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A luci spente, il nazifascismo nella nostra storia e nella scienza

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“I maledetti” li definisce Andrea Colombo nel libro, “I maledetti. Dalla parte sbagliata della Storia”, presentato oggi a Book Pride, in cui racconta, senza schierarsi, le storie di sedici uomini e donne di cultura e scienza che hanno aderito al nazifascismo.

Maledetti perché la Storia non li ha assolti e i loro meriti letterari e scientifici porteranno questa macchia indelebile per i secoli a venire. Alcuni di più, altri di meno, forse qualcuno più consapevolmente di altri ma tutti si sono schierati a favore di questi regimi. Tra i più coinvolti, il fondatore dell’etologia moderna Lorenz, i cui studi sugli animali sono stati la base per la “teoria della razza” nazista. Lo stesso Lorenz, premio Nobel, partecipò alla selezione dei polacchi per decidere quali si avvicinassero di più alla razza ariana, decretandone la sopravvivenza o la deportazione.

Hamsun, scrittore e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1920 che, nonostante la critica ad alcune azioni di Hitler come, ad esempio, l’ingente numero di prigionieri di guerra per cui chiese il rilascio, continuò a sostenere il nazismo. Durante il loro incontro, lo scrittore mosse le sue accuse e Hitler lo cacciò; qualche giorno dopo la morte del Führer, Hamsun scrisse per lui un necrologio, elogiandolo.

Tra gli italiani, ricordiamo Marinetti, fondatore del movimento futurista, anch’egli nazista,che partecipò all’adunata di Mussolini in Piazza San Sepolcro a Milano. E sono solo alcuni. Annoveriamo anche T.S. Eliot, Ezra Pound e Céline tra i sostenitori del nazifascismo. Le ipotesi sul perché queste persone che spiccavano per intelletto e creatività, abbiano aderito a dei regimi razzisti e responsabili di una delle più grandi tragedie della Storia, la Shoah, sono molte.

Interviene Dario Fertilio, giornalista e scrittore, affermando che l’immaginario artistico sia stato scambiato per la realtà e che questi scrittori, poeti e scienziati abbiano visto nel nazifascismo quel movimento nuovo necessario a distruggere il vecchio mondo considerato non più accettabile. L’autore, Colombo, suppone che molti non aderissero in toto all’ortodossia di questi movimenti e che, praticamente quasi tutti, non fossero neanche a conoscenza dei campi di concentramento.

Massimo Fini, giornalista e saggista, sottolinea come la censura nei tempi moderni sia uno dei sintomi del fallimento della civiltà occidentale e arriva ad ipotizzare che, in realtà, la fazione che ha vinto la Guerra non si allontani tanto da quella che l’ha persa. Ribadisce, però, che nessuna strada percorribile passa attraverso la violenza. Quello che risulta evidente è che, come dal titolo del romanzo, tutti i nomi sopra citati si siano schierati dalla parte sbagliata della Storia. Ci si potrebbero porre molte domande; come, ad esempio, perché delle menti tanto eccelse non abbiano capito cosa stava realmente accadendo. O forse non volevano saperlo?

Possiamo giustificare questo incitamento all’odio, ora così attuale, per togliere dall’oblio “i maledetti” citati nel libro e gli altri? E soprattutto, possiamo assolvere queste “barbarie dal volto artistico”?

 

Silvia Trevisone

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Redazione Milano


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