoperta da una tovaglia bianca sulla quale notiamo appoggiati altri elementi culinari: alla nostra destra un orcio di vino, si presume in ceramica, e davanti un bicchiere con la stessa bevanda. Un particolare che richiama l’opera di  Bartolomeo Passarotti ,  dal titolo Il villano che suona il liuto, dipinto nel 1580. Si nota anche la mano del popolano intenta a stringere un tozzo di pane, come avesse il timore di vederselo portare via. Accanto c’è anche un piatto con delle fette di quella che potrebbe richiamare una sorta di torta salata alla erbe. Vicino, verso la nostra sinistra, si vede un’altra pagnotta e, dietro di essa, tre gambi bianco e verde che assomigliano in modo chiaro a del porro e la scodella colma di fagioli.  Lo sfondo alla nostra destra è un antro scuro e non definito, mentre a sinistra è definito da una finestra dalla quale entra la luce che illumina la scena del pasto quotidiano.

La composizione del quadro di Carracci è perfettamente equilibrata, l’uomo intento a sfamarsi è il fulcro del dipinto nel quale, se ci facciamo caso, tornato tonalità cromatiche armoniche tra il bianco, l’ocra, il nocciola, il marrone sia nelle vesti, nell’incarnato e nel cibo stesso che sta mangiando il soggetto umano.

Gli studi fatti nei secoli ritengono che Carracci risentì per la composizione di questa opera di dipinti del Passarotti e anche di Vicenzo Campi, ma nel Mangiafagioli, Annibale Carracci elimina tutto il simbolismo, le allusioni simboliche e sessuali che caratterizzavano di sovente le tele dei suoi punti di riferimento. Il tutto in funzione di una pittura nella quale il recupero del Classicismo tipico del Rinascimento è unito alla studio naturalistico della realtà quotidiana e dei suoi componenti.

Annibale Carracci nacque a Bologna nel 1560, era fratello di Agostino. Fu un importante pittore. Fondamentale per la sua formazione fu il soggiorno a Parma dove studiò il Correggio, a Venezia per il Veronese e i Bassano. Nel 1582, con il fratello Agostino, fondò a Bologna l’ Accademia dei Desiderosi, divenuta poi degli Incamminati, cha aveva lo scopo di portare la pittura  a recuperare il gusto del XVI secolo in sostituzione della pittura manieristica. Lo stile pittorico di Carracci, nel periodo dell’accademia, era caratterizzato da una interpretazione classica della natura, che affondava le radici nella pittura del Cinquecento. Tra il 1582 e 1594,  A. C. lavorò, aiutato dal fratello Agostino e del cugino Ludovico, alla decorazione dei palazzi Fava, Magnani e Sampieri, ed realizzò parecchie pale d’altare per chiese bolognesi. Nel 1595 si recò a Roma dove decorò la galleria di palazzo Farnese con scene mitologiche. Nell’Urbe, C. subì l’influenza delle opere di di Raffaello e dell’arte antica, le quali gli permisero di realizzare grandi composizioni di dallo stile classico, ma ricche di libertà inventiva, dove si mescolavano in modo armonico il mondo naturale e la tradizione classica. C. riorganizzò il linguaggio pittorico del passato con le sue competenze culturali dando forma al suo ideale classico e naturalista per avere un linguaggio tecnico pittorico in grado di opporsi e staccarsi del Manierismo. Morì a Roma nel 1609.

 

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzoe IlRecensore). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III tra poco il IV) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Ha fatto la speaker radiofonica.

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