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ArT in PiLls: dalla Russia con colore, Il seminatore di Myasjedov

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Blog, del

Oggi vi porto in Russia, perché l’arte della parte dell’Est Europa mi ha sempre affascinato, dall’antichità fino ai giorni nostri. Quello di oggi è un primo approccio, poi nel corso delle altre pillole d’arte tornerò a raccontarvi altri aspetti della produzione artistica russa. Il quadro che ho scelto è Il seminatore di Grigoriy Grigorievich Myasjedov (in realtà l’ho trovato scritto anche così Myasyedov). Il quadro è un olio su tela del 1888 circa, dove il pittore realista dipinse un contadino russo nell’atto della seminata del campo.

La tematica è tipicamente campestre ed agricola e questo mi ha fatto pensare alla pittura di Millet, ma anche a certi quadri dei nostri Macchiaioli italiani. La cosa interessante fu la volontà del pittore di rendere protagonisti gli umili per raccontare il loro mondo, fatto di gesti e cose semplici, tra le quali il lavoro della semina che permetterà al campo di germogliare e di dare i suoi frutti. La tela mi ha affascinato per la sua impostazione essenziale, ma diretta. Al centro c’è il contadino con capelli e lunga barba che gli incorniciano il giovane viso composto da tratti somatici lineari.  Il contadino indossa quella che mi sembra la kosovorotka, la classica camicia dei coltivatori russi, con le maniche lunghe, che arrivava fino alle natiche, i cui bottoni non erano messi nella parte centrale ma, di solito, posizionati di lato (sappiate che era la preferita di Tolstoj). I pantaloni sono di tela grezza e alla zuava, ed escono a sbuffo dai polpacci, contornati da strette fasce che li abbracciano e li proteggono. Ai piedi ci son degli umili e semplici zoccoli. Al collo l’uomo ha una grossa cesta dalla quale prende le sementi che sparge sul terreno, con la mano destra. Tutta la figura è vestita di colore chiaro, tra il bianco e il nocciola e, forse, quel sole che irrompe nella tela da destra (sarebbe la vostra sinistra) e un po’ da dietro crea quell’effetto che, non so per quale motivo, mi ha fatto pensare a Cristo risorto. Mi spiego meglio. L’effetto illuministico creato da Myasjedov investe il contadino di una sorta di spiritualità che mi ha ricordato una la luce divina che, in questo caso, sostiene il contadino nel suo genuino e importante gesto, perché in base a come verrà fatta la semina e alle condizioni atmosferiche, dipenderà poi l’esito del raccolto. Dio dona la vita, e il contadino con la sua semina sparge i semi che daranno vita al frutti  del raccolto.

Il paesaggio che fa da sfondo è un po’ brullo a prima vista, tutto terra e cielo. Il terreno è marrone non perché secco, ma perché è in fase di aratura, come evidenzia la presenza dell’altro contadino che guida il bue in fase di trascinamento dell’aratro. Il cielo è colmo di nubi spumose soffici e bianche, dalle quali filtrano la luce del sole e porzioni di cielo azzurro. Quello che questo paesaggio mi ha dato è la sensazione di grande respiro e di immensa spazialità, nella quale l’uomo lavora e gli uccelli volano liberi. L’artista è riuscito a comunicare queste sensazioni attraverso la stesura morbida e composta dei colori brillanti, con i quali ha modellato ogni singolo elemento presente nella tela.

Myasojedov era un fervente sostenitore di Peredvižniki, i pittori Itineranti o Ambulanti. Il gruppo era composto dagli artisti realisti russi che protestarono contro le restrizioni accademiche e che, per avere maggiore libertà, si unirono in una cooperativa, diventata nel 1870 società, chiamata anche “Compagnia delle esportazioni di arte itinerante”, attraverso la quale organizzavano mostre itineranti sul territorio russo. La pittura dei Peredvižniki era caratterizzata dalla naturalezza e dalla libertà delle immagini, dove le protagoniste erano le relazioni tra persone nel loro contesto. Il tutto caratterizzato da colori luminosi in netta opposizione alle cromie scure, previste dallo stile accademico.

Grigoriy Grigorievich Myasojedov nacque il 19 Aprile del 1834 a Pankovo.  Fu un pittore realista russo associato la movimento artistico dei Peredvižniki. Suo padre era uno scrittore e Grigoriy lasciò gli studi del ginnasio per entrare nell’Accademia Imperiale delle belle Arti, dove conobbe Timofey Neff e Alexey Tarasovich. Durante il periodo della sua formazione viaggiò molto in Europa. Tornò in Russia nel 1870, si sposò due volte, e  dedicò tutta la sua vita alla pittura e alla produzione di scenografie per il teatro di Poltava, dove viveva. Nel 1984 scrisse pure un libro di giardinaggio e morì il 31 dicembre del 1911.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV, V) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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