• 21/06 @ 14:54, @SopravviviMi @MediasetTgcom24 @laurabusn Grazie mille!
  • 21/06 @ 14:54, RT @SopravviviMi: I consigli del libraio di Giugno! Su Letti a Letto @MediasetTgcom24 @laurabusn della Libreria Cultora di #Milano @culto…
  • 09/03 @ 15:51, La direzione di #HistoricaEdizioni saluta dal proprio stand un tempo nuovo, un #tempodilibri e di #cultura. In fot… https://t.co/JzpN8XKnCN
  • 09/03 @ 14:02, Oggi c’è aria di #ribellione a #tempodilibri. https://t.co/XZYA5tEy1E #Copertina a cura di Giulia Capitani… https://t.co/4f2XDrOzQp
  • 09/03 @ 11:57, Perché esiste #gendergap nel mondo della scrittura? A #tempodilibri, l’incontro “Leggere è femminile, scrivere è m… https://t.co/vWprmOGtSI
  • 08/03 @ 18:09, #8marzo, #tempodilibri ma anche tempo di #donne. Marta Meli, giornalista SkyTg24, apre il confronto su donne e scie… https://t.co/9QWlTubM97

ArT in PiLls: La donna dormiente di Lucian Freud

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Blog, del

La donna addormentata o Donna dormiente di Lucian Freud (nipote di Sigmund Freud) è il quadro del quale vi voglio parlare oggi. La ragione per la quale l’ho scelto è che qualche mese fa mi son imbattuta in una sua riproduzione e ho avuto una strana sensazione. È stato come se quella donna l’avessi già vista o la conoscessi. O meglio, mi ha ricordato il volto che potrebbe avere quella misteriosa donna che mi sogno dal 2000, almeno due o tre volte l’anno. Non so chi sia e  in questi 16 anni non sono mai riuscita vedere il suo viso, ma con lei c’è, dentro ai sogni, una strana simbiosi ed empatia. Nella dimensione onirica le situazioni sono diverse (un bar, un parco, dal dentista, in spiaggia, mentre cammino per la campagna, alla stazione ferroviaria), ma non son mai riuscita a capire chi sia. La cosa certa è che quella figura femminile sognata ha una pelle molto chiara, come la porcellana e dei lunghi capelli neri ed è più alta di me, anche se non è difficile superare il mio metro e cinquantotto centimetri di altezza. Nel 2015, l’ultima volta che l’ho sognata, verso la primavera è successa una cosa strana. Ero in una strada di una città molto ordinata, ma che non ho saputo riconoscere, e ad un certo punto ho sentito una voce che mi chiamava. Mi ricordo che nel sogno giravo la testa a destra e a sinistra per capire chi fosse a chiamarmi e nella folla ho riconosciuto la donna che da 16 anni mi sogno. Continuava a chiamare un nome, che non era il mio, ma nel sogno, ogni volta che la sentivo dire quel nome, so che le rispondevo “Arrivo, arrivo, son qui” ed ero l’unica che la ascoltasse. Le altre persone era indifferenti e continuavano la loro vita come se niente fosse. Purtroppo anche in questo caso non sono riuscita a vederla quella donna che continuava a chiamarmi con un nome non mio, ma alla quale rispondevo, perché sapevo che stava rivolgendosi a me. A fermare tutto la musica della radio e il treno che dovevo prendere.

Quando poi ho incrociato questo dipinto di Freud, ho pensato subito alla figura che compare da anni nei miei sogni. Il quadro è un olio su tela, non ho trovato molte informazioni su dove si trovi e sull’anno di realizzazione, ma presumo risalga agli anni Sessanta o Settanta del secolo scorso. Nella tela è ritratta una donna dormiente abbandonata in modo completo al suo sonno, dipinta da Freud nella sua più intensa intimità. Nulla sembra scuotere questa figura femminile che continua a dormire mentre l’artista è al lavoro. La visione scorciata della figura pone i piedi e le cosce in primo piano, piegati in modo tale da nascondere il pube, in un gesto di pudore, che la rende diversa dagli altri nudi dell’artista, nei quali, invece, i corpi dei soggetti ritratti si mostrano in modo esplicito, senza vergogna.  Il busto femminile è steso sul fianco sinistro ed è frontale a noi spettatori, come lo è il viso che poggia con delicatezza sul cuscino. Il braccio destro segue l’andamento sinuoso del corpo un po’ scarno, mentre il braccio sinistro, ritratto in modo prospettico, poggia mollemente sul guanciale. Noi spettatori siamo posti nello stesso punto di osservazione del pittore e, in questo modo, assumiamo una posizione un po’ voyeuristica verso questa donna nuda dormiente, come se la stessimo spiando. Lei, forse sa che qualcuno la sta osservando o forse no, ma questo non le impedisce di dormire, imperterrita, lasciandosi osservare da noi. La sua anatomia è definita da pennellate corpose di colore che la rendono scultorea,   mettendo in evidenza le forme dei polpacci, delle cosce, dei seni, resi più evidenti e sottolineati nelle loro forme dalla luce che li illumina. La stessa luce, fredda e chiara, che ci permette di intravedere, sotto la pelle candida, le ossa dello sterno e di dedurre, in modo netto, quelle della cassa toracica. Il viso sembra essere rilassato, incorniciato da capelli neri che mettono in evidenza i lineamenti fini e spigolosi del volto della protagonista. La figura dorme, ma il suo corpo è minato da un certa rigidità che sottolinea lo stato di desolazione presente in questa figura, che ha in sé qualcosa di sofferente come se dormisse senza nutrire speranze per il domani.

Il corpo nudo è inserito in un’ ambiente composto da pochi elementi che ci permettono di comprendere come l’esistenza di questa donna sia modesta e come, con molto probabilità, nemmeno ricca dal punto di vista economico. La stanza ha le pareti scure, costruite da pennellate oblique nelle quali si intravedono il nero, il grigio in varie tonalità e anche il marrone. Il tutto crea una sorta di cappa plumbea, potrebbe essere una metafora dei problemi che questa donna ha, incombente sulla figura distesa nel letto. Sulla sinistra c’è un panno bianco identificabile con una vestaglia appesa lì a qualche maniera, forse è quella della donna dormiente che preferisce dormire nuda, in completa libertà senza abiti che la stringono e fasciano. Il giaciglio è semplice, composto da un materasso sul quale è stesa una coperta, o un copriletto se preferite, con lavorazioni floreali. A me ha ricordatole vecchie e spesse lenzuola di lino e le coperte di cotone che, in molti casi, presentavano dei motivi decorativi di tipo floreale. Il colore è chiaro, ma non è il bianco quasi puro del cuscino sul quale poggia la testa della donna. Osservata bene, la coperta presenta sfumature sul panna e non si capisce se siano naturali o siano dovute al fatto che quella coperta ha bisogno di essere lavata.

Questo dipinto e altre opere di Lucian Freud potrebbero sembrare volgari, brutali nel modo in cui ritraggono le donne e gli uomini protagonisti. Io credo che l’artista, con la sua pittura a tratti caricaturale, grottesca e un po’ espressionista, volesse mostrare la specie umana nella sua disarmante solitudine e nuda fragilità.

 

Lucian Freud (o Lucien Freud), nipote del grande Sigmund Freud, nacque a Berlino nel 1922. Il padre e l’architetto Ernst Freud che  già nel 1933, comprese come l’ascesa di Hitler avrebbe portato alla fine di un’era, e fuggì con la famiglia a Londra, seguito molto più tardi, solo nel 1938 dal grande Sigmund. In gioventù Lucian fu influenzato dal Surrealismo, ma poi il suo stile pittorico si trasformò in qualcosa di più vicino  alla figurazione della Nuova Oggettività (Neue Sachlickeit) , ad artisti come Otto Dix e Oscar Kokoschka . Risale al 1937 la sua unica scultura, che gli vale l’ammissione alla Central School of Arts and Crafts di Londra prima, per iscriversi poi alla East Anglian School of Drawings and Paintings di Dedham, nel Suffolk, diretta dal pittore Cedric Morris, che fu il suo primo maestro. Dalla fine degli anni Cinquanta, Freud accantona il disegno, inteso come elemento base e strutturale del dipinto, per dare via ad un indagine pittorica di colore e forme che gli permessono di indagare l’uomo nella sua dimensione interiore. Muore nella sua casa londinese, all’età di ottantotto anni, dopo una breve malattia, il 21 luglio del 2011. Vi consiglio la lettura del libro Colazione con Lucian Freud. Ritratto di una vita nell’arte, di Greig Geordie, Mondadori.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzoe IlRecensore). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

Cultora © 2018, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy