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ArT in PiLlS: Klimt e il suo soggiorno gardesano del 1913

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Blog, del

Chi segue Art in Pills sa che Gustav Klimt è già stato protagonista del blog, ma qualche giorno fa mentre stavo sfogliando un piccola monografia sul pittore  mi sono imbatta in Malcesine sul lago di Garda, un olio su tela realizzato nel 1913. Malcesine è davvero un posto speciale, molto caratteristico, come altre località vicine, che vi consiglio di visitare nel caso vi capitasse di passare per il lago di Grada. Klimt, importante esponente della secessione viennese, andava per abitudine, come riportano le sue biografie, in vacanza all’Atter, ma nel 1913, una maggiore stabilità economica e l’influenza sempre più forte dell’amico Egon Schiele, indussero Klimt ad optare per una vacanza all’estero. La località scelta dal pittore tra il luglio e l’ agosto del 1913 fu il lago di Garda, in particolare la località di Tremosine. Se andate all’Hotel Morandi a Tremosine troverete una targa commemorativa che ricorda l’evento. Le cronache del tempo ricordano che Klimt rimase in vacanza sul lago di Garda per circa due settimane, periodo durante il quale realizzò alcune opere (Veduta di Malcesine e La chiesa di Cassone e, forse, ma non si è certi,  Il giardino italiano) nelle quali si nota un evidente cambiamento nella gestione del colore, molto più brillante luminoso. Altra cosa interessante è che nei paesaggi naturali di Klimt sembra sparire in modo completo la sua attenzione all’allegoria, all’erotismo, per la sciare campo libero alle architetture create dall’uomo o naturali.

Osservando il quadro si nota, nella parte in primo piano, la superficie dell’acqua del lago, questo fa pensare che, con molto probabilità, l’artista dipinse lo scorcio paesaggistico osservandolo da un imbarcazione galleggiante  sulle acque del Garda, qualcuno sostiene che lo osservò attraverso un cannocchiale, me non si è certi di questo. Klimt è sempre accurato nella definizione dei dettagli e anche qui osservando lo specchio d’acqua si notano diversi edifici costruiti sulle sue rive del lago riverberarsi sulla superficie del lago stesso. Osservando la parte corrispondente al lago si notano pennellate di bianco e di colore fondersi con l’azzurro dell’acqua per dare vita ad un massa acquosa ricca di riflessi colorati, che d ala sensazione di essere lievemente mossa.

Nel resto della tela si sviluppa il paesaggio di Malcesine con le sue abitazioni colorate, sovrapposte le une alle altre, presenti in tutta la fascia centrale della tela. Questi palazzi sono costruiti in modo molto geometrico, sembrano un’accozzaglia di cubi che si sovrappongono su più piani. A renderli diversi gli uni dagli altri non solo alcune merlature o arcate, ma i colori vivaci e sprizzanti come i gialli, i rosa, gli arancio e i rossi delle mura, resi splendenti dalla brillante luce solare del lago. Non so per quale ragione ma ad un certo punto, nel guardare la riproduzione del quadro, mi son venute in mente certe immagini di Portofino, ma anche le colorate favelas del Brasile.

Nella parte alta della tela il paesaggio continua con la raffigurazione del castello scaligero di Malcesine riconoscibile dalla sia merlatura e dal colore giallo ocra steso in modo piatto. Dietro di esso le alture presenti nella zona ricche rigogliosa vegetazione e, a sinistra, in alto, un sprazzo di cielo azzurro. A differenza dei dipinti paesaggistici ad ambientazione austriaca, in questo paesaggio di Malcesine c’è un senso di ampio respiro, di enorme spazialità, di libertà direi, che contrasta invece con quella sensazione di claustrofobia che invece si trova nei paesaggi austriaci.

È risaputo che Klimt per ogni suo dipinto realizzava molti disegni, ma per quanto riguarda i paesaggi, non ci son disegni o schizzi preparatori, perché l’artista dipingeva direttamente il soggetto ambientale. La cosa che mi piace di questo dipinto è il definire con accuratezza ogni singolo elemento architettonico e naturale, vicino o lontano all’occhio umano. Questo curarsi di ogni singola cosa lo porta a definire attraverso le pennellate di colori corposi e materici ogni singola finestra, le ringhiere, le vele della barche o il paesaggio naturale.

Il fatto che più mi dispiace è il tragico destino che questo quadro e altre opere di Klimt, e non solo, subirono, quando furono distrutte dall’incendio del Castello di Immendorf. Il castello si trovava nella parte più a Nord dell’Austria e i nazisti lo usavano come deposito di opere d’arte. La maggior parte dei dipinti di Klimt presenti ad Immendorf, proveniva dalla collezione d’arte privata dell’industriale ebreo August Lederer. I nazisti gli sequestarono i dipinti nel 1938 e li portarono nel castello. Durante la Seconda guerra mondiale la rocca custodiva tante opere d’arte che vennero distrutte da un tremendo – e aggiungerei insensato- incendio, appiccato delle SS naziste, le quali dopo la dichiarazione di resa delle truppe naziste in Austria, il 7 maggio 1945, decisero di passare l’ultima notte di guerra nella fortezza di Immendorf, per poi distruggere poi tutto quello che essa conteneva.

Sono passati 70 anni da quella notte, ma se penso a quello che accade oggi nel mondo, ancora una volta l’arte è un facile bersaglio.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV, V) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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