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“Aboliamo il Liceo Classico”, idea balzana e reazionaria

Marco Testa di Marco Testa, in Blog, del

Ci risiamo. Le schiere di militanti ideologici e arrabbiati, nuovamente in agguato, riversano i loro pasticciati strali contro la cultura umanistica e in particolare contro l’offerta formativa proposta dal Liceo Classico, indicato da costoro come un mostro “settario, intrinsecamente reazionario e antidemocratico” (ciò che mette in luce quantomeno una mancata coordinazione del rapporto causa-effetto) e, ancora, ‘inutile” se non “dannoso”, ciò che invece riflette, a monte, la totale mancanza degli strumenti necessari per affrontare un dibattito che però nondimeno deve essere affrontato, possibilmente evitando di cadere in facili tentazioni falsamente modernizzatrici (“le lingue classiche non servono”) e, piuttosto, provincialmente esterofile, prive di una riflessione realmente legata al contesto e allo sforzo di comprendere l’utilità sociale, professionale e financo civica che la formazione classica e umanistica sono capaci di fornire in modo spiccato, educando al dubbio, alla connessione tra le varie discipline, all’abbattimento di rigide separazioni tra ambiti troppo rigidamente tenuti distanti l’un l’altro  proprio dai vigenti programmi, ciò che si riverbera anche nelle relazioni sociali e umane. E pazienza se quest’ultimissimo aspetto a qualcuno farà storcere il naso o suonerà retorico.

Ma, comunque la si pensi, di tutto il polverone sollevato dal dibattito intorno al Liceo Classico ciò che forse sorprende di più è il livore e la determinazione di chi ne chiede a gran voce l’abolizione (tra cui il celebre e talvolta, diciamolo, un po’ approssimativo e autoreferenziale economista padovano Michele Boldrin), la sua abolizione anche in nome, udite udite, di un qualche “principio democratico”, proprio in quanto la cultura classica rifletterebbe appunto un intrinseco legame con il mondo reazionario. Paccottiglia tutt’altro che nuova, ma nondimeno oggi capace di sedurre offrendo soluzioni semplicistiche e, spesso, bugiarde. Ora, prescindendo pure dalla contraddizione di voler abolire una tipologia di istituto facendo leva su un principio democratico (!), appaiono ben chiari, forse, i motivi di tutto questo livore. Si scelga soltanto a chi si voglia attribuirne maggiormente l’ideologia: si tratta di una polemica agitata da ex studenti pluri-ripetenti col dente avvelenato? Da qualcuno che per cinque (o più) anni ha dovuto obtorto collo passare le proprie giornate a sfogliare, senza capirli (e spesso, bisogna dirlo, non per colpa loro), Virgilio o Lisia, sino ad arrivare a odiarli? Dai soliti paladini della dicotomia, dicotomia forzatissima rispetto alla realtà delle cose (ché il metodo non è feudo esclusivo delle scienze naturali, come ben sa chi s’interessa di epistemologia e chi, sine ira ac studio, s’interessi ad esempio alla ricerca storica), tra materie scientifiche e umanistiche? Quindi, ancora, da persone che non hanno mai studiato né latino né greco ma che sono animate da una generica quanto confusa e infantile “gara” tra il sapere matematico e fisico da parte e quello classico-umanistico dall’altra?

Certo, è possibile che questo elenco sia monco; ma è difficile evitare di passare attraverso (anche) queste lenti per comprenderne il fenomeno, fenomeno che porta taluni a indicare il Liceo Classico, istituto che “andrebbe chiuso” (così ancora Boldrin), come un problema per il nostro sistema scolastico.

Noi crediamo che se morte dovrà essere dovrà essere morte naturale (anche se la questione è in realtà molto più articolata di quanto quest’affermazione non esprima). E allora perché mai il progetto di potenziare altre offerte formative, segnatamente gli altri licei e gli istituti tecnici, dovrebbe andare a discapito di un istituto che è (si), per varie ragioni, in crisi rispetto al passato, eliminando dall’offerta scolastica un corso tutt’ora realmente formativo, ancora tutto sommato richiesto e molto più legato all’oggi di quanto si creda? Ma torniamo a bomba: possiamo discutere sulla necessità o meno di ridiscuterne in parte l’offerta formativa, di attualizzarlo; chiedere di abolirlo, però, no. Chiedere di abolirlo non rappresenta una discussione, ma una presa di posizione che è misto di rabbia, ignoranza, frustrazione personale e arroganza.

Per ultimo, ci sia concessa una considerazione finale, che riguarda la capacità media di esprimere concetti più o meno complessi.

La lingua latina, pur zoppicando, fa ancora parte di molti ordinamenti scolastici, almeno sino a quando l’Europa non le darà il colpo di grazia: fa sorridere come in quegli stessi paesi in cui guarda caso le lingue classiche stanno progressivamente scomparendo (Italia, Francia e Germania in prima linea) si continui a denunciare la dilagante incapacità di comprendere un testo, l’inettitudine a saper scegliere termini appropriati, nonché il continuo storpiamento di significato di alcune parole e concetti; ché la lingua è cosa viva e mutevole, ma se viene stravolta a seguito di equivoci interpretativi ciò non può che produrre incomprensioni nella comunicazione oltre che un impoverimento linguistico, che equivale a dire un impoverimento della nostra capacità di esprimerci: ogni lingua porta con sé una visione del mondo, un modo differente di rendere un concetto, di rendere quindi la realtà. Impariamo ad ascoltare le altre lingue, vive o morte che siano.

Marco Testa

Marco Testa

Nato nel 1983 e cresciuto nell'isola di Sant'Antioco, archivista e storico, parallelamente ha compiuto studi musicali. Autore di saggi e numerosi articoli, scrive su "Cultora" e su "Il Corriere Musicale". Lavora presso istituti storici e musicologici; dal 2016 cura le conferenze di 'Around EstOvest' nell'ambito del Festival di musica "EstOvest". Adora (quasi) tutto ciò che è Musica, il mare, la letteratura di viaggio, la letteratura e il cinema horror, gli antichi borghi, la storia, i luoghi e le tradizioni della sua Sardegna, il buon cibo e molto altro. Vive a Torino dal 2008.

  • Viviana Santorum

    Vorrei complimentarmi con l’autore dell’articolo. Ha saputo spiegare in maniera egregia l’utilità degli studi umanistici, le preoccupanti conseguenze derivanti dal loro abbandono, l’inconsistenza di chi si oppone al perpetuarsi di un sistema sicuramente più formativo di quelli moderni.

    • Grazie mille per il riscontro.
      Marco Testa

  • Morgan@

    Il Liceo Scientifico offre già una buona cultura degli studi umanistici.
    Lo studio di letteratura ( italiana, latina, e straniera), storia, educazione civica, filosofia,
    supera quasi lo studio delle materie scientifiche, come orari e impegni interni alla scuola (matematica, biologia, fisica e chimica)
    Secondo me c’è bisogno di strutturare una NUOVA scuola, più moderna.
    Non certo per il disprezzo della cultura umanistica, ma per non fossilizzarsi su un concetto di istruzione antico del “Liceo” che va aggiornato.
    Io abolirei davvero il Liceo Classico e istituirei un LICEO UNIFICATO tra i due (Classico+Scientifico)
    Ma in realtà rivedrei TUTTA l’organizzazione scolastica di tutta la scuola..
    Le vergognose “riforme” scolastiche dell’ultimo ventennio si chiamano in realtà “tagli all’istruzione pubblica”, e non hanno riformato proprio nulla, solo tolto risorse.
    Una vera riforma dovrebbe fare il contrario.
    Aumentare l’istruzione e lo studio di materie, riformando anche in maniera fisica il suo ordinamento.
    Ad esempio, pareri mie personali: aggiungendo al Liceo Scientifico lo studio del greco antico con la sua letteratura
    (di latino se ne fa in abbondanza anche allo Scientifico !)
    e di una seconda lingua straniera, con la sua relativa letteratura, storia, cultura ect.
    Come ?
    Non di certo facendo durare le ore scolastiche da 5 a 8 al giorno
    (in realtà i primi anni di Liceo sono “corti”, non si fanno 5 ore al giorno ma 4)
    che servirebbero solo a far diventare pazzi gli studenti, che non avrebbero davvero più il tempo materiale per studiare a casa.
    Abolendo le ore di “religione” (in realtà inutile CATECHISMO CATTOLICO di fatto )
    Chiunque è libero di professare e studiare la religione che più gli piace,
    ma privatamente,
    non togliendo tempo e denaro all’istruzione pubblica.
    (e ricordiamo che lo Stato, ovvero noi, paga professori e docenti di Religione,
    non sono pagati dalla Chiesa )
    Non a caso esistono luoghi di culto. Dove si è sempre insegnata la religione.
    Secondo farei durare la scuola 1 mese in più all’anno.
    Accorciando la durata delle “vacanze” estive, e accorciando la durata delle vacanze per tutte le altre “feste” (mi pare che le feste natalizie, altra perdita di tempo, proprio nel bel mezzo dei programmi scolastici, duri dal 23 Dicembre al 7 Gennaio…
    Non si potrebbe chiudere solo il 24-25-26 e poi tornare tutti a scuola?
    D’altronde quante professioni “chiudono” per 2 settimane a “Natale” ?
    Anzi. Sarebbe più produttivo e meno stressante, nel tempo, “spalmare” l’impegno scolastico e far durare la scuola quasi tutto l’anno, con solo un mese di riposo per intero, come tra Luglio e Agosto, che qui fa troppo caldo anche solo per “pensare”
    MA aggiungendo un giorno di riposo in più la settimana.
    Non solo la Domenica, ma anche il Sabato di riposo (di riposo dalla frequenza scolastica, ma utile per studiare a casa)
    Tra l’altro il Sabato libero, per i credenti, sarebbe il giorno per poter studiare anche religione.

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