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ArT in PiLls: L’alzaia, un intento di denuncia sociale in Telemaco Signorini

Viviana Filippini di Viviana Filippini, in Blog, del

La pittura dei Macchiaioli ha un fascino particolare, nel senso che gli artisti del movimento narravano le emozioni mettendole su tela con uno stile pittorico dove lo spazio, la profondità e gli effetti chiaroscurali erano, e sono, vere e proprie macchie di colore accostate. Tra i temi principali del movimento c’erano i paesaggi puri o caratterizzati dalla presenza di animali e di persone, ma queste presenze fisiche, se osservate bene le tele,  non si impongono sul paesaggi, anzi ne diventano parte integrante dado vita ad un soggetto pittorico equilibrato.

La tela della quale vi voglio parlare oggi è un dipinto ad olio del 1864 di Telemaco Signorini, intitolato L’alzaia. Il tema del dipinto è chiaro da subito. I protagonisti sono degli uomini, braccianti, impegnati a trascinare una chiatta, lungo l’argine del fiume Arno, un azione nota con il nome di alzaia. Da subito lo sguardo dell’osservatore è calamitato dalle cinque figure umane. Sono uomini piegati dal peso dello sforzo lavorativo causata del trascinamento della chiatta. Quello che ci fa capire il loro sforzo è dato non solo dalla posa del corpo, ma anche dal dettaglio delle corde che hanno attorno al busto e sotto le ascelle. Le funi sono così in tensione che, se fate attenzione, sembrano penetrare nelle vesti e allo stesso tempo nelle carni di questi umili lavoratori.  I corpi curvati in avanti, le braccia lasciate cadere penzoloni, le gambe in movimento sprofondate nel terreno e i volti del tutto anonimi, fanno capire quanto sia intenso lo sforzo fisico da loro compiuto. Solo il terzo lavorante sembra rivolgere lo sguardo a chi osserva la tela, come per richiamare l’attenzione alla fatica che lui e i suoi compagni stanno compiendo. Quello che Signorini mette in evidenza è lo sforzo e la fatica di un’attività lavorativa che mette a dura prova la resistenza fisica dei lavoratori.  Inoltre, basta osservare i fisici in tensione di queste cinque figure per comprendere che sono persone umili. I loro vestiti sono di forma semplice, da lavoratori, che hanno pantaloni e maniche arrotolate per meglio compiere il loro faticoso dovere. La luce che li illumina da destra non fa altro che mettere in evidenza le anatomie solide, in tensione e la pelle abbronzata, non per passatempo, ma dal duro lavoro.

Guardando il quadro si ha come la sensazione che tutto il peso della composizione si trovi nella parte destra, dove l’artista dipinse i braccianti. A sinistra si nota uno sfondo paesaggistico con case bianche, un terreno secco, arido, quasi desertico che mi ha ricordato il paesaggio povero del dipinto L’attesa del Fattori, del quale vi ho raccontato qualche settimana fa. Nella tela di Signorini di nota un cagnolino nero che sta abbaiando non si sa bene contro chi o cosa e, piccolo ma importante dettaglio che rimarca la diversità sociale, a sinistra una bambina assieme ad un uomo con cilindro (padre e figlia forse) di evidente classe borghese. Queste due figure, agghindate da abiti costosi e finemente rifiniti, voltano le spalle ai lavoratori e restano del tutto indifferenti allo sforzo da loro compiuto. Tale impostazione compositiva non fu scelta a caso da Signorini. L’alzaia è un opera dal chiaro intento di denuncia sociale, attraverso la quale l’artista non solo voleva far conoscere le tremende condizioni dei lavoratori umili, ma mettere in evidenza come il travaglio lavorativo e le tremende condizioni dei lavoranti fossero, ai suoi tempi, causate da una classe borghese sempre pronta ad agire nel proprio interesse con lo sfruttamento dei lavoratori.

I colori usati da Telemaco Signorini sono di un forte realismo, prevalgono, i bianchi, l’ocra gli azzurri e i verdi nelle diverse tonalità. Tutto il cromatismo del quadro è caratterizzato da una brillantezza che esalta ogni tonalità di colore. L’effetto realistico è reso con maggiore concretezza dal fatto che la scena è rappresentata all’aperto in una giornata serena ed assolata dove qualcuno si rilassa, ma altri lavorano per portare a casa il pane.

Se foste interessati fino al 20 dicembre 2015, c’è una mostra dedicata ai Macchiaioli a Pavia, nelle Scuderie del Castello Visconteo http://www.scuderiepavia.com/

Telemaco Signorini era figlio di Giovanni, noto pittore vedutista del Granducato di Toscana e suo primo maestro di disegno. T. nacque a Firenze nel 1835 e, dal 1852, frequentò l’Accademia della Belle Arti di Firenze. Con gli amici  Odoardo Borrani e Vincenzo Cabianca sperimentò la pittura dal vero e con i Macchiaioli frequentò il Caffè Michelangelo. Nel 1856, accanto alla costante ricerca pittorica, Signorini partì come volontario nella seconda guerra di indipendenza e nel 1858 andò a Parigi dove incontrò i pittori Corot e Troyon. Tornato in Italia continuerà a dipingere all’aperto e nel 1867, con Diego Martelli, darà vita alla rivista Il Gazzettino delle Arti del Disegno, avviando la propria carriera di critico e letterato. Lavorò spesso all’estero con artisti come Boldini, Cecioni e De Nittis. Signorini morì nella sua amata Firenze nel 1901.

Viviana Filippini

Viviana Filippini

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Si è laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzoe IlRecensore). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha fatto la speaker radiofonica. Ha curato le antologie di Racconti bresciani(Vol I, II, III, IV) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi Furio e la Beata Paola Gambara Costa, illustrata da Barbara Mancini, ebm edizioni, Manerbio 2015. A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude, Temperino Rosso, Brescia 2016. Onte il Camaleonte, ed. Arpeggio libero, 2017. Illustrazioni di Daisy Romero.

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