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Art in Pills: Carl Spitzweg e il Biedermeier

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Arte, Blog, del

 

L’ironia in

Sentinella che lavora a maglia,

di Carl Spitzweg

Oggi vi parlo di umini in divisa. Sì vi parlo dei militari, perché di solito quando si pensa ai soldati la mente corre a persone in prima linea, che combattono – spesso anche senza volerlo- il nemico  dall’altra parte della barricata. Penso ai soldati che scrivono lettere a casa, che fumano sigarette o che cercano un po’ di riposo e pace dalla guerra incombente. Di solito, come ci hanno tramandato le tente immagini idelaizzate dal tempo, i soldati sono uomini coraggiosi. Poi arriva la Sentinella che lavora a maglia, del pittore tedesco Carl Spitzweg (Monaco di Baviera, febbraio 1808- settembre 1885), e allora ti accorgi che sì i soldati sono temerari e impavidi ma, allo stesso tempo, sono desiderosi di pace o, in questo caso, di lavorare a maglia.

La tela Sentinella che lavora a maglia è un olio su tela e venne realizzata attorno al 1860 da Spitzweg, artista tedesco di stile    Biedermeier  e una delle figure più importanti della vita culturale tedesca del XIX secolo. Oggi il quadro si trova, come molti altri del pittore, nel Museum_Georg_Schafer.

L’impianto pittorico è semplice e nel quadro si vede uno scorcio di mura di una fortezza, si potrebbe dire bella vecchiotta e nemmeno troppo curata visti gli arbusti e le arbacche cresciute nelle fughe delle pietre che la compongono. Dietro alle antiche mura si staglia un cielo azzurro  ricco di bianche nuvole. L’occhio si sposta poi verso il centro della tela, nella quale si scorge un piccolo cannone ottocentesco puntato in basso verso il nemico ma, il vero protagonista è il soldato.

Il militare indossa pantaoloni alla zuava rosso-rosati e una giacca azzurra/blu con il collo e i polsini giallo intenso. Sul capo un cappello nero con pennone rosso. Quello che colpisce di questa figura è il fatto che il fucile con baionetta non si trova tra le mani del militare, ma a fianco (alla nostra destra), appoggiato alla muraglia di difesa. Non a caso si vede la lama dell’arma stagliarsi nel cielo e sbucare dalle mura.

Tornando al soldato, sembrerebbe un giovane uomo, tra le mani tiene i ferri e il lavoro a maglia che stava facendo e che ha interrotto a causa di qualcosa che è accaduto o ha visto. A farci intuire questo è l’espressione sbigottita sul volto del militare, come se fosse stato colto in fragrante a fare qualcosa che un uomo in divisa mai dovrebbe fare (lavorare ai ferri).

Il soldato è solo, anzi l’unico compagno e testiomone vero del suo passatempo  è l’uccelletto nero alla nostra sinistra, che poggia con le sue zampette sui pietroni della fortezza e fissa il militare. L’uomo è allibito, forse da ciò che lo ha distratto dal suo lavoro di relax, e che ha destato la sua attenzione, tanto è vero che i suoi occhi sbarrati guardano davanti ed è come se fissassero il pittore (anche noi) che ha scoperto la sua passione segreta o il nemico in arrivo.

Questa opera, come molte altre dell’artista, denota la capacità di Spitzweig di trattare con ironia le piccole manie e abitudini quotidiane della popolazione tedesca dell’epoca Biedermeier, il tutto concentrandosi sui piccoli dettagli del vivere di ogni giorno, provocando sorriso nell’osservatore, senza mai essere volgare o offensivo.

I colori di tutta la tela sono vivaci, luminosi e brillanti, questo forse è dovuto al fatto che Spitzweg, essendo farmacista, aveva profonde conoscenze chimiche necessaria utili anche nella conservazione e preparazione delle polveri di colore. Il tratto pittorico è rapido, fatto di pennellate veloci, compatte, che definscono ogni singolo dettaglio con cura e precisione minuziosa e che ricordano l’  Impressionismo   francese, interpretato in  in modo personale da Spitzweg, pittore autodidatta.

Un piccolo dettaglio, alla nostra sinistra, dove le mura sono in ombra ci sone dei segni rossi, che smebrano essere la firma dell’artista alla propria opera. Di Carl Spitzweg ci sono circa 1.500 opere, tra disegni e quadri.

 

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzoe IlRecensore). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III tra poco il IV) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Ha fatto la speaker radiofonica.

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