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Aboliamo il tu!

Francesco Giubilei di Francesco Giubilei, in Letteratura, del

Aboliamo il tu. Ecco la soluzione migliore per risolvere la problematica avanzata da Umberto Eco che, in una lectio magistralis pubblicata su la Repubblica, “Tu, Lei, la memoria e l’insulto”, si è scagliato contro l’uso indiscriminato ed esasperato del tu nella società contemporanea. Umberto Eco ha ragione, su tutta la linea, ed accusarlo di snobismo in questo caso è sbagliato perché ha posto l’attenzione su un problema reale ma troppo poco discusso e affrontato.

Cerchiamo di capire quali conseguenze negative porta l’uso esasperato del Tu per la nostra società.

Innanzitutto un impoverimento linguistico: “nessuno si prende cura degli extracomunitari appena arrivati per insegnare loro a usare correttamente il Tu e il Lei” nota giustamente Eco, ma il problema è ancor più radicato nelle scuole dove, fin dalle elementari, si abituano i bambini a dare del tu ai maestri e alle maestre così che per loro sarà sempre più complesso comprendere quando e come utilizzare correttamente il Lei invece del Tu.

C’è poi un problema culturale. L’utilizzo del Tu in ogni contesto è un’influenza culturale e linguistica della lingua inglese in cui, come noto, non esiste il lei ma si utilizza, in tutti i registri linguistici, il “you”. L’italiano, che è una lingua più ricca – e più bella – ci permette di utilizzare ben tre forme: il Tu, il Lei e il Voi.

Eppure, se sull’utilizzo del Voi è calata una damnatio memoriae dopo il fascismo che ne aveva imposto l’uso a discapito del Lei – sebbene esistano a tutt’oggi alcune piacevoli, seppur anacronistiche eccezioni, ricordo il caso di un portiere di albergo a Trieste, terra di frontiera, in cui mi recai tempo fa che si rivolgeva ai clienti con il Voi -, oggi assistiamo a un’imposizione opposta da parte dell’opinione pubblica del Tu.

Tale imposizione fa parte di un più ampio processo culturale e sociale di delegittimazione dell’autorità e delle gerarchie che da secoli regolano la vita sociale a favore di un relativismo linguistico, così come già avvenuto in tanti altri usi e costumi italiani.

Si pone così un problema di autorità. Il Lei è una barriera, seppur possa apparire effimera, rappresenta un segno di rispetto e in alcune situazioni il riconoscimento di un’autorità. È il caso del superiore nel lavoro, del professore a scuola, di un anziano in società. Ciò significa che la persona più autorevole – o più anziana – tra gli interlocutori dovrà acconsentire all’altra di passare dal Lei al Tu, diversamente l’uso del Lei sarebbe buona norma. In alternativa, l’uso del Tu: “cela una finta familiarità che rischia di trasformarsi in insulto”.

Quello che Eco non dice – volutamente – è che tale processo si è originato, o meglio si è accelerato, a partire dal ’68 quando, con l’abolizione della distanza tra studenti e professori, venne abbattuta la principale barriera: quella linguistica, riferendosi al professore quasi alla stregua di un amico.

Nell’utilizzo del Tu o del Lei si pone un problema di educazione: il Lei in pubblico è sinonimo di educazione, il caso dei negozi ed esercenti pubblici è sintomatico. Se è accettabile – e talvolta anche lecito, ma dipende dalle situazioni – che un giovane barista sotto i trent’anni dia del tu a un cliente coetaneo, non è più ammissibile se esercente e cliente sono persone sui quaranta, cinquant’anni: “da tempo invece, a un giovanotto sui quarant’anni che entra in un negozio, il commesso o la commessa della stessa età apparente, cominciano a dare del Tu”.

Infine c’è il mondo di internet che è stato devastante. Se ancora con le email vi sono delle barriere, quest’ultime vengono meno nei social network, dove per chiunque è normale scrivere a un’altra persona che non si conosce anche per questione lavorative dandole del tu. Perché, se nella percezione di chi scrive, il fatto che il contatto avvenga attraverso social network determina l’abbattimento di un’importante barriera, come se si conoscesse la persona interpellata – anche se in realtà non la si è mai vista – tale modalità di approccio non è scontata allo stesso modo per chi riceve il messaggio, specie se si tratta di un professionista.

La soluzione a tutti i problemi linguistici potrebbe essere quella di abolire il tu e da oggi utilizzare solo il Lei o il Voi. Utilizzando il Voi per le situazioni più formali e il Lei nella quotidianità. Una provocazione? Neanche troppo. Riscopriremmo la bellezza della lingua italiana,

 

@francescogiub

Francesco Giubilei

Francesco Giubilei

Francesco Giubilei (Cesena, 1992) Editore delle case editrici Historica, Giubilei Regnani e del sito Cultora, ha fondato le Librerie Cultora di Roma e Milano. È professore all’Università Giustino Fortunato di Benevento e Presidente della Fondazione Tatarella. Docente ai corsi di editoria di Roma e Milano dell'agenzia letteraria Herzog, collabora con “Il Giornale” e ha pubblicato sei libri. Nel 2017 ha fondato il movimento di idee Nazione Futura. www.francescogiubilei.it

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