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Abolire le tasse universitarie: un favore solo per pochi (e ricchi)

di Redazione Milano, in Letteratura, del

tasse Universitarie

Una proposta concreta, realizzabile.” È con queste parole che Pietro Grasso, presidente del Senato e numero uno di Liberi e Uguali (Leu), ha descritto la sua idea di abolire le tasse Universitarie. La “manovra” costerebbe solo 1,6 miliardi, cioè un decimo di quello che si spende per finanziare attività dannose per l’ambiente, secondo le parole del candidato premier del partito unitario.

Sembra quindi chiaro che abolite le tasse universitarie faccia parte del programma del listone di sinistra.

Per molti questa è solo propaganda per la campagna elettorale.

È un supporto fondamentale alla parte più ricca del Paese, l’ha costruita in modo erroneo. È l’opposto di quello che Liberi e Uguali vuole fare. È una cosa trumpiana.” Così lo apostrofa invece Carlo Calenda, ministro dello sviluppo economico.

Ma in quanti gioverebbero davvero da questi tagli? In prima istanza sembrerebbe che tutti ne possano beneficiare, ma andando a controllare meglio i dati, si ha un quadro più reale della situazione in Italia.

È innegabile che le tasse universitarie nel nostro paese siano tra le più alte dell’Eurozona. Però un taglio totale avvantaggerebbe soltanto le famiglie con il reddito più alto.

Ecco perché.

Da quando è in vigore lo Student act, è riconosciuta l’esenzione totale dalle tasse Universitarie per gli studenti che hanno una posizione Isee (l’indicatore di reddito familiare) entro i 13 mila euro all’anno. Degli 1,6 milioni di studenti iscritti all’università, sono stati in 543 mila a richiedere l’esenzione totale. Poco più di un terzo. Se poi andiamo ad analizzare altri dati, scopriamo che un altro ulteriore terzo degli iscritti gode di sconti e agevolazioni sulle tasse Universitarie. Quindi in realtà solo gli studenti che vengono da nuclei familiari con ampi redditi contribuiscono a pagare le tasse per intero.

Nel 2014 è stato finanziato dalla Commisione europea uno studio sull’impatto negli ultimi quindici anni dell’evoluzione delle tasse universitarie. È emerso che gli aumenti delle tasse non hanno in generale effetti negativi rilevabili sulle iscrizioni complessive. Sia in paesi che hanno introdotto e poi abolito le tasse Universitarie, sia in quelli dove tali tasse sono più alte che da noi (paesi anglofoni). Quindi Grasso riconosce un problema notato già da altri, ma forse sbaglia nella sua soluzione. Per non disperdere risorse che potrebbero essere preziose in altri ambiti, forse si potrebbero potenziare le borse di studio che andrebbero agli studenti meritevoli. Quindi, scontare sì, ma con criterio, lasciando spazio e risorse a nuove idee che forse potrebbero fare davvero la differenza.

Redazione Milano


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