• 21/06 @ 14:54, @SopravviviMi @MediasetTgcom24 @laurabusn Grazie mille!
  • 21/06 @ 14:54, RT @SopravviviMi: I consigli del libraio di Giugno! Su Letti a Letto @MediasetTgcom24 @laurabusn della Libreria Cultora di #Milano @culto…
  • 09/03 @ 15:51, La direzione di #HistoricaEdizioni saluta dal proprio stand un tempo nuovo, un #tempodilibri e di #cultura. In fot… https://t.co/JzpN8XKnCN
  • 09/03 @ 14:02, Oggi c’è aria di #ribellione a #tempodilibri. https://t.co/XZYA5tEy1E #Copertina a cura di Giulia Capitani… https://t.co/4f2XDrOzQp
  • 09/03 @ 11:57, Perché esiste #gendergap nel mondo della scrittura? A #tempodilibri, l’incontro “Leggere è femminile, scrivere è m… https://t.co/vWprmOGtSI
  • 08/03 @ 18:09, #8marzo, #tempodilibri ma anche tempo di #donne. Marta Meli, giornalista SkyTg24, apre il confronto su donne e scie… https://t.co/9QWlTubM97

ART in PILLS: Prima dell’ Action Painting: Guardian of the Secrets di Jackson Pollock, (1943)

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Blog, del

L’ultima volta vi ho raccontato la storia del dipinto Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia Gentileschi. Oggi invece ho voglia di portarvi un po’ avanti nel tempo, anzi direi di qualche secolo e pure in un altro continente, gli Stati Uniti d’America, alla scoperta di Jackson Pollock.

Pollock, nato nel 1912 a Cody,nello Stato del Wyoming, era ultimo di cinque figli. Il padre di Jackson si spostava spesso, da un luogo all’altro, in cerca di lavoro e il futuro artista divenne adolescente in una famiglia dove era la madre a mantenere l’ordine e a viziare i figli più piccoli, tra i quali Jackson.  L’artista dimostrò, già da adolescente, di avere un carattere inquieto e bisognoso di risposte alla tante domande riguardanti la vita e fu proprio in questo periodo che il giovane Jackson trovò un profondo interesse per le dottrine del mistico indù, Jiddu Krishnamurti. In particolare rimase affascinato da quella che stabiliva come la felicità potesse essere raggiunta solo grazie alla scoperta e la coscienza di sé. Pollock decise di ricercare questa verità per il proprio vivere e decise che sarebbe stata l’arte il mezzo attraverso il quale compiere questa indagine.

Nel 1930 Pollock si trasferì a New York, nel Greenwich Village, dove già vivevano e lavoravano nel mondo dell’arte i suoi fratelli e fu in questo periodo che il nascente artista cominciò a manifestare quelle crisi depressive che lo tormentarono per tutta la vita, portandolo a cercare un po’ di pace nell’uso smodato di alcol. Nel 1943 Pollock incontrò Peggy Guggenheim che gli organizzò, nello stesso anno, la prima mostra personale.

Tra le tante opere di Pollock, ho deciso di prendere in esame è una tela del 1943 di 122,5 x 191,5 cm conservata al Museum of modern Art di San Francisco nella collezione Albert M. Benderm intitolata Guardian of the Secrets. Il quadro, che per alcune cromie (blu, rosso, bianco, nero e giallo) e per alcuni simbolismi che vedremo poi, ricorda molti i dipinti di Mirò e Picasso, è un vero e proprio insieme di forme e simboli, che l’artista recuperò dalla cultura dei nativi americani e anche da quella afro americana, ma non manca il riferimento anche a culture altre, diverse da quelle presenti nel mondo dove l’artista crebbe.

I colori, pochi ed essenziali, sono stesi in modo compatto grazie a pennellate rapide e incisive che non sembrano lasciare spazio all’incertezza e a prima vista il dipinto può essere diviso in diverse sezioni che ci permetteranno di comprenderne il senso.

Per esempio se guardate ai lati estremi della tela noterete due figure astratte associabili ai due custodi o guardiani dei segreti scritti sulla tela/ panno/ lenzuolo bianco che occupa la parte centrale del lavoro di Pollock. Ad un primo sguardo le due figure così alte richiamano alla memoria i totem che gli Indiani d’America, residenti nel Nordovest, realizzavano per proteggersi dagli spiriti del male. La figura a sinistra, da associare alla dimensione femminile, è caratterizzata da un petto prosperoso e sporgente e da una maschera di cavallo. A destra invece un altro essere totemico di natura maschile caratterizzato da una folta barba.

Nella tela è individuabile una fascia superiore, dove macchie di colori e segni si mescolano dando forma a soggetti tribali e primitivi come la maschera (a sinistra) con la bocca aperta ad “O”. Questa figura, abbozzata con rapide pennellate, richiama la classica modalità di rappresentazione della figura del guardiano, utilizzata dalla popolazione dell’Africa centrale. Pollock forse conosceva questo tipo di maschere primitive, perché negli anni Quaranta molti musei della grande Mela ospitavano oggetti simili e se ci pensate bene anche Picasso durante la sua ricerca artistica, affrontò, in pittura e scultura, il primitivismo.

Nella parte inferiore, la chiazza bianca  di forma tubolare è un cane da guardia con le orecchie ritte, come se stesse vigilando il mondo circostante per proteggere la tela bianca al centro. Questa rappresentazione dell’amico a quattro zampe dell’uomo richiama da vicino il dio Anubi, la divinità degli egizi con la testa di sciacallo che aveva il compito di custodire il Regno dei morti nell’antico Egitto.

Tutte queste figure stanno salvaguardando un drappo centrale bianco sul quale sono scritti degli strani segni o simboli che sembrano agli occhi dell’osservatore incomprensibili, e in realtà lo sono. In un primo momento questi segni potrebbero ricordare i geroglifici usati dagli antichi egizi per comunicare, ma se mettiamo in parallelo la modalità creativa di Pollock con la cultura degli indiani d’America, ci si accorge che tra le due parti c’è un profondo legame. I nativi americani prendevano spunto dal mondo degli spiriti per le immagini da rappresentare e in un certo senso Pollock agisce nello stesso modo, recuperando le sue immagini pittoriche dalla propria mente. I segni presenti sulla tela bianca, che per la rigidità potrebbe anche essere anche una lastra, non si capiscono sono enigmatici e criptici.

Questi segni, se si volesse fare un’interpretazione psicologica seguendo le teorie psicanalitiche di Jung utilizzate da Pollock stesso per curare la propria depressione, potrebbero essere la rappresentazione grafica dei pensieri più profondi e segreti che si nascondono nella mente del pittore e che solo lui è in grado di comprendere.

A dire il vero, non prendetelo come un azzardo, quei segni strani e misteriosi potrebbero essere una sorta di anticipazione della tecnica del dripping (sgocciolatura) sperimentata da Pollock stesso alla fine degli anni Quaranta e diventata tecnica fondamentale dell’Action Paintig. Per elaborare questa tecnica pittorica, Pollock prese spunto dalla scrittura automatica surrealista e decise di usare la tela in modo diverso, non più su cavalletto, ma sul pavimento. Qui il colore (smalto e vernici industriali) venivano fatto sgocciolare sulla tela a terra con bastoni, pennelli e, incerti casi, da barattoli forati. Le forme pittoriche prendevano vita dalla continuità di movimento armonico – una sorta di danza – dello strumento, unito al movimento del braccio e del corpo dell’artista.

 

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV, V) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

Cultora © 2020, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy