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Ad Ankara è nata una biblioteca con i libri salvati dai netturbini

di Redazione Milano, in Letteratura, del

Ad Ankara, nel distretto di Çankaya, un gruppo di netturbini ha pensato di mettere da parte i libri trovati nella spazzatura. Quando i volumi hanno iniziato ad essere tanti, il sindaco Alper Tasdelen ha deciso di mettere loro a disposizione una vecchia fabbrica di mattoni. Pian piano la notizia si è diffusa nel quartiere ed i residenti hanno iniziato a portare lì i propri libri anziché gettarli. In poco tempo sono stati raccolti più di seimila volumi e si è così deciso di aprire una biblioteca al pubblico ed affidarne la gestione ad un amministratore comunale. Il sindaco ne ha supervisionato l’allestimento e ha dichiarato: “abbiamo iniziato a discutere dell’idea di creare una biblioteca partendo da questi libri. E nel momento in cui tutti l’hanno supportata, il progetto è partito”. Oggi si trovano libri di letteratura e saggistica, libri per bambini, fumetti e manuali scientifici. Sono addirittura presenti libri in inglese e in francese per i turisti o per i visitatori bilingui. Tutti quanti possono essere presi in prestito per due settimane, o poco più, in caso di necessità, da chiunque lo voglia. E si è deciso anche di devolverne ad altri enti, soprattutto scuole e centri di detenzione che, venuti a conoscenza di questa possibilità, hanno deciso di fare richiesta. Il sindaco ha spiegato il successo della neo biblioteca rifacendosi ad una delle leggi basilari del commercio “da un lato c’era chi lasciava questi libri nelle strade. Dall’altra c’era chi questi libri li cercava”.

Questa semplice storia, che sembra quasi una favola, è stata raccontata qualche giorno fa dalla CNN e ha fatto il giro del mondo. Ciò che colpisce è la spontaneità con cui sia nata questa iniziativa e, soprattutto, la sensibilità dei netturbini nel riconoscere i libri come oggetti di valore e il loro istintivo desiderio di volerli salvare dal macero. Uno di loro, Serhat Baytemur, ha detto alle telecamere “desideravo avere una biblioteca in casa mia, ora abbiamo una biblioteca qui”.  È questo ciò che fa di questa piccola storia un paradigma: la biblioteca non è nata da una volontà istituzionale, non è stata calata dall’alto.  È nata da una reazione dettata dall’istinto di conservare ciò a cui viene attribuito un valore. Un valore che in questo caso è culturale, non economico. Ed è un istinto universale, perché in altri angoli del mondo accadono cose analoghe: vent’anni fa a Bogotà José Alberto Gutiérrez, anche lui un netturbino, ha improvvisato una biblioteca nella sua casa con i libri scartati dai più benestanti e li ha messi a disposizione di chi non avrebbe potuto permetterseli. Si è così guadagnato l’appellativo di el señor de los libros: oggi la collezione conta oltre ventimila libri e il primo piano della sua casa è una vera biblioteca chiamata “La fuerza de las palabras”. Così a Torino, le Sentinelle dei Rifiuti e gli Ecomori (un gruppo di volontari richiedenti asilo) recuperano e salvano centinaia di libri che altrimenti finirebbero nell’inceneritore della città.

Colpiscono quindi le parole di uno degli abitanti di Çankaya che alla CNN dichiara come faccia male al cuore vedere libri buttati nella spazzatura come fessero pane. Viene da ripensare ai nostri nonni, per cui era peccato anche buttar via il pane stesso, dato il suo valore simbolico. E forse oggi, nonostante –per fortuna- il libro non sia più un oggetto inaccessibile e nei mercatini dell’usato possiamo comprarne a decine per pochi euro, dovremmo sempre ricordarci che il suo valore simbolico va ben al di là di quello economico.

Redazione Milano


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