• 21/06 @ 14:54, @SopravviviMi @MediasetTgcom24 @laurabusn Grazie mille!
  • 21/06 @ 14:54, RT @SopravviviMi: I consigli del libraio di Giugno! Su Letti a Letto @MediasetTgcom24 @laurabusn della Libreria Cultora di #Milano @culto…
  • 09/03 @ 15:51, La direzione di #HistoricaEdizioni saluta dal proprio stand un tempo nuovo, un #tempodilibri e di #cultura. In fot… https://t.co/JzpN8XKnCN
  • 09/03 @ 14:02, Oggi c’è aria di #ribellione a #tempodilibri. https://t.co/XZYA5tEy1E #Copertina a cura di Giulia Capitani… https://t.co/4f2XDrOzQp
  • 09/03 @ 11:57, Perché esiste #gendergap nel mondo della scrittura? A #tempodilibri, l’incontro “Leggere è femminile, scrivere è m… https://t.co/vWprmOGtSI
  • 08/03 @ 18:09, #8marzo, #tempodilibri ma anche tempo di #donne. Marta Meli, giornalista SkyTg24, apre il confronto su donne e scie… https://t.co/9QWlTubM97

2017, ecco la Rai più “restaurata” di sempre

Gennaro Pesante di Gennaro Pesante, in Blog, Editoria, Media, New media, Recensioni, Televisione, del

Bocciato il piano Verdelli, che avrebbe riformato radicalmente l’informazione Rai, torna in prima serata pure Bianca Berlinguer. Per giunta al posto di Gianluca Semprini e del defunto Politics. Se si pensa al ritorno di Michele Santoro, a quello di Pippo Baudo, a Gad Lerner e al programma di Walter Veltroni si potrebbe parlare della restaurazione più profonda avvenuta nella tv di Stato nella sua storia ultradecennale. In realtà tutti gli insuccessi inanellati dall’attuale dirigenza sono più il frutto di una mancata capacità di incidere positivamente in azienda, piuttosto che la reazione auto-conservativa di un elefante statale. Perché, a dirla tutta, il piano presentato da Carlo Verdelli non era male. E non era nemmeno inedito. Voleva trasferire il Tg2 a Milano, idea già accarezzata senza successo in passato. Voleva portare un cronista Rai in ogni provincia (ma questa è materia di pertinenza del direttore della Tgr). Voleva istituire cinque super governatori suddivisi per aree geografiche (interessante, ma la Rai deborda di strutture). Voleva l’accorpamento sotto un unico direttore di Rainews e della Tgr. Tutto discutibile, a volte anche sensato, ma decisamente poco fattibile all’interno di una struttura monstre che – la storia è lì a dimostrarlo – si riesce a governare solo e soltanto attraverso la politica. Il che non deve essere inteso in senso dispregiativo. La Rai è pubblica, fino a prova contraria. Il cda è di nomina politica, anzi di più: di nomina parlamentare. Il direttore generale è di fatto indicato dal governo. Le strutture, dai tg alle reti fino ai singoli programmi, è un pullulare di personaggi che a vario titolo hanno attraversato più o meno indenni diverse stagioni politiche. E molti di essi sono diretta emanazione di quelle stagioni, compresa l’ultima (checché se ne dica).

In altre parole: devi conoscere prima di riformare. Nemmeno Gubitosi, che pure aveva scritto una riforma “plausibile”, molto più di quella di Verdelli, non era riuscito a ottenere nulla. Ci sarà pure una ragione a tutto questo. O deve passare l’idea che la Rai sia refrattaria ai cambiamenti in modo pregiudiziale?! Sarebbe l’affermazione di una falsità. Il punto è che voler riformare la Rai, senza coinvolgere sul serio l’azienda stessa, le sue forze interne, soprattutto certe memorie storiche, significa non sapere nulla del lavoro che si sta facendo. In questo modo, anche la riforma migliore – e quella di Verdelli poteva esserla – rischia di rimanere lettera morta. L’attuale dirigenza ha di fatto ottenuto un successo solo con la riforma del canone. Oggettivamente sono entrati più soldi. Perfetto. Però la Rai non ha bisogno solo di risanare i conti. Non possono essere i manager a “fare” la televisione. Campo Dall’Orto avrebbe dovuto portare con se energie nuove, sì, ma anche competenti, gente che avesse un’idea del piccolo schermo, e non personaggi pescati chissà dove con ottimi curricula ma del tutto inadeguati con il lavoro che avrebbero dovuto svolgere.

La tv italiana, dal Maestro Manzi in poi – ricordate “Non è mai troppo tardi”? io no, non ero ancora nato, però l’ho studiato – ha dimostrato più volte di essere un grande motore culturale. Perché spesso la politica fa l’errore di cannibalizzarla senza rispetto?! E che dire delle scelte degli ultimi mesi: un’innovazione a chiacchiere, programmi deboli e vecchi, grandi ritorni gestiti male (vedi il caso Baudo, un grande ammiraglio alla guida di una carretta del mare).

Quanto ai talk show, dopo il flop di Politics Raitre corre ai ripari: quattro speciali di Agorà in prima serata – lo scialbo e spesso urticante (specie per certi titoli) talk del mattino condotto dal bravo Gerardo Greco – e poi il ritorno di Bianca Berlinguer, che a sua volta rischia di essere fagocitata dal solito Floris su La7. Il campione Auditel è già in fermento, o in piena “pennica”. Lo scopriremo presto.

Gennaro Pesante

Gennaro Pesante

Gennaro Pesante, nato a Manfredonia nel 1974. Giornalista professionista, vive a Roma dove lavora come responsabile dei canali satellitare e youtube, e come addetto stampa, presso la Camera dei deputati.

Cultora © 2020, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy