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Altro che hard-disk e database, la memoria del mondo sarà incisa su tavolette d’argilla

Luigi Caiafa di Luigi Caiafa, in Arte, del

Proiettiamo il nostro sguardo verso il futuro e poniamoci una domanda: come apparirà il Ventunesimo secolo agli occhi dei posteri? Di certo, gli archeologi del futuro avranno moltissime difficoltà nel ricostruire un passato di cui non si è conservata nessuna traccia.

Da un articolo di Giuliano Aluffi, pubblicato sul Venerdì di Repubblica, si apprende che ogni giorno creiamo una quantità di dati pari al contenuto della memoria di cinque milioni di laptop o di 150 milioni di smartphone, ossia più dati di quanti ne siano stati prodotti dagli albori dell’umanità fino al 2003. E mentre nel 2013 la quantità di dati al mondo era pari a 4,4 mila miliardi di gigabyte, nel 2020 si prevede che saranno la cifra sfiorerà i 50 mila miliardi.

Ma cosa resterà realmente in futuro di tutti questi dati? Poco o nulla, se si pensa alla velocità con cui siamo abituati a sostituire i nostri supporti digitali. Con l’avvento dell’era informatica e lo sviluppo di nuovi sistemi tecnologici, un tale quesito non sembra suscitare nessun interesse. L’archiviazione digitale dei dati è ormai divenuta così naturale da non destare nessun minimo sospetto sulla sua reale tendenza a resistere nel tempo. Siamo così abituati a produrre dati ogni giorno (foto, video, pdf, word, mail ecc.) che non solo non ci accorgiamo della quantità prodotta quotidianamente, ma non ci rendiamo nemmeno conto che con il passare del tempo quei dati prodotti cinque anni fa forse non sono più rintracciabili. Floppy disc, musicassette e videocassette sono già reperti da museo. E tra poco toccherà anche ai “moderni” CD-Rom.

Uno dei padri di internet, Vinton Cerf, oggi vicepresidente di Google, ammette: «via via che i sistemi operativi dei computer diventano più sofisticati, cresce il numero di documenti memorizzati con tecnologie obsolete che diventano inaccessibili». Ciò detto, sembra che moltissimi dati, in ogni caso, andranno persi e del nostro mondo, delle nostre abitudini, probabilmente non resterà quasi nulla.

Da qui l’idea dell’artista austriaco Martin Kunze che propone un progetto davvero visionario: l’unico modo per scongiurare l’oblio e trasmettere la nostra memoria al futuro è racchiuso in un’idea che risale agli albori della civiltà, la tavoletta d’argilla.

Le tavolette usate dai popoli dell’antica Mesopotamia hanno di fatto superato i millenni pressoché integre e ci permettono tuttora di ricostruire gli usi e i costumi di chi le ha incise.

«Per questo ho pensato di creare un moderno archivio di tavolette, dove conservare testi che aiuteranno gli archeologi di un lontano domani a capire chi eravamo. E ho chiamato l’archivio Memory of Mankind, memoria del genere umano», spiega l’artista austriaco sulle pagine del Venerdì.

Tutto il contenuto dell’archivio, che include tavolette di venti centimetri per venti, è in forma analogica e non digitale, ed è quindi leggibile con il solo ausilio di una lente molto potente. E verrà conservato, al riparo dalle intemperie, nelle profondità di una montagna nei pressi del borgo di Hallstatt, nel Salzkammergut, la regione austriaca che prende il nome dalle miniere di sale.

Il progetto ha suscitato l’interesse di molti studiosi che, insieme all’artista, sono attualmente impegnati nella realizzazione di un vero e proprio “dizionario visivo” per permettere a chi recupererà in futuro le tavolette di comprenderne il contenuto, una sorta di “Stele di Rosetta” del Ventunesimo secolo, con parole scritte in diverse lingue associate a immagini di oggetti di uso comune.

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa

Luigi Caiafa nasce in Puglia nel 1985. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Archeologia e Storia dell’arte antica presso la Sapienza, Università di Roma, inizia un percorso di formazione in ambito editoriale. Da gennaio 2016 collabora con la casa editrice Historica e la rivista online Cultora.

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