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Addio a Paolo Villaggio, quel Fantozzi impiegato statale oggi sarebbe un precario

Redazione di Redazione, in Cinema, del

Villaggio, nato a Genova nel 1932, trascorre un’infanzia difficile e povera a causa delle difficoltà che la famiglia ha affrontato durante il secondo conflitto mondiale. Dopo la fine della guerra, frequenta il liceo classico, poi si diede a giurisprudenza, mentre suo fratello gemello, Piero, morto nel 2014, era professore di analisi algebrica alla Normale di Pisa. Finiti gli studi, nel 1954, conosce Maura Albites che diventerà sua moglie e che darà alla luce due figli, Elisabetta e Pierfrancesco. Dal punto di vista lavorativo inizia la sua carriera artistica sulle navi da crociera.

Negli anni ’60 trova lavoro come impiegato in un’azienda pubblica, la Cosider, collegata all’Iri. È qui che prende spunto per inventare il ragionier Ugo Fantozzi che, nella vita reale, era un uomo con i baffi che si chiamava Bianchi e che aveva un ufficio in un sottoscala. “Il mio primo incontro con lui – racconterà poi Villaggio – si è svolto in una stanzetta, in questo sottoscala che gli avevano assegnato come ufficio. Quel giorno gli ho dato la mano dicendogli: ‘Permette?’. Lui si è alzato. Gli ho chiesto: ‘Ma perché si alza?’. E Bianchi-Fantozzi: ‘Credevo che volesse ballare’”. Un personaggio preso in prestito dalla realtà dello statale ai tempi del boom. Un Fantozzi moderno, probabilmente, sarebbe un precario.

Giandomenico Fracchia, l’altro famoso personaggio, lavorava insieme a lui all’Italsider e, in realtà si chiamava Verdina. Era “un uomo fisicamente mostruoso. Non brutto. Un tipo amaro. Calosce, ombrello. Uno che si incavolava da matti. Che non sopportava le ingiustizie. Urlava, imprecava”, rivelerà, in seguito, il comico genovese descrivendolo come un uomo pronto a battagliare, a parole, col capo ma, nei fatti, mai pronto ad esporsi fino in fondo. “Fracchia e Fantozzi sono due impiegati limite. Fracchia è uno che si incavola, mentre Fantozzi è uno che prende la vita come viene. Insomma sono i due aspetti della mia persona”, ammetterà Villaggio.

La sua carriera artistica inizia nel teatro con la compagnia goliardica Mario Baistrocchi e prosegue al Derby di Milano dove conosce il duo comico Cochi e Renato. Alla fine degli ‘60 finalmente viene notato da Maurizio Costanzo e debutta in radio col programma ‘Il sabato del Villaggio’. Nel febbraio del 1968, esordisce sulla Rai conducendo il programma ‘Quelli della domenica’ dove acquisisce notorietà con i personaggi comici del prestigiatore tedesco, il professor Kranz, e del già citato Giandomenico Fracchia.

Sempre nel 1968 esce la rubrica ‘la domenica di Fantozzi’ dentro la rivista L’Europeo e nel 1971 le storie del noto ragioniere vengono raccontate in un libro pubblicato da Rizzoli. Inizialmente vengono stampate solo 10mila copie ma, in breve tempo, ne sono vendute 1 milione e mezzo. Nel 1974 esce Il secondo tragico libro di Fantozzi e il termine ‘fantozziano’ entra nel dizionario della lingua italiana per indicare “un certo tipo di impiegato medio, sottomesso e sfortunato”. È l’anno successivo che inizia la saga cinematografica del ragioner Ugo Fantozzi che consterà di ben dieci film. I primi avranno la regia di Luciano Salce, mentre negli anni ’80 nasce la collaborazione con Neri Parenti. Soltanto l’ultimo ‘Fantozzi 2000 – la clonazione’, uscito nelle sale nel 1999 è diretto da Domenico Saverni.

Negli anni 2000 abbandona il personaggio di Ugo Fantozzi e, a poco a poco, lascia il mondo dello spettacolo per dedicarsi alla scrittura e nel 2016 esce la sua ultima opera Fantozzi l’audiolibro inedito. Muore il 3 luglio 2017 dopo alcuni giorni di ricovero trascorsi al Gemelli di Roma. Ad annunciarlo la figlia Elisabetta su Facebook dove, su una foto del padre giovanissimo, scrive:“Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare”.

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