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Art in Pills The Light of the World

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Arte, Blog, del

 

Il significato misterioso di The Light of the World di William Hunt

Dopo Love Locked Out della Merritt, vi parlo del dipinto che spesso viene messo in relazione ad esso, per il valore simbolico che aleggia nelle due tele, nelle quali ogni elemento ha un valore altro, da scovare e comprendere.

Il quadro di oggi è La luce del mondo (The Light of the World) di William Holman Hunt, nome d’arte di William Hobman Hunt, nato a Londra nel 1827 e morto nel settembre del 1910. Hunt è ricordato non solo come grande artista, pittore, ma come cofondatore della Confraternita dei   Preraffaelliti .

Il dipinto è un olio su tela realizzato tra il 1853 e il 1854. In esso si vede la fiugra di Gesù Cristo con indosso la veste bianca e un mantello rosso con fini decorazioni. Capiamo che è Cristo non solo dal viso giovane e barbuto, ma anche dalla corona che ha in capo e dal fatto che attorno alla sua testa c’è una chiara aureaola che però, ad un certo punto, ho pensato potesse essere anche la luna piena nel fondo del cielo notturno.

Il Cristo guarda verso il basso, mentre con la mano destra bussa ad una porta coperta da foglie, sterpaglie e rami che cadono dall’alto e, allo stesso tempo, salgono dal basso. Nella mano sinistra, Gesù tiene una lanterna finemente decorata dalle cui aperture si sprigiona una luce calda che si irradia e fa uscire dall’oscurità il volto di Gesù, il suo copro e la porta alla quale sta bussando.

La tela è carica di valore simbolico e l’artista lo spiegò per aiutare il pubblico a capirne il senso. Di certo, a differenza del dipinto della Merritt, se osserviamo quello di Hunt, ci accorgiamo che il soggetto è a tema religioso e la porta presente nel dipinto non ha la maniglia(in quello della Merritt sì)e proprio riguardo a questo il pittore diceva “la porta nel dipinto è senza maniglia, e pertanto può essere aperta solo dall’interno, il che rappresenta la mente ostinatamente chiusa”. Per lui quella porta ricoperta di erbacce era la rappresentazione simbolica del cuore umano che può essere aperto solo dall’interno, e questa apertura dipende della volontà del singolo individuo.

La luce che si diffonde dalla lampada è la rappresentazione della luce spirituale, l’unica- secondo Hunt- in grado di portare luce nell’oscurità dell’ignoranza. Il rossiccio della ruggine presente sulla porta è la corrosione del corpo, mentre le sterpaglie che ricoprono la porta sono le abitudini cattive e meschine che albergano nel genere umano.

Questi i versi dell’Apocalisse di Giovanni che ispirarono Hunt:

“Ecco, sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce,

e apre la porta, io verrò da lui, e cenerò con lui ed egli con me”

(Apocalisse 3:20)

Il paesaggio notturno lascia intravedere poco, nel senso che sullo sfondo ci sono piante alte e spoglie, terreni scuri e un cielo con una luce ombrosa, dove si mescolano l’azzurro, il verde e il giallo. In primo piano, invece, ogni singolo dettaglio della vegetazione (dal filo d’erba, alla fogliolina, per arrivare alle venature dalla porta) è definito con un precisione miniaturistica. Questo evidenzia quanto importante fosse il disegno come elemento costitutivo di un’opera per Hunt, ma anche per gli altri pittori preraffaelliti.

La versione originale del quadro  venne realizzata di notte in una capanna improvvisata a Worcester Park nel Surrey, oggi si trova in una sala laterale della cappella del Keble College a Oxford. Negli anni Settanta del 1800, la tela divenne oggetto di devozione popolare e Hunt, quando era anziano, ne dipinse una versione a grandezza naturale oggi conservata nella Cattedrale di St. Paul a Londra.

Credo che le parole di John Ruskin rappresentino al meglio il valore del dipinto di William Hunt:

“Quando Cristo entra nel cuore umano, vi porta con sé una duplice luce: la luce della coscienza che rivela i peccati del passato, e poi la luce della pace, la speranza della salvezza. La lanterna che Cristo porta nella mano sinistra è la luce della coscienza.”

La coscienza che, aggiungo, indipendentemente dal credo religioso, dovrebbe guidare le persone al meglio e al rispetto del prossimo.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzoe IlRecensore). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III tra poco il IV) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero. Ha fatto la speaker radiofonica.

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